giovedì 18 ottobre 2018

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Le Cuoche combattenti: l'antiviolenza ha il volto delle donne (anche in cucina)

Tutto fa panza

E' 'idea creativa di Nicoletta e Claudia, due palermitane con un passato di violenza ormai alle spalle, che dopo aver chiesto aiuto al centro Le Onde hanno iniziato un percorso di rinascita davanti ai fornelli. Con le loro conserve, confetture, pesti e salse diffondono messaggi di riscatto e autodeterminazione rivolti ad altre donne: «Perché come noi possano trovare la forza di ricominciare a credere in se stesse»


di Giusy Messina

La cucina è la loro palestra dove mettere ko l'indifferenza e tonificare i muscoli dell'autostima. I loro prodotti prendono per la gola, ma le loro 24 etichette antiviolenza sono un pugno nello stomaco: “I panni sporchi non si lavano in famiglia”, “Meriti un amore felice” ed ancora “Se ti ama, ama anche i tuoi difetti”.
Senza se e senza ma si rivolgono alle altre donne che, come loro, possono trovare la forza di ricominciare a credere in se stesse, dopo essere state devastate, un giorno dopo l'altro, nel corpo e nella mente, tra le mura domestiche, dal proprio compagno o dal proprio marito. Nicoletta e Claudia, 47 anni entrambe, hanno deciso di riprendersi la loro vita, hanno deciso di dire no alla violenza, e lo hanno fatto cucinando. Oggi sono le “Cuoche combattenti”, un percorso di rinascita dove il coraggio ha preso il posto della paura, davanti ai fornelli, dove realizzano barattoli di conserve e confetture, ma anche pesti e salse.

Le etichette antiviolenza delle Cuoche combattenti

«Ho sentito il bisogno di divulgare il più possibile questi messaggi - racconta Nicoletta, madre di due figli e un matrimonio lungo 18 anni alle spalle che lei definisce un “lungo sonno”- che nascono dall'eleborazione di alcune consapevolezze che ho maturato durante il percorso che ho fatto e continuo a fare presso il centro antiviolenza “Le onde” di Palermo»
«La violenza psicologica è la più devastante, perchè è la più difficile da riconoscere e da dimostrare è veramente la più subdola. Non sono caduta in depressione perchè sono una tosta -aggiunge scuotendo la testa incorniciata da un taglio di capelli sbarazzino sale e pepe- però avevo perso la fiducia in me stessa». Un giorno, grazie al suggerimento della sorella, Nicoletta ha trovatola forza di comporre il numero del centro antiviolenza Le Onde e di chiedere aiuto. Da lì è iniziata la risalita. Un stage formativo e lavorativo presso un'azienda di dolci e conserve che è un nuovo inizio, ed è lì che ritrova la gioia di vivere.
«La mattina mi alzavo finalmente felice, perchè sapevo che quel giorno avrei imparato qualcosa di nuovo. Frequentare lo stage per sei mesi è stato un modo per rilassarmi, per ritrovare me stessa dopo i momenti più bui della mia vita» racconta Nicoletta che ha sempre amato la cucina anche grazie alle zie che le hanno trasmesso questa passione per la cucina familiare e tradizionale. La scoperta del lievito madre, poi, è un'illuminazione. Lo coccola come fosse un bambino ed un po' per volte impara pure a impastare, a fare torte e biscotti per regalare e regalarsi gioia.
«Per anni avevo svolto un lavoro da segretaria e producevo solo carte ora invece facevo qualcosa che nasceva dalla mie mani e che mi faceva sentire finalmente orgogliosa di me. Per troppo tempo- dice con un filo di amarezza nella voce- mi ero sentita inadeguata. In me c'era sempre qualcosa che non andava. "Dovresti e potresti fare così" sono espressioni che ormai non tollero più, perché ho ricominciato ad ascoltare i miei bisogni senza più stare attenta a ciò che possano pensare gli altri. Ed infatti l'etichetta dei nostri prodotti che più mi piace è quella con la scritta “Tu vali e sei libera, sempre!”.

