martedì 24 ottobre 2017

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Luca Vullo: «Lampedusa è un'isola in attesa»

Visioni

Il regista e produttore siciliano si trova sull'isola al centro del Mediterraneo per girare un documentario con l'antropologa Adele Galipò e la sociologa Michela Franceschelli dell'University College di Londra indagando le trasformazioni sociali in contesti di emergenza: al centro della loro ricerca la comunità lampedusana


di Lavinia D'Agostino

Neppure il tempo di finire di girare "Dallas in Prizzi", il progetto socio-culturale ideato come regalo alla comunità prizzese dallo psichiatra texano Dave Atkinson e che ha coinvolto per tre settimane la visual artist Olivia Cole, la graphic artist e designer Maria Haag e lo street artist Frank Campagna, che il regista siciliano Luca Vullo è volato subito a al centro del mediterraneo per un nuovo progetto internazionale. (Leggi "Luca vullo porta il Texas a Prizzi").

Il regista Luca Vullo a Lampedusa

Il regista e produttore di origini nissene, diventato a pieno titolo ambasciatore della sicilianità nel mondo, da qualche giorno è a Lampedusa, confine Sud d’Europa, per il progetto di ricerca dell’antropologa Adele Galipò e dalla sociologa Michela Franceschelli, (entrambe italiane, la prima di Capo d’Orlando e l’altra di Perugia) in forze all’University College London, che indagano le trasformazioni sociali in contesti di emergenza. L’obiettivo del progetto delle due ricercatrici è esplorare la vita quotidiana e le esperienze vissute dai lampedusani in relazione alle trasformazioni sociali, economiche e politiche degli ultimi anni, in combinazione con il fenomeno migratorio.
«Adele e Michela mi hanno invitato dopo aver visto i miei documentari – spiega il regista - per la mia attenzione ai risvolti socio-antropologici di lavori come Influx (che dal 16 al 19 maggio sarà proiettato alla presenza del regista alla Multisala Palazzo Moncada di Caltanissetta, nda) o il precedente Dallo zolfo al carbone».

Adele Gallipò e Michela Franceschelli

Ma Luca Vullo è anche un esperto conoscitore di Lampedusa (nel 2011 è stato anche direttore artistico di Lampedusa in Festival) quindi personaggio chiave per analizzare le trasformazioni della società lampedusana in questi ultimi 15-20 anni di sbarchi.
«Spesso l’analisi su Lampedusa, principalmente quella giornalistica – spiega Vullo - è concentrata sui migranti, questa volta invece l’attenzione è sui lampedusani, di come questa comunità sia cambiata e sia stata influenzata dai problemi socio-politici internazionali. L’obiettivo della ricerca è contribuire a una visione diversa dell’isola, analizzando le attuali dinamiche di cambiamento sociale dal punto di vista dei suoi abitanti».
Non solo “accoglienza” quindi, ma anche aspetti economici e turistici, risvolti della vita sociale e anche le paure e le angosce degli isolani.

Lampedusa

«Lampedusa è un’isoletta in mezzo al Mediterraneo che nonostante i suoi problemi cerca di gestire al meglio gli sbarchi dei migranti, che qui non sono vissuti come “emergenza”: sull’Isola non percepisco la ghettizzazione che invece ho sentito da altre parti. Poi magari dall’analisi della ricerca emergeranno altri aspetti che in pochi giorni non siamo riusciti ad ottenere. Oggi a Lampedusa l’atmosfera è particolare. Se da un lato c’è accettazione, di chi vive come normalità l’essere avamposto di frontiera, c’è anche chi ha delle paure. Stiamo riscontrando diverse reazioni. Sia chiaro, a Lampedusa non c’è terrore, ma sicuramente qualcuno ha qualcosa da ridire, e li ascolteremo».

E certo non mancheranno spunti sull’argomento considerato che Lampedusa è in piena campagna elettorale, in vista delle Elezioni amministrative dell’11 giugno, e la gestione dell’accoglienza è uno dei punti del programma di ogni candidato.
«In questa fase preliminare – conclude il regista - stiamo realizzando un video pilota che presenteremo all’Università di Londra per proseguire il progetto di ricerca con la realizzazione di un film documentario, il cui titolo (provvisorio) potrebbe essere Ccà semu, un’espressione siciliana che racchiude tanti significati che a Lampedusa si condensano nell’attesa. L’attesa della nave degli approvvigionamenti, l’attesa degli sbarchi, l’attesa dei migranti di essere trasferiti, l’attesa degli aiuti dall’Europa. L’attesa è l’elemento che per me rappresenta l’isola».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 16 maggio 2017





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