domenica 20 gennaio 2019

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Le tradizioni del Natale e la buona terra da mangiare accendono la magia di Ispica

Territori

Dal 23 dicembre nel suggestivo scenario del Parco della Forza, la cittadina iblea rinnova, per il 21° anno, il rito del presepe vivente, grande macchina scenografica con più di 100 figuranti che inscenano 40 mestieri in via di estinzione. Il presepe di Ispica offre lo spaccato di un territorio consapevole custode anche di un ricco patrimonio di biodiversità-agroalimentare da tutelare


di Giusy Messina

Ci sono luoghi dove il Natale continua ad essere speciale in cui la dimensione spazio/tempo si annulla nelle atmosfere avvolgenti di musiche e profumi che, dimenticati, ritornano di colpo a galla. Nelle Cave d'Ispica, in provincia di Ragusa, abitate dalla preistoria ed utilizzate come laboratori artigianali fino agli anni '60, si rinnova per il 21esimo anno, la magia del presepe vivente. Sei le date programmate: 23, 25, 26 e 30 dicembre e 1 e 6 gennaio 2019, dalle 16,30 alle 20,30, un'occasione piacevole per conoscere una “gemma” del Val di Noto. Scene teatrali con narrazioni dell'Antico Testamento scandiranno un viaggio emozionante, adatto a tutte le età che, per circa un chilometro, consente di fare un vero e proprio salto nel tempo. «Vogliamo dare emozioni a chi verrà a trovarci - dice Angelo Di Rosa, presidente dell'associazione Promoventi che insieme all'amministrazione comunale ed alla Pro Loco organizza il presepe -, facendo vivere le suggestioni di un tempo arcaico. Tra le novità di quest'anno, anche la ricostruzione di un villaggio ebraico con i figuranti in abiti dell'epoca che ci sono stati donati gratuitamente da una sartoria. La ricostruzione del presepe - sottolinea - serve anche a fare comunità».

La Sacra famiglia del presepe vivente di Ispica

Una grande macchina scenografica che coinvolge oltre cento figuranti, più di 40 mestieri in via d'estinzione come il canestriere che con l'abilità delle sue dita intreccia vimini per fare i panari, il maniscalco o l'impagliatore di sedie. Che insegue il suo piccolo grande sogno. «Continuo quella che è stata la tradizione della mia famiglia - dice Vincenzo Paolino, 31 anni - mi piace lavorare il legno ed intrecciare la corda. Ormai questo è un mestiere che sta scomparendo e mi piacerebbe trasformare in lavoro, la mia passione».

Vincenzo Paolino, canestriere del Presepe di Ispica

Nell'incantevole scenario archeologico di Parco Forza, incastonato tra Modica ed Ispica con le sue splendide grotte ricche di testimonianze millenarie, prende vita il presepe, con la regia del 36enne Giovanni Peligra. “Notti Sante” il tema dell'edizione 2018 del presepe di Ispica dove si rievocherà l'atmosfera tipica di quella notte di iniziazione e passaggio che era la Notte di Natale. «Ho cercato di sviluppare un tema caro alla tradizione ebraica che è quello della salvezza - spiega Pelligra - con la creazione, la chiamata di Abramo ed il sacrificio di Isacco, la liberazione dall'Egitto e la prima notte della venuta del Messia». Uno spettacolo, il presepe di Ispica, che va visto ed ascoltato. «In alcune grotte, si ascolteranno dialoghi e monoghi, mentre in altre si potrà assistere a quello che un tempo - spiega il regista - rappresentava la notte di Natale nella tradizione contadina del Sud quando le streghe bianche a cui si attribuiva il potere di curare il corpo e liberare lo spirito, iniziavano le giovani alla magia con formule ed invocazioni».

Un'esperienza multisensoriale da “assaporare”. Lungo il percorso della durata circa di un'ora e mezza, si potranno degustare i prodotti realizzati dal vivo. C'è chi impastando farina ed acqua prepara i cavateddi, il pastore che prepara la ricotta e chi il pane cotto a legno ed offerto ai visitatori. Si potrà anche assistere alla macina delle olive in un antico frantoio dell'800 che è stato recuperato oppure degustare, su fette di pane caldo, la crema di tahina realizzata con semi di sesamo di Ispica, presidio Slow Food. Salvatore Gambuzza, 26 anni, porta avanti insieme al padre Antonino ed al fratello Simone, 20 anni, un'azienda di coltivazione di sesamo, giunta alla quinta generazione. E' uno dei pochi in Italia a coltivare una pianta che richiede cure minuziose. «Tutto viene fatto a mano - spiega Salvatore - perché sebbene il fusto raggiunga l'altezza di due metri, le capsule che possono contenere fino a settanta semi, sono molto delicate». Dal colore e sapore più deciso ed aromatico grazie al sole caldo della Sicilia, il sesamo di Ispica è una coltivazione che risale al tempo della dominazione araba. E' l'ingrediente principe del dolce tipico natalizio, la cubaita, a base di miele, zucchero e mandorle. Dal 2016, i produttori di Ispica hanno dato vita all'associazione “Giuggiulena” per la promozione, la valorizazione e la diffusione di questo piccolo alimento, prezioso alleato per la salute. «Produciamo anche un olio di semi di sesamo ricco di calcio, consigliato per la cura dell'osteoporosi».

Da sinistra Simone, Antonino e Salvatore Gambuzza

Il presepe di Ispica offre, tra le suggestioni e i canti del Natale, lo spaccato di un territorio che, coniugando tradizione e contemporaneità, conserva l'orgoglio di una precisa identità storico-culturale. Consapevole custode anche di un ricco patrimonio di biodiversità-agroalimentare da tutelare. Salvatore Latino, 42 anni, “cultore della materia prima”, come si definisce lui stesso, dal 2011 al suo lavoro di agronomo ha legato la sua passione per la cucina, dando vita al suo ristorante “Il Mercato”, all'interno della loggia del mercato di Ispica. La sua cucina è la sintesi di un progetto di educazione alimentare ispirato dalla dieta mediterranea «dove - spiega - è importante la scelta di un prodotto di alta qualità ntrizionale e sicuro ma è indispensabile saperlo conservare e cucinare per mantenere ed esaltare le qualità organolettiche».

Salvatore Latino chef de Il mercato di Ispica

All'interno del “Il Mercato” anche uno shop dove i clienti possono acquistare i prodotti a chilometro zero certificati dall'Unione Europea e tutelati da Slow Food. Da portare via, anche un ricettario con le ricette del ristorante «perchè la qualità del prodotto- sottolinea - dev'essere mantenuta dal campo fino alla tavola anche di casa». “La calamarata di Russello al pesto di cavolo vecchio di Rosolini” è il piatto simbolo della sua filosofia in cucina dove ha sapientemente legato benessere e gusto, nel segno della valorizzazione della unicità dei prodotti come il cavolo vecchio di Rosolini, in via d'estinzione e perciò diventato nel 2016, presidio Slow Food.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 20 dicembre 2018
Aggiornato il 22 dicembre 2018 alle 20:53





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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