Teatro e opera In seguito alle dimissioni di Rita Gari Cinquegrana da presidente del cda del Teatro Stabile di Catania, dimissioni accompagnate da una relazione a sostegno del lavoro svolto dalla governance da lei guidata, la ex direttrice teatro pubblico catanese, la regista e autrice Laura Sicignano rivendica in una nota alcuni risultati come propri della sua gestione: «Rivendicare oggi questi risultati senza riconoscerne l’origine significa offrire una rappresentazione non aderente alla realtà»
In seguito alle dimissioni di Rita Gari Cinquegrana da presidente del consiglio di amministrazione del Teatro Stabile di Catania, dimissioni accompagnate da una relazione a sostegno del lavoro svolto dalla governance da lei guidata, la ex direttrice dello Stabile, la regista, autrice e direttrice Laura Sicignano (oggi tra l’altro consigliera comunale a Genova nel gruppo consiliare che sostiene la sindaca Silvia Salis) ha inviato una sua nota a commento che riceviamo e pubblichiamo.

Laura Sicignano
A quattro anni dalla conclusione del mio mandato come direttrice del Teatro Stabile di Catania (2018–2022), sento ancora il legame con questa città e con il suo teatro: un’esperienza fatta di passione, intenso lavoro e risultati concreti, costruita insieme al Consiglio d’amministrazione – guidato dal presidente Carlo Saggio e dalla vice Lina Scalisi (oggi pro-rettrice dell’Università di Catania e presidente dell’Accademia di Belle arti ndr) – ai lavoratori e agli spettatori che ancora oggi continuano a farmi arrivare il loro affetto e le loro riflessioni.
Perciò ho appreso immediatamente la notizia delle dimissioni della presidente del Teatro Stabile di Catania Rita Gari Cinquegrana, accolta da molte voci come una liberazione per il teatro. Ho quindi letto la lettera della dimissionaria e la relazione allegata (che ricalca sorprendentemente lo schema della mia, prodotta a suo tempo): alcuni passaggi risultano inaccettabili.Il Teatro Verga all’epoca della direzione Sicignano, foto Antonio Parrinello
Non è la prima volta che, pur impegnata a Genova in un lavoro intenso, mi trovo a dover intervenire per correggere una narrazione distorta e ristabilire la realtà dei fatti. Lo faccio per rispetto del lavoro svolto con il Consiglio di amministrazione e con tutte le persone che hanno contribuito a salvare un teatro che, al mio arrivo, nonostante il preziosissimo, indispensabile lavoro del commissario Giorgio Pace, era sull’orlo del tracollo.
Molti dei risultati oggi rivendicati nella relazione di Cinquegrana appartengono in realtà a progettualità costruite e finanziate durante la mia direzione. È il caso: degli interventi di restauro ed efficientamento energetico finanziati con fondi 2020, già avviati prima della mia uscita; del progetto di cooperazione Italia-Tunisia, ideato e finanziato durante il mio mandato; dell’intera rete di collaborazioni, convenzioni e protocolli, da noi costruita. Anche il rilancio del rapporto con pubblico, scuole, Università e Accademia delle Belle Arti è frutto del nostro lavoro. I dati delle presenze di pubblico successivi agli anni del Covid (in cui ci siamo trovati ad operare noi) vanno letti per ciò che sono: una fisiologica ripresa dopo un crollo globale, non certo un risultato di successo. Sito e social, prima inesistenti o inefficaci, sono stati costruiti durante la mia direzione. Così il protocollo con il Tribunale per i Minorenni e la maggior parte delle attività culturali avviate.Ricordo qui azioni fondamentali da noi realizzate in quegli anni: attivazione di nuove fonti di finanziamento, inclusi fondi europei; recupero di centinaia di migliaia di euro di crediti e risoluzione di decine di vertenze legali; regolarità nei pagamenti di stipendi, oneri, imposte e creditori dal 2018; oltre 50 produzioni e coproduzioni e 260 artisti coinvolti (l’80% siciliani); rilancio delle tournée nazionali e coproduzioni con teatri italiani del massimo livello; ristrutturazione di spazi (botteghino, Sala Verga, Ridotto); inaugurazione della Sala Futura, inaugurazione del nuovo laboratorio e magazzino; interventi radicali sul Teatro Verga, tra cui il restyling della facciata. Rivendicare oggi questi risultati senza riconoscerne l’origine significa offrire una rappresentazione non aderente alla realtà.
Il Teatro Verga, palcoscenico dello Stabile di Catania
Inoltre con il Consiglio di amministrazione guidato da Saggio e Scalisi abbiamo lasciato un bilancio in ordine — certificato da uno studio di commercialisti e pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” — e una disponibilità sul conto corrente superiore ai 900mila euro. Al contrario, il primo bilancio reso noto dalla presidente dimissionaria evidenziava un attivo estremamente esiguo, nonostante alla conclusione del mio mandato gli Enti soci avessero finalmente erogato le risorse che noi per anni avevamo richiesto con insistenza, ma senza esito. Se ancora ce ne fosse bisogno, questo dato dimostra chi abbia saputo valorizzare le limitate risorse disponibili per il rilancio di un teatro allora privo di credibilità. Anche la rivendicazione del ritrovamento delle “radici” del teatro siciliano da parte della dimissionaria rischia di essere retorico e fuorviante. Durante il mio mandato ho promosso un ricambio generazionale con oltre 80 artisti siciliani, valorizzando nuovi talenti senza rinunciare ai grandi autori della tradizione dell’isola, messi in scena con linguaggi contemporanei. La tradizione, infatti, non è stasi, ma capacità di rinnovarsi e dialogare con il presente.
In conclusione, è necessario affermare che senza il lavoro svolto durante il mio mandato, insieme al Consiglio di amministrazione che mi ha nominata, il Teatro Stabile di Catania non avrebbe potuto proseguire le proprie attività. Quel lavoro ha rappresentato una condizione fondativa: senza di esso, semplicemente, ciò che è venuto dopo non sarebbe stato possibile. Ogni tentativo di distorcere tale realtà risulta scorretto e rivela una debolezza. Chi ha solidità di visione e capacità gestionale dimostra il proprio valore attraverso risultati autentici, non attraverso l’appropriazione del lavoro altrui o la rimozione di quanto costruito in precedenza.
Colgo l’occasione per ringraziare ancora il pubblico, i lavoratori e le lavoratrici e il Consiglio di amministrazione che mi ha accompagnata in quei 4 anni, condividendo un percorso difficile e indimenticabile. Auguro a Catania un teatro di qualità, contemporaneo, trasparente e all’altezza della sua comunità.





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