mercoledì 24 luglio 2019

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Lampedusa, bel suol d'amore

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Mi scusino nelle loro tombe gli autori della marcetta patriottica “A Tripoli”, scritta per promuovere la campagna coloniale libica del 1911. L’accostamento con la “battaglia navale” in corso in questo momento a Lampedusa sorge quasi spontaneo. “Battaglia navale” scatenata dall’”affronto” della “sbruffoncella” tedesca Carola Rackete, la capitana della nave Sea Watch 3


di Gianni Nicola Caracoglia

“Sai dove s'annida più florido il suol? / Sai dove sorride più magico il sol? / Sul mar che ci lega con l'Africa d'or, / la stella d'Italia ci addita un tesor. / Ci addita un tesor! Lampedusa, bel suol d'amore, ti giunga dolce questa mia canzon! / Sventoli il tricolore, sulle tue torri al rombo del cannon! Naviga, o corazzata: benigno è il vento e dolce la stagion. Lampedusa, terra incantata, sarai italiana al rombo del cannon! (…) A Lampedusa i turchi non regnano più: già il nostro vessillo issato è lassù…".

La Porta d'Europa di Lampedusa

Mi scusino nelle loro tombe il paroliere Giovanni Corvetto e il compositore Colombino Arona, autori nel 1911 della marcetta patriottica “A Tripoli”, poi da tutti conosciuta come “Tripoli, bel suol d’amore”, esempio di canzone propagandistica nata per accompagnare la campagna coloniale del Regno d’Italia nel 1911 intenzionata a entrare nel giro delle potenze coloniali dell’epoca partendo dalla sabbiosa Libia da sottrarre all’Impero Ottomano (manco del petrolio allora si sapeva, scoperto solo due anni dopo la conquista del Paese nordafricano). L’accostamento con la “battaglia navale” in corso in questo momento a Lampedusa sorge quasi spontaneo. “Battaglia navale” scatenata dall’”affronto” della “sbruffoncella” tedesca Carola Rackete, la capitana della nave battente bandiera olandese Sea Watch 3, emanazione in mare della ong tedesca Sea Watch, che ha osato sfidare il divieto assoluto di transito in acque italiche imposto dal decreto sicurezza bis votato qualche giorno fa dal governo (decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53 recante "Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica", G.U. n. 138 del 14 giugno 2019).


La parola più gentile che si sente dire dalla molteplice e serena anima sovranista italica (non solo leghista governativa ma anche fratellista-italica di opposizione, con qualche frangia pentastellata borderline) in questo momento è che la nave, anzi le navi delle ong, devono essere “affondate”. Alla politica sovranista piace il rombo, seppur virtuale e concettuale, del cannone: “Lampedusa, terra incantata, sarai italiana al rombo del cannon! (…) A Lampedusa i turchi non regnano più: già il nostro vessillo issato è lassù…”.

Lampedusa candidata al Nobel per la pace per l’accoglienza? Roba vecchia di quando era sindaca Giusi Nicolini. Lampedusa e lampedusani isola e isolani di umanità? Roba vecchia di quanto Pietro Bartolo faceva il medico prima di darsi alla politica. I 368 morti del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, giornata tragica che generò la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione? Roba vecchia, i morti sono morti e pace all’anima loro. Don Carmelo La Magra, il prete di Lampedusa, dorme al porto con gli attivisti di Forum Solidale Lampedusa e alcuni turisti, in attesa che la Sea Watch 3 entri in rada? Fuori tempo massimo, già aveva detto tutto il "papa vero", Giovanni Paolo II, no quello di ora, il pauperista Bergoglio, che si accoglie finché si può. Ecco perché il sovranista italico crede che il Nobel per la pace lo meriti Salvini perché in fondo, tra lui e Woytila... quasi nessuna differenza.

Ogni giorno a Lampedusa arrivano immigrati con i barchini, come ha ben sottolineato il sindaco Totò Martello, e nessuno se ne accorge e soprattutto nessuno parla mentre se un capitano di una nave di una ong fa un’operazione di salvataggio alla luce del sole cocente del Mediterraneo, davanti ad una Libia in balia della guerra civile, deve essere arrestato perché pericoloso criminale? Dice il sindaco a Luciana Matarese di Huffington Post: “Se un pescatore si trova a navigare in zona Sar e tenta di salvare qualcuno, perde l’attività, il peschereccio di sua proprietà. Ma a mare vige la regola che bisogna salvare chi è in difficoltà. Né tantomeno si può pensare che chi salva possa o debba chiedere il passaporto a chi sta affogando. Il decreto, fatto per colpire le Ong, è valido per tutti. Dissuade dal salvare vite umane, contravvenendo alle regole internazionali sulla navigazione”.

Il porto vecchio di Lampedusa

Parola di lampedusano vero. Diceva Martello a marzo ad Alessandro Puglia del magazine "Vita": «Il fatto che siamo stati cancellati dal cruscotto del ministero dell’Interno ha due chiavi di lettura: dimostrare agli italiani che non ci sono più sbarchi e toglierci i fondi che ricevevamo in quanto eravamo tra i comuni italiani interessati dagli sbarchi. Dal 2011 avevamo ricevuto la sospensione delle tasse che era inserita nel decreto Milleproroghe, un’esenzione che è stata abolita per il 2018 e il 2019, quindi fra qualche giorno a tutti gli imprenditori lampedusani arriveranno le cartelle esattoriali e saranno falliti. Su questo abbiamo informato il governo, abbiamo scritto a Tria, al ministero dell’Interno, a Conte, ma nessuno si è fatto vivo. Un governo che si definisce del popolo non può non rispondere a un’istituzione che rappresenta il popolo», aggiunge Martello che definisce Lampedusa «isola mortificata dallo Stato». Ecco perché a maggio, alle Europee, Lampedusa non ha votato: ha votato il 26,62%.

Come scrive Repubblica, “dei 1425 approdati in Italia nel 2019 quasi la metà, circa 700, sono arrivati nel solo mese di maggio” e molti di questi arrivano a Lampedusa. Scriva Valentina Furlanetto sul Sole 24 ore: “Quasi ogni giorno si registrano arrivi su piccole imbarcazioni, gommoni e barche a vela. Sono i cosiddetti “sbarchi fantasma”. Una piccola ricognizione per i più pignoli: il 23 giugno sono arrivate 59 persone sulla costa jonica, il giorno prima tre tunisini erano sbarcati a Lampedusa, quattro giorni prima, il 18 giugno, si sono registrati tre piccoli sbarchi con un centinaio di persone totali. