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Mamma Melania, papà Matteo e la Natività siciliana dei migranti

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Nella giornata mondiale del rifugiato l'immagine è quella della donna con un bimbo in braccio che il fotografo catanese Antonio Parrinello ha immortalato la settimana scorsa a Catania appena sbarcata da nave Diciotti. Nel giorno in cui l'America mette i bambini in gabbia, una certa Italia sogna la fine dei rom, e la maturità spinge i ragazzi a riflettere sui principi di uguaglianza della Costituzione e sulla barbarie delle leggi razziali


di Gianni Nicola Caracoglia

Non so se essere più contento della vittoria dei leoni d’Africa del Senegal sui sovranisti polacchi ai mondiali di Russia o delle due belle tracce agli esami di maturità di stamattina, il principio dell'uguaglianza ex art. 3 nella Costituzione italiana, di cui ricorrono i 70 anni, e le persecuzioni razziali ne "Il giardino dei Finzi Contini" capolavoro di Giorgio Bassani, a 80 anni dall'emanazione delle leggi razziali in Italia. Propendo per le due tracce di progresso civile agli esami di maturità, anche perché i ragazzi di 19 anni devono aver ben chiaro in che tipo di Paese, l’Italia, andranno a operare o nell’immediato (o almeno si spera per loro) con il lavoro o subito dopo (anche lì si spera per loro) una volta conseguita una laurea. Una Nazione, dicevamo, l'Italia che ha costruito la sua storia recente sul principio della solidarietà sociale, dopo essere uscito dal disastro storico e sociale del fascismo.

Sono importanti queste due tracce, proprio, oggi che è la giornata mondiale del rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite nel 1951 per celebrare la stipulazione della Convenzione di Ginevra. Sono importanti queste due tracce proprio oggi giorno in cui a Pozzallo, nella Sicilia terra “madre” dell’accoglienza del Mediterraneo, la nave militare Diciotti fa atterrare 500 persone salvate qua e là nel mare della disperazione, dopo averne fatto atterrare lo scorso 13 giugno altre 900 a Catania. Sono importantissime queste due tracce nel giorno in cui un Paese membro dell’Unione europea, la sovranista Ungheria vota la legge liberticida che incrimina chi dà aiuto ai migranti irregolari. Torniamo indietro di 80 anni, alle leggi razziali in Italia, l’antisemitismo come regola di vita, e quei futuri giusti fra le Nazioni che aiutavano gli ebrei a salvarsi dalla barbarie nazista. Diciamolo in Italiano: l’Ungheria di Orban, l’amico caro dei nostri politici di destra, a partire dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, passando per la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, è liberticida, e fino a qui potrebbero essere problemi degli ungheresi. Se non fosse che l’Ungheria che viene vantata come modello dai politici italiani di cui sopra, fa parte dell’Unione europea, e fa parte di quell’ala (i Paesi di Visegrad) che del dibattito sulla riforma delle regole europee per la gestione dei flussi migratori è nemica, perché sorda ad ogni ipotesi di distribuzione organizzata e razionale del flusso di persone che arrivano in Europa fuggendo da una vita impossibile. Pozzallo, Catania, Augusta, Lampedusa, sono queste le vere porte dell’Europa. L’Ungheria andrebbe cacciata dall’Unione perché non in linea con i principi comunitari, tra i quali ricordiamo almeno quello della libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, e quello della solidarietà tra gli Stati membri.

E’ importante la traccia di esame sul principio di uguaglianza della nostra Costituzione. L’art. 3 della Costituzione, stabilendo al primo comma che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali», pone il principio della uguaglianza giuridica dei cittadini (uguaglianza formale) intesa come regola fondamentale dello Stato di diritto. Il secondo comma, assegnando allo Stato il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, sancisce, invece, l’aspirazione all’uguaglianza di fatto (o uguaglianza sostanziale). L’art. 3, comma 1 della Costituzione italiana, individua alcuni criteri che non possono formare oggetto di discriminazione, in quanto riguardano aspetti strettamente connessi all’identità dell’individuo: il sesso, la razza, la lingua, la religione, le opinioni politiche, le condizioni personali e sociali. Quando il ministro dell’Interno Salvini, nella famosa intervista a Tele Lombardia di qualche giorno fa, parla di censimento del rom lo fa col pensiero di buttarne fuori dall’Italia il più possibile (anche qui l'avversione ai rom ha memoria antica), vedendo quelli che sono gli irregolari, e non certo per salvaguardare i bambini che non vanno a scuola come poi ha detto a parziale giustificazione di un’asserzione evidentemente fuori ogni regola costituzionale. La sua asserzione “I rom italiani purtroppo quelli ce li dobbiamo tenere” dimostra questa volontà “ad excludendum”.

Ha voglia il nostro ministro a usare il sacro nome dei suoi figli vergando ogni sua dichiarazione social che lui parla da “ministro e da papà”. La prima raccomandazione di un buon papà ai propri figli, così almeno ha fatto mio padre, è quella dell’aver rispetto di chiunque perché un ragazzo che si sa rapportare col mondo può avere chance di fare qualcosa di buono nella sua vita. Non può valere il principio “prima i nostri figli” poi quelli degli altri, se ne abbiamo tempo, voglia e possibilità, come se questi ultimi fossero figli di serie B. Ne sa qualcosa anche Melania Trump, che da brava immigrata europea in America, ma soprattutto da mamma ha cercato di scaldare un minimo la cinica montagna di ghiaccio che è suo marito Donald, e non ha potuto non dissentire con la gestione barbara dei migranti centro americani negli Stati uniti operata dal presidente/consorte. Perché i bambini non vanno usati per biechi fini politici, strappati dai genitori e chiusi in gabbia (e torniamo alla memoria dei lager nazisti), per “educare” i genitori a non varcare la frontiera.

L’immagine di questa giornata del rifugiato ce la dà l’amico Antonio Parrinello, fotografo catanese dell'agenzia Reuters, in queste ore a Pozzallo a documentare l’ennesimo sbarco. Per commentare la giornata del rifugiato, sul suo profilo Facebook ha postato la bella immagine di una donna mediorentale, probabilmente siriana, con un bambino in braccio, foto scattata proprio il 13 giugno a Catania al primo sbarco di nave Diciotti, immagine di repertorio purtroppo sempre uguale a tante altre che si sono succedute nel tempo. Una sorta di Madonna di oggi che ci ricorda che la Natività dei migranti alla fine troverà sempre la sua Betlemme in un porto siciliano.



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 20 giugno 2018




Gianni Nicola Caracoglia

Una laurea in Scienze Politiche, una vecchia passione (mai sviluppata) per la carriera internazionale e una grande passione (poi sviluppata) per il giornalismo, in particolare per la musica e gli spettacoli. Ho diretto per 16 anni l'agenzia Blu Media, adesso dirigo SicilyMag.it. E coltivo un sogno: prima o poi andare in Brasile. "Socialmente" sono presente su Twitter, Facebook e Instagram.


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