martedì 24 ottobre 2017

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Mario Fillioley, l'ironica autofiction di un viaggiatore fuori luogo

Libri e fumetti

Ha lasciato la Sicilia per insegnare alle medie ma la sua arte è quella del narratore, un po' scrittore, un po' blogger. Mettendo insieme i due mondi è nato "Lotta di classe", il primo romanzo dove il rapporto studenti-professore è un pretesto per un raccontare, con un flusso di coscienza alla Joyce, le ingenue surrealtà di mondi apparentemente lontanissimi


di Daniela Sessa

Siracusano, faccia simpatica che talvolta si ruga di timidezza, traduttore e blogger (su ilpost.it), collabora con Il Sole 24 Ore e con Wired, Minima et moralia, Doppiozero Mario Fillioley ha esordito lo scorso settembre come narratore. Esclama in Chiedi alla polvere, Arturo Bandini, l’alter ego letterario di John Fante: “Ah, che dolcezza, vederlo crescere e occuparmi di lui, il mio libro, me stesso. Forse è importante, forse durerà nei secoli, ma soprattutto è mio, dell’indomito Arturo Bandini, alle prese con il suo primo romanzo". Autofiction si dice il legame tra Arturo Bandini personaggio e John Fante scrittore: entrambi maledettamente romantici nonostante punte di sarcastico cinismo.

Autofiction romantica, forse nostalgica, ma con sottrazione di cinismo e aggiunta di ironia, tanta e deliziosa: questo è il rapporto tra il Mario Fillioley personaggio e Mario Fillioley scrittore. Autofiction fiera per un primo romanzo Lotta di classe (Minimumfax, 2016) - destinato a suscitare a lungo interesse, per raccontare senza retorica né vittimismo un tema importante e abusato - la scuola - con leggerezza di stile e linguaggio semplice e divertito.

Mario Fillioley

Severo ma giusto” definirebbero questo diario gli alunni della scuola media di San Gemini, in Umbria, in cui Fillioley va a fare l’anno di prova, lui insegnante finalmente fuori dal precariato grazie alle assunzioni della Buona scuola renziana. Il romanzo racconta mese per mese l'esperienza da professore di Fillioley ma nel libro l’unica traccia della scuola 2.0 è una lavagna LIM spenta. Per Mario Fillioley l’ultima riforma della scuola è un «tentativo di sbrogliare questi nodi con un colpo di forbice brutale, maldestro ma allo stesso tempo sincero». D’altronde a chi sceglie come titolo del diario di un anno di scuola un concetto marxista e poi fa muovere il personaggio, se stesso, con l’andatura sghemba dell’Ulisse joyciano tra memoria e quotidianità, il tema scuola non può che essere un pretesto. Per scrivere di memoria, di linguaggio e d’ingenuità, che sono le chiavi narrative di Lotta di classe.

La memoria è qui una strategia. Afferma Fillioley: «Il protagonista è spaesato, per lui è tutto nuovo: città, persone, regione, mestiere, per cui cerca continuamente di trovare dei raffronti che lo aiutino a orientarsi nei rapporti con i dodicenni di questo posto dove è capitato. Solo che gli unici che riesce a trovare sono i ricordi di se stesso da studente alle medie, che si rivelano sempre inutili, troppo datati, troppo decontestualizzati, e allora si sente svagato, distratto, fuori posto, si disorienta ancora di più, diventa goffo, e quindi anche un po’ simpatico, un po’ comico, e anche un po’ tenero».

L'icona del blog di Fillioley sul Sole 24 ore

Nel libro dominano la tenerezza e l’ingenuità «non rassicuranti, anzi un po’ feroci, un po’ grottesche, inquiete, umoristiche, sì, ma anche un po’ perturbanti c’è qualcosa di vagamente demoniaco nell’ingenuità degli studenti descritti in questo libro, e che ci sia qualcosa di nocivo nell’imbranataggine del protagonista». Si appassiona Fillioley quando si chiede del linguaggio e tira fuori la stessa verve tagliente e beffarda dei suoi post di blogger: «Volevo che il libro suonasse come una specie di racconto orale, e che la lingua avesse una connotazione geograficamente rintracciabile, cioè la mia, quella dell’oralità siculo-orientale, ma non mi piaceva che ammiccasse al lettore usando quegli innesti dialettali o quelle costruzioni col verbo alla fine che alle mie orecchie suonano sempre posticce. Chi è che parla così in Sicilia? Secondo me nessuno. Gli scrittori siciliani bravi dovrebbero porsi un po’ di più questo problema della lingua che usano, fare un tentativo in questo senso: il barocco, i costrutti dialettali posticci, predisposti per essere riconoscibili dai non siciliani, ormai hanno un che di stucchevole. Forse se dalla Sicilia emergesse finalmente una lingua meno “turistica” e più corrispondente al reale, sarebbe una cosa che ci aiuterebbe a liberarci da molti altri stereotipi, di molti altri tipi, che secondo me sono connessi al linguaggio».

A lui,che ha fatto pelo e contropelo sul Sole24ore a Francesco Gabbani citazionista e alla sua scimmia danzante, chiedere se ha avuto un modello per il suo esordio di romanziere vuol dire sapere che ha “plagiato” Natalia Ginzburg e copiato da Bill Bryson, che ha letto Paolo Nori e Ugo Cornia, Antonio Pascale. E anche Francesco Piccolo, Domenico Starnone, Diego De Silva per l’italiano «immediato, pulito, emotivo, bellissimo”. Provocato in merito ai tanti scrittori che raccontano di scuola afferma: «Alcuni di quelli che scrivono di scuola non mi piacciono altri invece sì. Visto che mi posso sfogare dico i nomi, tanto che vuoi che importi a questi se mi piacciono oppure no: di Paola Mastrocola e Alessandro D’Avenia non apprezzo molto né quello che scrivono né la forma in cui lo scrivono. Mi è piaciuto tanto invece il libro sulla scuola di Christian Raimo che è divertente, surreale».

Surreale. In effetti, negli articoli e nelle pagine di Lotta di classe Mario Fillioley mostra di avere il gusto dell’iperbole. Gusto e predilezione, se tra i suoi personaggi il più amato è Donato, il bambino con il tic da idiosincrasia dell’imprecisione: «E lui: piegare un foglio in due metà esatte senza almeno una coppia di squadrette è praticamente impossibile, anzi per la verità ci vorrebbe il filo a piombo. Guardo il suo foglio… glielo mostro come per dire: guarda, lo vedi che non c’è niente che non va? Lui invece guarda com’è piegato il foglio e gli tornano in faccia i tic, tutti quanti insieme».


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Pubblicato il 28 aprile 2017
Aggiornato il 04 maggio 2017 alle 12:59





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