Sugnu Sicilianu Esattamente un mese fa Paternò, la Valle del Simeto, il mondo etneo e la Sicilia intera perdeva uno studioso autorevole e appassionato. Mimmo Chisari è stato un uomo innamorato della ricerca storica, vista come dimensione antropologica e sociale. Nel ricordarlo, l'auspicio è che i suoi libri vengano letti e riletti, e che gli studiosi approfondiscano i suoi lavori. E che i giovani continuino le sue ricerche, non dimenticando i propri territori...
Paternò, la Valle del Simeto, il mondo etneo e la Sicilia esattamente un mese fa hanno perso uno studioso autorevole e appassionato, Mimmo Chisari. Si è spento un uomo gentile e colto, profondamente innamorato della ricerca storica, vista non in astratto ma come dimensione antropologica, sociale. Una concezione della cultura attenta ai fenomeni sociali ed economici, ai processi politico-istituzionali, e nel contempo altrettanto sensibile alle storie delle persone, alla trasformazione dell’ambiente, all’interazione esseri umani-natura, alle preziose risorse del mondo che ci circonda.

Mimmo Chisari
Mimmo Chisari, docente di Liceo, studioso di storia in maniera multidisciplinare, per anni presidente della sezione locale dell’associazione di volotariato culturale SiciliAntica, è stato anche un attivista della cultura, un difensore dei beni culturali e dell’ambiente. Giuseppe Barbagiovanni, storico esponente di SiciliAntica, lo ricorda con profonda stima sul piano intellettuale ed umano: «Mimmo Chisari non è stato soltanto un uomo di grande cultura: è stato un faro, una guida, un custode appassionato della memoria e dell’identità di Paternò. Ha amato profondamente la sua terra, raccontandola, proteggendola, donandole voce e dignità con il suo instancabile impegno. Per noi di SiciliAntica è stato un esempio raro e prezioso: un punto di riferimento umano, intellettuale e morale. La sua scomparsa lascia un vuoto immenso, ma il suo ricordo continuerà a vivere in ciò che ha fatto, in ciò che ha ispirato, e in tutti noi. Resterà per sempre nei nostri cuori, accanto all’amico Pippo Virgillito (studioso di storia e antropologia e protagonista per molti lustri di SiciliAntica), come figure indimenticabili da onorare, ricordare e imitare con profonda stima e gratitudine».

Mimmo Chisari durante un incontro organizzato dal comitato paternese di SiciliAntica
In questo ricordo dello studioso Mimmo Chisari è importante soffermarsi anche sull’aspetto metodologico del suo lungo lavoro di ricerca, che gli ha consentito di spaziare dalla storia economico-sociale alla dimensione antropologica, dalla storia dell’arte e dei beni culturali alle tradizioni popolari. E va ricordato in primis un suo libro, profondamente legato al territorio che ha tanto studiato: “Hybla. La città con l’oracolo dei sogni”. Questo testo rappresenta una sintesi della parte della sua ricerca incentrata sulla genesi dell’antica Paternò. E’ riuscito a studiare ed analizzare i territori della Valle del Simeto unendo analisi storica, letteraria, sociale e poetica. Con una originale rilettura dei territori attraverso la mitologia. Fine conoscitore del mondo greco e di quello romano, aveva gli strumenti concettuali e linguistici per poter approfondire molteplici aspetti delle diverse epoche, con una conoscenza dei dettagli storici, della dimensione storiografica e delle molteplici sfumature interpretative dei plurimi aspetti oggetto di studio.

