lunedì 27 maggio 2019

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Marco Selvaggio: «Il nuovo disco sarà ispirato dalla natura del Sud Africa»

Globetrotter

Nuova avventura musicale del suonatore catanese di hang drum tra gli affascinanti scenari del Paese più a Sud del continente nero, da Johannesburg a Città del Capo, passando da Port Elizabeth e la punta di Cape Aghulas: «Un'avventura solitaria in cui ho suonato tanto e molto nella natura», compreso il suggestivo concerto tra i pinguini di Boulders Beach


di Marco Selvaggio

Il viaggio in Sud Africa è stata una vera e propria avventura musicale. Una di quelle che si leggono nei libri o si vedono nei film.

Parto dall’Italia l'11 gennaio, da solo, io e il mio hang, avventurandomi in primis per Johannesburg. E’ stato un viaggio molto particolare. Il paese non è proprio tra i più sicuri al mondo. Girare da soli costituisce un rischio, soprattutto se lo si fa a piedi. Non c’è un vero e proprio centro storico. Ci sono più quartieri e solo poche zone sicure. E’ stata un’avventura solitaria in cui ho suonato tanto e anche molto nella natura. Un viaggio che mi ha dato l’ispirazione per scrivere nuovamente. Mi dedicherò presto a un nuovo progetto discografico. Non conosco le tempistiche. Non le so mai. Non c’è e non ci deve mai essere fretta quando si fa musica. Si butta tutto di getto dopo aver raccolto le idee o si crea sul momento. Staremo a vedere…

Marco Selvaggio al Chapman's Peak Drive, foto Ken Treloar

A Joburg (come la chiamano loro) ho suonato un concerto davvero carino, con posti a sedere e poi mi son dedicato molto all’esplorazione. Natura e musica. Ho fatto un safari, ho visitato il museo dell’Apartheid e sono stato in giro per Soweto (una township molto povera in cui ho suonato pure per la gente del luogo).

La parte interessante comincia quando, dopo 3 giorni, prendo il volo interno per andare a Port Elizabeth da dove ho affittato una macchina per iniziare il mio road trip per la garden route. Il classico viaggio da hang in spalla in giro per le strade delle coste sud africane. Ho guidato svariate ore ogni giorno.

Prima tappa Jeffreys Bay. Dopo aver conosciuto alcuni ragazzi del luogo e dopo aver fatto un concertino in un locale abbastanza piccolo ma vicino all’oceano, le persone presenti mi hanno voluto portare a visitare una delle baie vicine ma nascoste ai turisti. Là ci siamo seduti e sotto le stelle abbiamo suonato tutti insieme. Posto di surfisti e località molto amata dai sud africani. Molto suggestivo.

Marco Selvaggio a Bo-Kaap, Città del Capo, foto di Ken Treloar

Il giorno dopo mi metto in macchina in direzione di Plettenberg Bay. Anche questo un posto molto piccolo ma adorabile sull’oceano. Guidando ogni giorno da solo (la si guida al contrario) mi sono fermato in ogni angolo reputato interessante. Ho suonato al santuario delle scimmie. Sembrava di essere nel film di animazione Madagascar. La sera ho poi suonato in un locale adorabile in cui prima della mia esibizione c’era un open mic molto interessante. Cantavano dai Cranberries (quanto ci manca Dolores) ai Pixies.

Selvaggio e la cantante sudafricana Sanelly Moonchild

Il giorno seguente mi allontano dall’oceano per andare ad Oudtshoorn salendo un po’ più verso nord dove trovo le Cango caves (grotte immense) e la città degli struzzi. La guida inizia a cantare all’interno delle Cango Caves. Facevano concerti fino al 2014… Che acustica!! Sarebbe stato un sogno suonare la. Ad Oudtshoorn ho comunque fatto un house concert molto delicato al tramonto in una casa davvero stupenda. Gli house concert vanno molto in Sud Africa. Anche improvvisati. Se si entra in un locale si può avere la fortuna di conoscere subito qualcuno interessato. Ho guidato molto soprattutto attraverso posti desolati attraversando zone davvero desertiche ma che meritavano di essere viste. Tutto ciò non aveva molto di turistico e girovagando per il Sud Africa ho conosciuto persone davvero interessanti che mi hanno lasciato qualcosa. Ne è davvero valsa la pena anche perché durante il tragitto mi son fermato spesso e volentieri a scrivere e gustarmi l’orizzonte. Suonavo e ripartivo.

Aspettando il tramonto a Oudtshoorn

Da la mi dirigo verso Cape Aghulas. Ho suonato per il posto in cui ho dormito di fronte al fuoco. Nonostatne fosse estate devo dire che la sera poteva anche fare piuttosto freddo e l’atmosfera del camino acceso (che ho trovato più volte andando in giro) è sempre stata gradita e suggestiva. Ho pure suonato con dei ragazzi del luogo che mi hanno portato nel posto più a sud di tutta l’Africa in cui si incontrano i due oceani. Tanto vento ma incredibile.

Cape Aghulas, spartitraffico tra gli oceani

Il giorno successivo è finalmente il giorno in cui approdo a Città del Capo. Una città che mi ha dato moltissimo. Ho suonato in un teatrino dentro un locale vintage molto affascinante. Posti a sedere, faretti su di me e si parte. Sold Out. Grandissima gratificazione. A fine concerto diversa gente ha voluto ascoltare l’ultimo album Aether e conoscere la storia e l’origine dell’hang. Un fotografo poi diventato amico, Ken Treloar, mi ha portato in giro per tutta la città partendo da casa alle 5.45. Ho suonato sulle Table Mountain, per i pinguini di Boulders Beach (abbiamo fatto un breve video amatoriale diventato subito popolare e condiviso dal Corriere della Sera sul loro sito) per le baie nascoste e per i posti che solo i capetonians conoscono. Ho chiuso il viaggio suonando il giorno prima del mio rientro facendo un dj set di musica house-elettronica accompagnandomi da solo con l’hang. Un live set unico al momento che mi da grandi soddisfazioni grazie agli apprezzamenti degli addetti ai lavori.

La spiaggia di Noordhoek, Città del capo, foto Ken Treloar

Il Sud Africa è davvero un paese da visitare pieno di gente meravigliosa che mi porterò sempre dentro.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 20 febbraio 2019
Aggiornato il 22 febbraio 2019 alle 23:20





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