lunedì 19 febbraio 2018

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"Oltreconfine", la webserie che racconta 6 storie di migrazioni

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La serie è stata prodotta dal Goethe-Institut Italia che ha selezionato le idee di tre studenti della Deutsche Film- und Fernsehakademie di Berlino e tre del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo


Cosa sappiamo della vita che ci si lascia alle spalle in fuga da una guerra? Cosa conosciamo di chi decide di mollare tutto, casa, amici e affetti per arrivare in un luogo in cui ogni cosa è estranea, ostile? E' online una Webserie "Oltreconfine", sei episodi girata tra i Balcani, la Germania e l’Italia, in cui sei giovani registi raccontano sei storie di partenze, viaggi e arrivi oltreconfine.
La serie è stata prodotta dal Goethe-Institut in Italia che ha selezionato le idee di tre studenti della dffb (Deutsche Film- und Fernsehakademie) di Berlino e tre del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo.
I film sono stati scritti e girati grazie alla collaborazione di due tutor autorevoli, Andres Veiel a Berlino e Stefano Savona a Palermo, entrambi registi e documentaristi premiati nell’ambito di prestigiosi festival.

Historia magistra vitae

Le sei storie sono l’occasione per entrare nelle vite di altrettanti protagonisti che, per motivi e in momenti storici diversi tra loro, hanno attraversato i confini del proprio paese e della propria vita. Ci sono le storie di Houzayfa, figlio del primo astronauta siriano e costretto dal padre a lasciare Aleppo; di Balde, 19 anni, che viene dal Senegal e ora vive a Palermo; di un gruppo di migranti dell’Est Europeo che si trovano al confine tra Serbia e Ungheria; di Alpár, un giovane soldato che proprio a quel confine deve impedire l’ingresso di nuovi migranti; di Dara Mayer, e del suo ricordare la fuga dalla Croazia nel 1991; di alcune donne in esilio a Berlino, che ritrovano nei passi di una danza giapponese la cura per le ferite dell’anima.

I sei lavori della webserie "Oltreconfine"

Houzayfa’s Items di Carlotta Berti, Virginia Nardelli e Alessandro Drudi
Scappando dalla guerra civile siriana, Houzayfa Faris ha dovuto lasciare la sua casa per sempre. È riuscito a portare con sé solo pochi oggetti in un piccolo zaino. Cosa porteresti con te se dovessi lasciare la tua città in poche ore, senza la speranza di poter tornare indietro? A distanza di anni, questi oggetti potranno riconnetterti con un vecchio te stesso o saranno reperti archeologici di una vita perduta, ben sigillati sotto la polvere di un passato sepolto?


Mangoes grow in Winter di Benedetta Valabrega e Claudia Mastroroberto
Balde ha diciannove anni, viene dal Senegal, è un fulani e vive Palermo. A volte chiama la sua famiglia con carte telefoniche internazionali. Al telefono Balde segue i racconti sulla vita dei fratelli e dei nipoti, la loro routine quotidiana e tutto ciò che fa parte di questo mondo così diverso e lontano, ma pieno di affetto e supporto. Il telefono è il ponte tra la sua vita di tutti i giorni e questo irraggiungibile universo in cui vive la sua famiglia. Tuttavia, fare queste telefonate non è così semplice perché spesso non c’è la linea e il credito finisce rapidamente


Filthy Maddening Race di Luca Capponi e Alessandro Drudi
Al confine tra Serbia e Ungheria centinaia di migranti provenienti dall’Est si ritrovano ammassati all’ombra di un muro, eretto unicamente per impedire il loro accesso in Europa. Viaggiano a piedi da mesi, spezzati dal freddo e dalla fatica, ed ora che sta finendo l’inverno attendono solo il momento giusto per oltrepassare la rete. Quasi tutti vengono però riportati in Serbia, privati di speranza e dignità.A pochi metri dal muro, all’interno di un edificio abbandonato, un gruppo di siriani richiedenti asilo aspetta che venga chiamato il proprio numero da una infinita lista d’attesa. Durante il giorno due bambini vivono la stessa estenuante quotidianità dei genitori; il loro sguardo è maturo e segnato dalla guerra, pur riuscendo a mantenere quel riflesso di speranza ormai svanito dagli occhi degli adulti. Di notte il loro viaggio diventa un disegno che a sua volta si trasforma in sogno.


175 km di Borbála Nagy
Un soldato al suo primo giorno di lavoro al confine tra la Serbia e l’Ungheria. Una storia di formazione con esiti negativi. Alpár è sempre stato un ragazzo obbediente. A 22 anni comincia a lavorare come soldato di confine. Il suo compito consiste nel coadiuvare i poliziotti, ormai al limite delle loro capacità, che sorvegliano la recinzione eretta al confine con la Serbia, con lo scopo di impedire ai migranti di entrare in Ungheria. La pellicola racconta il primo giorno di lavoro di Alpár, dal tentativo di nascondere le emozioni iniziali alle intimidazioni da parte dei colleghi più esperti e all'inserimento finale. Nell’arco della giornata, le sue idee di eroismo si troveranno a fare i conti con la deludente realtà della vita al confine.


Historia Magistra Vitae di Tamara Erbe
Historia magistra vitae è il frammento di un ricordo della fuga, quella di Dara Mayer, croata di origini tedesche, che nel 1991 è scappata in Germania durante la guerra in Croazia. Historia magistra vitae – la storia è maestra di vita – è la massima da cui il film prende spunto per mostrare il percorso di una fuga e del successivo rientro in patria a partire da un ricordo personale. La memoria collettiva è più veloce nel dimenticare di quella personale. Alla fine, tuttavia, non restano che frammenti da rimettere insieme per poter aprire a nuove interpretazioni.


Sans Sommeil di Sarah Yona Zweig
Workshop di butō per donne in esilio. Butō è un genere di danza nato in Giappone durante l’occupazione americana seguita alla seconda guerra mondiale. Una danza di rivolta, una danza di tenebra, una danza di morte, una danza di pura vita, forma che resiste e immutabilità.


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Pubblicato il 02 febbraio 2018