sabato 19 gennaio 2019

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Mamme in fuga dall'Italia: «Terra avara di opportunità»

Libri e fumetti

E' uscito il 20 ottobre "Mamme italiane nel mondo" la raccolta di 19 storie di altrettante donne italiane che vivono all'estero e che si sono incontrate su Facebook. Tra loro anche due siciliane: l'avvocato palermitano Manuela Frenna, che oggi vive a Francoforte, e l'alcarese Catia Rossi Channa che da più di 20 anni gira il mondo, con tre figli al seguito


di Emilia Rossitto

Mamme, mogli, semplicemente donne. Si sono raccontante per «sentirsi meno sole» ma anche per fare della scrittura un percorso catartico e liberarsi da qualcosa in più di un semplice sassolino nella scarpa; una pagina bianca in cui trovare conforto e perchè no, redenzione. L'Italia la osservano da lontano e la percepiscono ad anni luce di distanza dall'Europa, la inquadrano come un Paese con l'acqua alla gola, che annaspa per tirare avanti.
Sono 19 donne italiane (tra cui due siciliane), mamme e mogli che, sparse in 5 continenti, hanno deciso di raccontare la propria storia, spiegando dal loro intimo punto di vista cosa possa significare vivere da italiano all'estero, e cosa voglia dire essere una mamma all'estero.

Catia Rossi Channa in Canada, dove vive attualmente

Non lo fanno da scrittrici professioniste, ma ci mettono il cuore e tanta voglia di parlare di quello che è stato fino ad oggi il loro percorso. Nasce così il testo, Mamme italiane nel mondo, edito da Prospettiva editrice, che dal 20 ottobre è disponibile sul sito www.prospettivaeditrice.it, e on line su Amazon e Ibs. Lo si può trovare, inoltre, anche nelle principali librerie di Torino e Firenze e alla Feltrinelli. Il libro, il cui intero ricavato sarà destinato all'associazione Time4life che si occupa di bambini in condizioni disagiate in paesi poco sviluppati, nasce da un'idea di Stella Colonna (una mamma che ha vissuto all'estero e poi è rientrata in Italia) che ne è diventata curatrice.

Il progetto prende il via diversi mesi fa, a febbraio, quando Stella ha proposto in un gruppo facebook di mamme italiane nel mondo di mettere per iscritto la propria visione ed esperienza sull'espatrio. Sono nate così 400 pagine in cui è possibile immergersi in continenti lontani eppure sentirsi vicini a queste donne, sin dalle prime righe. A raccontare il proprio vissuto, tra le altre, ci sono anche la palermitana Manuela Frenna, che della sua Sicilia visualizza subito il mare, i suoi colori vivaci ed il suo tepore, e Catia Rossi Channa, che del suo piccolo paese in provincia di Messina, Alcara Li Fusi, rimpiange soprattutto il suono delle campane che tanto sanno di casa.
«Si tratta di un libro sulla nostra vita – racconta Manuela -, nel quale io non parlo solo del mio essere mamma, ma anche della mia vita all'estero. È un bel libro di racconti che ci fa sentite meno sole. Un testo emotivo e di cuore». E d'altronde emozione e cuore sono stati gli ingredienti principali per mettersi a nudo, avvicinare alla propria dimensione e raccontare quegli aspetti che potrebbero coinvolgere come loro altre centinaia di donne.

La palermitana Manuela Frenna

«Io sono di Palermo ed ho 39 anni – prosegue Manuela -. Ho lasciato la mia città nel 2012 non appena mi sono abilitata alla professione di avvocato, quando dopo la conclusione del praticantato ho intuito che le opportunità per me non sarebbero state tante. In quel periodo proposero all'allora mio fidanzato un lavoro a Lussemburgo e così, senza troppi indugi, sono partita insieme a lui. La storia d'amore che fino a quel giorno avevamo vissuto a distanza tra Milano e Palermo si è trasformata così in una convivenza».

