mercoledì 24 aprile 2019

mercoledì 24 aprile 2019

MENU

Marco Consoli
il George Clooney d’Italia è catanese

Sugnu sicilianu

Il bel brizzolato che campeggia nella cartellonistica pubblicitaria di cinque continenti è anche attore, produttore, promotore culturale ma, soprattutto, uno tra i 20 modelli over 50 più seguiti al mondo su Instagram. Ma non è sempre stato così, fino a 18 mesi fa la vita di Marco, siciliano di nascita ma trentino d'adozione, era un'altra...


di Lavinia D'Agostino

Fascino, eleganza e uno sguardo che cattura e seduce. Lui è probabilmente l’uomo da cui ogni donna vorrebbe essere invitata a cena, magari a lume di candela, per una serata come quelle che si vedono nei film. A metà tra George Clooney e Sean Connery, il bel brizzolato che campeggia nella cartellonistica pubblicitaria di cinque continenti è Marco Consoli: attore, produttore, promotore culturale ma, soprattutto, uno tra i 20 modelli over 50 più seguiti al mondo su Instagram.

Il modello catanese Marco Consoli


Costa Crociere, Melinda, Unieuro, Vodafone, Cos, Yamaha Europa e Aeroporti di Roma sono solo alcuni dei marchi che hanno scelto il suo volto per le loro campagne pubblicitarie, senza contare i brand d’alta moda per cui ha posato, e i magazine internazionali che lo hanno voluto in copertina. Ma per Marco, catanese classe '64 e trentino d’adozione, non è sempre stato così. Padre di due figli (la prima avuta ad appena 17 anni), è amante delle lunghe camminate come i trentini, ma è anche profondamente innamorato dell’Isola che gli ha dato i natali (e dove è cresciuto fino all’età di 10 anni). Fino a tre anni fa svolgeva un lavoro amministrativo finanziario: per 30 anni, vestito ogni giorno in giacca e cravatta, è stato un “normalissimo” manager di una ditta di costruzioni con una passione per l’arte declinata in tutte le sue forme: dalla recitazione alla pittura fino al canto (da 9 anni organizza a Trento “VarTalent”, uno concorso canoro sulla scia di XFactor).

Marco Consoli, a destra, e Josip Grabovac per la campagna Optika Stepinac

Un giorno di tre anni fa si è trovato improvvisamente disoccupato. A 51 anni e senza lavoro ha deciso di viaggiare, grazie ai risparmi accantonati per una vita, assecondando quel forte sentimento di libertà che lo contraddistingue e che lo ha sempre portato a visitare luoghi lontani e città sconosciute. 18 mesi fa si trovava in Serbia quando un incontro casuale gli ha cambiato la vita.
«Attraverso una conoscente ho incontrato in modo del tutto casuale Alex e Vesna, una coppia di fotografi che mi ha chiesto di posare per loro – racconta Marco -. Sono una persona molto positiva e sempre aperta alle nuove esperienze, quindi ho subito accettato. Durante quel primo shooting non sapevo che fare, ero molto impacciato, loro mi dicevano di sorridere, sorridere, sorrideredopo qualche mese mi sono ritrovato sulla copertina di un magazine tedesco».

Marco Consoli sulla copertina del magazine tedesco Rente

Da quel momento il telefono di Marco non ha mai più smesso di squillare: in 18 mesi ha posato per oltre 130 servizi fotografici e il suo volto ha fatto letteralmente il giro del mondo: dal Brasile al Giappone, dall’Europa all’Australia fino in Africa.
«E pensare che prima non amavo farmi fotografare! Oggi credo di avere più di 5000 scatti che mi ritraggono, e devo dire che è una cosa che mi diverte. Non ho mai neanche lontanamente pensato di fare il modello, ma quando ho visto pubblicate le prime foto ho iniziato a capire il potenziale degli uomini maturi: a 50 anni si è ancora giovani, con in più l’esperienza e la consapevolezza. La mia chiave di volta è stata comunque la barba. Quando ho perso il lavoro ho smesso di radermi tutte le mattine, ed è venuta fuori questa barba brizzola a folta che mi ha aperto le porte di questo mondo. Fotograficamente è qualcosa che funziona».

