Blog Nel disco non c’è folklore, ma la forma più riuscita di modernità che non si ferma al presente perché ispirato dal passato. A inizio aprile è uscito l'album d'esordio, omonimo del colletivo palermitano formato da Donato Di Trapani, Fabio Rizzo e Alessio Bondì, testi che testi attingono al patrimonio tradizionale orale siciliano e suoni che mettono in moto emotività e immagini di vita universali in tutto il bacino mediterraneo
Il 3 aprile scorso è uscito “Lero Lero”, l’album d’esordio omonimo del collettivo palermitano formato da Alessio Bondì (voce, chitarre e percussioni), Donato Di Trapani (tastiere, synth, drum machine e cori) e Fabio Rizzo (voce e chitarra palermitana). I tre sono stati coadiuvati per la registrazione da Giovanni Parrinello, che ha dato il suo contributo con drum pad e percussioni. Registrato e mixato agli Indigo Studios di Palermo, l’album è stato edito da Panta Records, Black Sweat Records e Shhh/Peaceful.

Donato Di Trapani, Fabio Rizzo e Alessio Bondì overro i Lero Lero
Le nove tracce, i cui testi attingono al patrimonio tradizionale orale siciliano raccolti nell’Archivio Sonoro Siciliano del Novecento, sviluppano sonorità moderne, vive, mescolate al gusto ancestrale, più che antico. Suoni che riescono a mettere in moto emotività e immagini di vita che in tutto il bacino mediterraneo sono costanti e sono diventate universali. Le voci si fanno puro suono, intreccio di melodie e armonie che oltrepassando la semantica delle parole dialettali diventano canto di richiamo, invocazione metafisica, inno di un fantasma redivivo e lamento di un essere dimenticato.
Nel disco non c’è folklore, ma la forma più riuscita di modernità che non si ferma al presente perché ispirato dal passato, come nel caso di un capolavoro assoluto del genere, “Creuza de mä” di Fabrizio De André, dal quale per le sonorità “Lero Lero” si pone in fondo, se non come parente, almeno come amico ed estimatore.
La copertina, realizzata da Giulia Parlato, presenta un’immagine originale, scura, di individui vestiti con colori scorgianti seduti a dei tavoli, mentre un coccodrillo si infila sotto di uno di essi per distoglierli da uno strano torpore e affermare sé stesso anche solo con la sua presenza.
Il disco è stato promosso con un tour che ha toccato diverse città italiane come Roma, Torino, Milano, Napoli e diverse altre tappe siciliane.




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