lunedì 16 settembre 2019

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Lo sguardo falsamente immobile dell'Annunciata di Drudi: «L'arte ha perso il suo corpo»

Arte

Mauro Drudi espone fino al 29 settembre nella chiesa di Santa Maria Alemanna di Messina con "Lei", 400 dipinti con un soggetto unico: l'Annunciata di Antonello da Messina, una riflessione contemporanea sulla donna. L'artista romagnolo: «L'Annunciata è un’icona che nasconde infinite potenzialità espressive e nella ripetizione si arricchisce di nuovi significati»


di Caterina Mittiga

Un volto ripetuto in loop, 400 dipinti realizzati alla maniera della street art, uno sguardo falsamente immobile, superiore prospettiva ottica. Lei è l’Annunciata di Antonello da Messina, Lei è una riflessione pittorica e contemporanea sulla donna e, quindi, sul mondo. Organizzata dalla galleria d'arte Vega, inaugurata il 23 agosto e ospitata fino al 29 settembre nella chiesa di Santa Maria Alemanna di Messina, con il patrocinio del Comune, Lei è una mostra da non perdere. Vuoi per l’allestimento, un colpo d’occhio, è il caso di dirlo; vuoi per il soggetto, che se da un lato testimonia quanto possa essere realmente contemporanea solo un’opera d’arte nata per essere eterna, dall’altro abbraccia tanti mondi di senso quanti sono gli occhi che fissano lo spettatore che si fa largo lungo la navata di una delle più alte espressioni gotiche del Mediterraneo.

L'allestimento di Lei di Mauro Drudi nella chiesa di Santa Maria Alemanna a Messina

A firmare le opere esposte è Mauro Drudi, romagnolo di Cattolica, che da tempo studia il volto femminile e le sue derivazioni artistiche. Del capolavoro di Antonello da Messina nel 2013 si è innamorato. «È un volto con caratteristiche uniche - racconta - è un simbolo riconoscibile, un’icona di donna che ancora non abbiamo smesso di conoscere e studiare. Nasconde infinite potenzialità espressive e si presta alla ripetizione, pur non abbandonando nulla per strada, anzi arricchendosi sempre più di significati».

L'allestimento di Lei di Mauro Drudi nella chiesa di Santa Maria Alemanna a Messina

Nel 2013, dunque, comincia un viaggio di scoperta e analisi di uno dei volti più celebri della storia dell’arte moderna. Arte moderna che a un certo punto inevitabilmente incontra l’arte contemporanea, quando questa è però già in fase di ridefinizione. « Andy Warhol ci ha detto di smetterla di dipingere: era arrivato il momento di stampare. E di fatto ci ha consegnati a una nuova epoca artistica. Dopo di lui, però, sono arrivate la tecnica e l’elettronica a dirci che dovevamo smetterla di stampare: era il momento di guardare, e basta».

L'allestimento di Lei di Mauro Drudi nella chiesa di Santa Maria Alemanna a Messina

Se Walter Benjamin teorizza “l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, un artista cosa può fare se non rimboccarsi le maniche e andare avanti con quello che ha tra le mani? Anche se tra le mani, di fatto, non ha nulla: «L’arte ha perso il suo corpo: al posto di un dipinto, oggi abbiamo un file da guardare sullo smartphone. Con Lei ho voluto sintetizzare i due passaggi, dal dipinto alla stampa e dalla stampa all’osservazione, mantenendo una prospettiva umana: se è vero che ogni opera rimane una copia, una copia di un incommensurabile capolavoro, è anche vero che ogni singolo pezzo è riconoscibile a suo modo, in maniera esclusiva e unica. Si crea un paradosso culturale, un punto di arrivo e insieme di partenza, perché il nostro cervello riconosce e sempre riconoscerà lo sguardo dell’Annunciata, ma non ce ne sarà mai uno uguale all’altro».

L'allestimento di Lei di Mauro Drudi nella chiesa di Santa Maria Alemanna a Messina

A Messina Lei arriva grazie a Marcello Sciacca, giovane gallerista che durante un viaggio a Ortigia, proprio un anno fa, rimane rapito da quello sguardo e decide di riproporlo nel suo spazio espositivo, la galleria Vega, dopo aver aperto una collaborazione con Mauro Drudi. «L’ho vista per caso, nella chiesa di San Cristoforo e me ne sono innamorato. Da quel momento in poi avrei capito di non essere il solo».

Per Lei Drudi ha sperimentato, e superato, diverse tecniche e diversi materiali, dall’olio su tela alla pittura su assi di legno rigettate dal mare, dalle proiezioni di ombre al negativo, dal cubetto di legno che ricorda certe icone di santi mediterranei alle finestre scrostate di case di mare. Ogni mostra - da Rimini a Ortigia, da Cefalù a Urbino – rispetta un andamento dicotomico: «A destra, Lei è pulita, rigorosa, sembra ben truccata, potremmo dire, è in ordine e precisa nella sua compostezza; a sinistra invece è quasi usurata, maltrattata, rovinata e messa alla prova. Come a sottolineare una differenza antica tra mondo ricco e mondo povero. E però, contemporaneamente, la presenza di Lei punta a dissolvere ogni differenza tra mondo femminile e mondo maschile, perché questo volto è sopra ogni cosa, sovrasta l’universo».

L'allestimento di Lei di Mauro Drudi nella chiesa di Santa Maria Alemanna a Messina

Il catalogo della mostra non riporta mute descrizioni delle opere, ma è una sorta di diario di confessioni di uomini e donne che con la loro voce raccontano la contemporaneità più di quanto possa fare il vecchio concetto di didascalia. «Come ogni opera, ognuna di queste testimonianze vuole lasciare spazio all’interpretazione di chi legge». Citazioni tratte dal catalogo 2019 di Lei: “Ha aperto una porta nella mia anima e mi ha lasciato: mi sento ancora nuda in mezzo alla strada", Maria, avvocato, dieci anni dopo la morte del padre; “Ma è sempre lo stesso volto?”, Angela, 33 anni.

Ma cosa dà Lei al suo autore? Cosa succede quando l’artista diventa spettatore di se stesso? «In questo volto ho trovato qualcosa di esoterico e di mistico. Lei, nella sua riproducibilità infinita, mi dà familiarità e mi toglie lo spaesamento che ci viene dal vedere tanti volti diversi e irriconoscibili. Mi fa entrare nella profondità di quello sguardo: se so che è sempre lei, so anche di avere a disposizione una moltitudine di finestre a cui affacciarmi per guardare fuori, e per guardare dentro».

Mauro Drudi


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 28 agosto 2019
Aggiornato il 09 settembre 2019 alle 16:05





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