Manuela Frenna a Francoforte

«Il primo impatto con il trasferimento però per me è stato un vero trauma - prosegue Manuela - buoni propositi, scelta giusta ma a 32 anni mi sembrava si trattasse del momento sbagliato. Ero troppo grande. Quando vai all'estero per la prima volta ti rendi conto di cosa sia il mondo. Ho dovuto cominciare da zero anche con la lingua perchè a Lussemburgo si parla francese e all'inizio per poterlo esercitare ho lavorato come commessa, ma non era il lavoro che volevo fare. Nella società per cui lavoravo mi sembrava di fare parte delle retrovie di una grande società molto “maschia”, dove a primeggiare erano gli uomini. Poi, due anni e mezzo fa, dopo esserci sposati e dopo che è arrivata la nostra bambina, ci siamo trasferiti a Francoforte, dove viviamo tuttora. L'inverno è molto rigido e spesso mi chiedo se sarà questa la mia vita».
Eppure Manuela non è l'unica a vivere numerosi dubbi, a porsi delle domande su quale sia la scelta più giusta per la propria famiglia, e forse è proprio questo che intende, quando spiega che questo libro è stato come un "esperimento" dal qual è nata l'opportunità di sentirsi davvero meno sole.

Manuela Frenna con la figlia, in vacanza a Praga

«Nel libro parlo in maniera semplice dei miei spostamenti nel mondo, di quando sono nati i bambini e delle mie difficoltà all'estero - racconta Catia -. Io sono siciliana ma al 50%: dai 7 fino ai 18 anni ho vissuto ad Alcara Li Fusi, un piccolo paesino in provincia di Messina. Da bambina avevo deciso che avrei lavorato per la Disney e sono partita per la Florida, da quel giorno torno a casa puntualmente per vedere e salutare la mia famiglia. Adesso ho 50 anni e vivo ormai all'estero dal '95, ho sposato un ragazzo indiano e dal giorno delle nozze cambiamo posto e nazione ogni due, tre anni. In totale abbiamo girato 11 o 12 nazioni accompagnati dai nostri tre ragazzi (che oggi hanno 18, 16 e 12 anni), che sono nati e cresciuti in giro per il mondo. Abbiamo vissuto ad Abu Dhabi, Amman, Pechino dove sono nati i due più grandi. Poi Dubai e Kenya e a Sanya, sull'isola di Hainan, sono rimasta incinta del terzo figlio che ho partorito in India a Nuova Delhi. Vanuatu è una nazione nel pacifico vicino le isole FiJi, dove abbiamo lasciato il cuore per via della sua bellezza e dalla quale è stato difficile partire. Da lì siamo stati in Udaipur in India e infine a Toronto ed ora a Calgari, sempre in Canada, che mi ricorda molto la mia infanzia perchè Alberto Tomba qui vinse tutto. Questo stile di vita comporta tanta fatica. Nelle pagine del testo affronto il mio senso di colpa, quello che mi ha assalita spesso in questi anni e soprattutto quando i miei figli sono stati male. Ricordo quando la piccola ha avuto la peritonite a Vanuatu, sull'isola di Efate, e ci sono volute 5 ore in elisoccorso per arrivare in Australia e poterla ricoverare. Mi sono chiesta davvero di frequente se quel viaggio di 5 ore valesse la voglia di sperimentare, e mi sono domandata se a causa della ricerca della novità non abbia messo in pericolo i miei figli. Oggi mi rispondo che sono cresciuti bene e che una scelta che piaceva a noi genitori allo stesso tempo ha dato loro la possibilità di esplorare tutto il globo. Sanno parlare di tutte le culture, sanno anche di cosa non parlare e come e cosa mangiare. Tutte ciò non lo avrebbero mai imparato altrimenti, anche se sicuramente non valeva la pena metterli a rischio. Per questo motivo adesso scegliamo paesi meno difficili dove sono presenti gli ospedali e dove le scuole funzionano bene. Adesso i più grandi sono interessati a capire dove andremo la prossima volta, cogliendo il lato positivo delle cose e i vantaggi degli spostamenti».