Marco Consoli @m_consoli

Marco Consoli è un uomo gioioso e solare, coniuga perfettamente il rigore dei trentini con la vulcanicità dei siciliani, con uno sguardo al futuro. Se da una parte il suo volto buca l’obiettivo – come si dice in gergo – dall’altra è stato bravo a intuire le potenzialità dei social, tanto da avere persino un social media manager, il brasiliano Luiz Enrique Belmiro, con il quale da otto anni condivide tutti i suoi progetti artistici.
«Sono molto social, presente e attivo su quasi tutte le piattaforme, ma è Instagram (@m_consoli dove è seguito da quasi 50mila follower, nda) che mi ha cambiato la vita, mi ha catapultato in una dimensione mondiale. Ricevo lettere e messaggi da tutto il mondo, e spesso mi segnalano la mia “presenza” in nuovi spot o cartelloni pubblicitari».
E scommettiamo che gli sarà arrivata anche qualche proposta “indecente” e più di una lettera d’amore…
«Effettivamente potrei scrivere un libro! In particolare ricordo che mi ha scritto anche una bambina proponendomi la sua mamma, perché secondo lei saremmo “una coppia super!”. L’ho trovata una cosa molto dolce. Rispetto ai social ho un atteggiamento assolutamente friendly, rispondo praticamente a tutti. I social permettono di avere contatti con persone diverse di ogni parte del mondo, ed è uno degli aspetti più belli di questa mia nuova vita».

Marco Consoli in versione business man

Nella nuova vita di Marco Consoli non c’è solo la pubblicità. Oltre al filone commerciale, infatti, c’è anche quello della moda – settore in cui è collaborato dal croato Josip Grabovac, fashion blogger e giornalista della Camera nazionale della moda di Milano - come testimonial di alcuni brand.
«Anche se non credo alla fortuna – sottolinea – mi sento fortunato ad aver iniziato in un ambiente come quello serbo che è in pieno sviluppo e mostra grande attenzione verso gli italiani e la moda. Partendo da lì sono arrivato fino a Milano, il cuore del settore fashion dove oggi sono seguito da un’agenzia. L’ambiente milanese è più frenetico, più difficile, ed è lì che passano tutte le cose più importanti, tanto che in un solo giorno puoi guadagnare quanto un impiegato in un mese di lavoro».

Eppure Marco Consoli non si sente particolarmente portato per il settore fashion, che comunque non disdegna affatto.
«So che è pazzesco a dirsi, ma per me che ho fatto un altro tipo di vita, stare un intero giorno sul set non è proprio “un lavoro”. Diciamo che per il fashion non ho le misure giuste, sono piccolino (è alto 1.80 mt, nda) anche se per gli over 50 gli standard sono meno rigidi rispetto ai giovanissimi. E comunque anche nel settore moda gli standard stanno cambiando: ormai conta di più la forza comunicativa di un volto, piuttosto che la bellezza fine a se stessa».

Marco Consoli @m_consoli

Ecco, forse è questo il segreto del successo di Marco: coniugare l’eleganza alla bellezza italiana (che è già da solo un brand di successo in tutto il mondo) che può essere abbinata a più campi commerciali.
«E’ una domanda che mi sono fatto anche io tante volte. Penso di avere un’immagine commercializzabile a livello internazionale, perché la bellezza e lo charme italiano sono commerciabili in tutto il mondo. All’aeroporto di Fiumicino, per esempio, c’è una mia gigantografia (in un pannello lungo 5 metri) in cui con un tablet in mano rappresento il business man, ma funziono anche nel ruolo del gentleman, maturo e rassicurante, e come sportivo, anche perché mi tengo in forma. Devo dire grazie a mio figlio Alessandro, che è il mio personal trainer, e che in questi miei giorni di permanenza in Sicilia non fa altro che ripetermi di non mangiare troppi arancini e cannoli – dice ridendo -. L’eleganza noi italiani ce l’abbiamo nel dna, ci si riconosce tra mille anche nel solo modo di indossare un abito».