Un lavoro che ha prodotto il citato “Hybla. La città con l’oracolo dei sogni”, un libro così interessante da aver incuriosito studiosi del CNR e della Sorbona di Parigi. Nella sua curiosità culturale vi erano due elementi preponderanti, la “meraviglia” in senso filosofico, che sorge dalla scoperta, grazie alla conoscenza; e vi era la curiosità verso le storie, verso gli esseri umani nella loro dimensione sociale ed esistenziale. Riusciva però sempre ad inserire il tutto in una struttura armonica ed organica all’interno dei suoi libri, con una scrittura curata, elegante che evitava però lo sfoggio di erudizione. Ogni citazione era coerente con l’argomentazione del discorso. Anzi, da vero intellettuale, si sforzava sempre di rendere il suo linguaggio chiaro, comprensibile, con attenzione ad ogni particolare. Sempre con una visione d’insieme interpretativa, razionale e coerente.
Cercava sempre il dialogo, aborriva lo scontro. Era affascinato dal confronto dialettico, anche quando si trovava a dialogare in maniera orale, scritta o multimediale con altre persone che avevano idee assai diverse. Aveva un rispetto profondo verso gli altri, era dotato di empatia (che aveva senz’altro affinato nella sua carriera da docente). Era molto attento al mondo mediatico, lo riteneva una dimensione di cultura e socialità essenziale per la democrazia.
La bellezza della scoperta come capacità di mettere in relazione i vari elementi della conoscenza
Ancora una volta torniamo al cuore della sua ricerca, al nocciolo duro della sua concezione metodologica. Ed è molto efficace rileggere le sue frasi in merito: «L’originalità di uno storico non consiste nella scoperta di un documento più o meno inedito, che può avvenire prima, dopo o contemporaneamente ad altri ricercatori quando l’evento si svolge in modo sincronico, e nemmeno nella quantità delle informazioni acquisite, bensì nella capacità con cui mette in relazione i vari elementi della conoscenza. Le novità dovrebbero consistere nel fine verso cui lo studioso indirizza il proprio lavoro, frutto dei suoi interessi culturali e delle sue scelte etiche e professionali».
Chisari, affascinato anche dalla filosofia, aggiungeva: «Diventa, così, fondamentale il metodo da utilizzare per capire quell’angolo di mondo che ognuno di noi si accinge a descrivere. Jean Paul Sartre nel suo saggio “Che cos’è la letteratura”, pubblicato nel 1947 su “Les Temps Modernes”, chiarisce questo concetto che ben si addice alla Storia. È la nostra presenza nel mondo che moltiplica le relazioni, siamo noi che mettiamo in rapporto quest’albero con quell’angolo di cielo; grazie a noi quella stella, morta da millenni, questo quarto di luna e questo fiume tetro si svelano nell’unità d’un paesaggio. Un aspetto dei campi o del mare, l’espressione di un viso che ho svelato, se li fisso in una tela, in uno scritto, stringendo i rapporti, introducendo ordine là dove non c’era, imponendo l’unità dello spirito alla diversità della cosa, ho coscienza di produrli io stesso, ossia mi sento essenziale alla mia creazione».

Chisari, terzo da sinistra, durante un incontro a Paternò di SiciliAntica. Accanto a lui Pippo Virgillito
La ricerca su Hybla
Chisari scriveva: «Hybla molto probabilmente era una divinità collegata al mondo del Vicino Oriente (La Caria nell’Anatolia e precisamente l’isola di Samo dove c’era un santuario della dea Hybla sacro ad Apollo e collegato alla mantica dei sogni) il cui culto era arrivato in Sicilia, nel periodo arcaico durante i primi contatti tra la civiltà minoica-micenea e il Mediterraneo Occidentale». “Hybla etnea, all’origine centro indigeno sede dell’oracolo dei sogni, poi città ellenizzata, amica di Siracusa dei Dinomenidi, divenne infine sotto il dominio di Roma mito e poesia in Letteratura con il Pervigilium Veneris. Ancora nella Paternò di oggi è rimasto l’eco, sebbene flebile, di alcuni miti classici che rivivono nelle tradizioni popolari a sottolineare, che nonostante tutto i desideri e le aspirazioni dell’uomo, con il bisogno di spiritualità, sono rimasti immutati nel tempo».

Un panorama di Paternò
Meritano di essere ricordati i suoi importanti studi sulla Valle del Simeto, e in particolar modo la modernità della sua interpretazione fondata sull’importanza strategica della risorsa acqua nella storia. “Mulini ad acqua nella Valle del Simeto”, “Ducezio ed i siculi”, “Euno re degli schiavi”, “Il culto dell’acqua nella Sicilia antica”, i suoi libri hanno non solo ricostruito snodi storici del passato ma li hanno illuminati, reinterpretati. Molto vi sarebbe ancora da dire su altri libri, sullo studio del Medioevo, sulle sue plurime ricerche antropologiche, sulla sua attività con SiciliAntica.
Ma essendo un articolo e non un saggio, la sintesi incombe, e concludiamo dunque con l’invito a leggere o rileggere i suoi libri, di sollecitare gli studiosi ad approfondire ulteriormente i lavori di Chisari. E cosa che gli sarebbe piaciuta molto, con un invito ai giovani a continuare le sue ricerche, ad impegnarsi nel volontariato culturale e sociale, a non dimenticare i propri territori…

Mimmo Chisari con alcuni giovani volontari di SiciliAntica Paternò



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