Catia Rossi Channa e la sua famiglia in Canada, Lago Louise

Quello che di più ha colpito Catia nei suoi viaggi, senza che ciò la sconfortasse, sono state anche le tante diversità alle quali tutta la sua famiglia, in modo diverso, si è dovuta adattare. «Ogni volta che arrivo in un posto nuovo non voglio stringere amicizie, ma poco dopo mi rendo conto che è davvero impossibile non farlo – racconta-. Le amicizie all'estero spesso sostituiscono anche la famiglia, e oggi posso dire che mi sembra di avere il cuore distribuito in tutti i continenti. Mi innamoro perdutamente delle persone. Mio marito, invece, passa da un ufficio all'altro e dobbiamo fronteggiare cosa vuol dire cambiare la cultura generale del posto. Adesso per i nostri figli è molto più difficile partire ed ambientarsi, perchè nel loro caso quello che è molto diverso è anche il metodo scolastico e le lingue ovviamente, così come il cibo. È molto faticoso. Ma soprattutto ad essere faticose inizialmente sono le cose semplici; tutto ciò che riguarda la quotidianità. Devo ricominciare da capo ogni singola volta in tutto e per tutto: dalla casa dove abiteremo ai detersivi più convenienti da trovare in commercio. Ho vissuto 8 anni in Cina e lì non mi è stato possibile nemmeno comprendere l'alfabeto. Di questi tempi, però, è molto più facile ambientarsi anche grazie l'uso di Internet. Basta contattare e conoscere una persona che ti può spiegare ciò che non capisci, e diventa tutto molto più semplice: all'estero è una forma di altruismo e supporto ben consolidata. Anche per questo sono alla ricerca di amicizie italiane, e sono tanti i motivi: affinità culturali, ricordi che ci possono accomunare, ma non solo».

Catia Rossi Channa in Canada, dove vive attualmente

Ma Manuela e Catia non condividono solo le orgogliose origini siciliane, ma anche la visione dell'Italia che si sono fatte vivendo all'estero.
«La percezione dell'Italia vista da fuori è quella di un Paese lontano anni luci dall'Europa – dice Manuela – un'affermazione che devo fare con grande rammarico. Amo la mia città ed il mio Paese, e ancora di più il mio mare, ma ad esempio uno dei limiti del vivere in Italia è che le lingue non vengono insegnate come si deve. Dove viviamo noi, invece, si studia la storia in inglese e la geografia in una terza lingua. Un modo molto efficace per apprendere. A Lussemburgo si parlano più di tre lingue ufficiali e anche altre. Quello che ho capito in questi anni è che sono proprio le lingue ad offrire maggiori possibilità anche in ambito lavorativo, dove l'inglese è una realtà fluente. Io con il mio background ero un eccezione perchè non parlavo nessuna lingua che non fosse l'italiano. All'estero, inoltre, se non sai fare un lavoro lo impari. Mi sembra che in Italia impieghino il loro tempo solo a litigare. Anni fa rispondevo che se avessi potuto mantenere il mio stile di vita anche a Palermo sarei sicuramente tornata. Oggi dico no, soprattutto da mamma, per le opportunità che mia figlia potrà avere qui. Lei ha iniziato il nido in tedesco, e cerchiamo un asilo bilingue, a casa invece, parliamo italiano. Per quanto riguarda la mia famiglia che vive a Palermo, mi hanno dimostrato che l'amore supera i confini».

Catia con il marito a Taj Mahal, in India

Anche la visione di Catia su ciò che ne pensa dell'Italia non è del tutto ottimistica. «L'Italia vista da lontano mi mette tristezza, annaspa, è con l'acqua alla gola, ma è il Paese più bello del mondo - dice-. Non ci dispiacerebbe tornare in Italia ma la cultura alberghiera, settore in cui lavora mio marito, non è decisamente la stessa che altrove, e non c'è alcuna possibilità di fare carriera. Dove siamo stati finora fare carriera è quasi la normalità: il lavoro è più fluido e più veloce. Ogni qual volta ci propongono di trasferirci non siamo obbligati a partire, possiamo sempre scegliere che decisione prendere, ma dall'Italia fino ad oggi non abbiamo mai ricevuto alcuna proposta. Gli unici viaggi che ci consentiamo di fare in Italia sono quelli che permettono anche ai nostri figli il contatto con la cultura e le tradizioni, motivi che ci spingono a stare in Sicilia almeno per 2 mesi, coltivando sempre il forte legame con la mia famiglia di origine».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 25 ottobre 2018
Aggiornato il 05 novembre 2018 alle 11:51





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