Il pannello pubblicitario all'aeroporto di Fiumicino

Tra le campagne pubblicitarie e l’alta moda, Marco preferisce la terza opzione: quella della recitazione. In primavera tre continenti (Asia, Europa e America) lo vedranno tra i protagonisti di “Infiltration”, una serie tv da 30 episodi in cui sarà Don Ares, un uomo senza scrupoli a capo di una potente organizzazione criminale.
«Si tratta di una produzione saudita che ha coinvolto 156 attori e 1500 comparse, una sorta di colossal in cui interpreto un personaggio anni luce diverso da me, un cattivissimo: un personaggio a metà tra Il Padrino e Hannibal Lecter de Il silenzio degli Innocenti. Le riprese si sono svolte tra la Serbia e il Libano, ma io ho girato le mie 84 scene solo a Beirut, e in una il regista ha voluto che dicessi la mia battuta in italiano».

Marco Consoli sul set

Un’opportunità che lo porta al primo grande amore, la recitazione, che fino ad ora ha portato avanti solo a livello amatoriale.
«Si, perché in trentino non ci sono molte opportunità in questo senso. Ma comunque un artista è un artista, l’arte è qualcosa che prescinde dallo studio, ci vuole anzitutto talento. Poi la tecnica ti aiuta a toccare mondi ai quali non saresti mai arrivato, ma anzitutto ci vuole una predisposizione personale. Se ho un sogno nel cassetto? Mi piacerebbe recitare a teatro, sperimentare l’emozione di andare in tournée, o anche al cinema; ma credo che, nonostante io sia sempre proiettato in avanti, alla vita non posso chiedere di più».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 21 dicembre 2018





Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


TI POTREBBE INTERESSARE

Luca Manuli: «Comunico più con le mani che con le parole»

Costumista, scenografo e anche qualcosa in più: l'artista ennese spazia dal campo delle arti visive a quello della decorazione e della pittura con grandi risultati, perché il suo estro creativo prende forma proprio dalla miscellanea di tutte queste competenze, che lui mischia, fonde, contamina, dando vita ad opere d'arte eccezionali ed uniche, capaci di emozionare

«La fede è apertura al mondo, il bene della polis viene dai valori»

Il vescovo di Acireale non si sottrae al dibattito sui migranti che infiamma l'Europa: «La questione è complessa, vanno coinvolti americani, russi e cinesi». Il presule difende il ruolo della Chiesa: «Attenti al sociale, i nostri ponti umanitari non sono astratte utopie». L'impegno della Diocesi con il progetto del parco culturale ecclesiale: «Un'opportunità di lavoro per i giovani»

Brigantony: «Ho chiesto al sindaco di portare la mia musica in tutti i quartieri di Catania...»

«... Mi ha risposto che il Comune è in deficit ma senza soddi non si canta missa». Pane al pane per il menestrello catanese del folclore siciliano, simbolo della stessa Isola quando va in giro per il mondo con il suo bagaglio musicale infarcito di colorito dialetto e goliardica spregiudicatezza: «Esci dalla Sicilia e la gente ti ama, arrivi là e Brigantony è la Sicilia»

Davide Campisi, la musica come "pane quotidiano"

Il musicista folk ennese, suonatore di tamburi a cornice, forte di vent'anni buoni trascorsi a lavorare nell'azienda di panificio e pasticceria di famiglia, ha mantenuto saldo il rapporto con la gente che gli fa vivere con facilità il senso del popolare: «La musica è "pane quotidiano". L’hobby della musica non esiste. La musica è una vocazione, fa parte del tuo essere»

Roberta Urso: «Privilegiata perché lavoro nella mia terra e per la mia terra»

Giornalista mancata, la neo delegata siciliana dell'Associazione Donne del Vino, eletta all’unanimità dalle 17 socie dell'Isola - «Sentirete parlare di noi» afferma -, oggi è ben felice di fare la responsabile delle pubbliche relazioni di Cantine Settesoli, la più grande cooperativa vitivinicola d'Europa: «Sarà perché sono di Marsala, ma il vino ce l’ho nel sangue»

Giuseppe Rapisarda: «Portiamo i libri alle persone nella loro quotidianità»

Ha varcato i confini regionali contagiando anche il Nord Italia l'iniziativa "Lascia un libro, prendi un libro" ideata dal chimico belpassese, appassionato di viaggi. L'idea, mutuata da varie realtà simili sparse nel mondo, è stata personalizzata anche con fini sociali: «Meglio un libro che la ludopatia. L'operaio che trova un volume al bar o dal ferramenta, prima o poi lo sfoglierà»