Nicoletta e Claudia, le Cuoche combattenti

Grazie allo stage Nicoletta inizia a svegliarsi, un passo alla volta, ritrovando quell'energia che aveva smarrito negli anni. Lo stage e il supporto delle operatrici del centro “Le Onde”, sono un punto di partenza da cui iniziare una vita nuova.
«Sapevo che dovevo ricominciare per me ed i miei figli, perchè la conquista dell'autonomia economica è un passo importante per affrancarsi, ed ho iniziato a pensare che la mia passione per la cucina poteva diventare un lavoro. Da qui l'idea delle “Cuoche combattenti”. L'ho pensata subito al plurale, perchè ero certa che avrei coinvolto altre donne che, come me, sentivano il bisogno di riscattarsi. Con le Cuoche combattenti racconto chi sono, e grazie alle etichette antiviolenza che nascono dalla mia passione per la grafica, diffondo messaggi di incoraggiamento rivolti ad altre donne».
Grazie al passaparola, Claudia conosce l'iniziativa di Nicoletta. Anche lei è una donna distrutta dalla violenza di un compagno che non le ha risparmiato cicatrici sul corpo e nell'anima. «Ho lavorato nella formazione ma avevo perso il lavoro - racconta con un filo di voce- . Dopo due anni ho trovato il coraggio di allontanare il mio compagno».
Anche Claudia a un certo punto della sua vita ha trovato il coraggio di chiedere aiuto, spinta anche dalla necessità di assicurare un futuro sereno ai suoi due figli. In questo inizio di rinascita, che parte proprio dal momento in cui si ha la capacità di chiedere aiuto, Claudia e Nicoletta s'incontrano e si specchiano l'una nell'altra.

Hanno entrambe 47 anni, due figli ciascuna e un passato doloroso ormai alle spalle. Anche se le cicatrici sono difficili a rimarginarsi, davanti a loro c'è uno spiraglio di luce che via via si fa sempre più luminoso. «Fin da bambina mi piaceva andare a raccogliere la futta e preparare le marmellate- si racconta timidamente Claudia- e adesso che penso che lo faccio per lavoro, mi sembra importante»
In attesa di avere un proprio laboratorio, Nicoletta e Claudia lavorano a casa, ma la clientela non manca.
«A Natale c' è stato il boom di richieste - raccontano con entusiasmo- nelle nostre cucine abbiamofatto i pesti di melenzane che sono andati a ruba, ma anche pesti di radicchio e noci, marmellate di cipolle rosse, gelatina di vino, confetture di pere e cannella. Adesso abbiamo preparato delle gelatine di mandarini. Attraverso le nostre preparazioni vogliamo dire alle altre donne: "ce la possiamo fare"- dice con piglio deciso Nicoletta-. Noi siamo partite da zero, stiamo investendo tempo ed energia, stiamo facendo sacrifici per far conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia, ma ce la possiamo fare. In questo percorso siamo accompagnate dalle operatrichi del centro Le Onde che ci stanno aiutando a creare un'impresa sociale. Forse faremo richiesta di un microcredito, ma intanto ci stiamo rimboccando le maniche».
Intanto sulla loro pagina facebook è partita una campagna di crowfunding perché il sogno delle “Cuoche combattenti” diventi realtà, ed è anche iniziata la vendita dei coupon per partecipare alla cena dell'8 marzo che stanno organizzando all'Istituto alberghiero “Pietro Piazza” di Palermo con un menù declinato sulle loro produzioni.
Nelle loro cucine in questi giorni c'è grande fermento e loro, leggiadre, fendono l'aria con il mattarello, il loro simbolo, che fanno roteare tra le mani. «Nessuna paura, per noi il mattarello non è un'arma, ma lo strumento della nostra creatività». Finalmente ridono all'unisono, e sembrano quasi due donne spensierate. A volte ci vuole molta forza, anche per essere leggere...


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 05 marzo 2018
Aggiornato il 21 marzo 2018 alle 13:03





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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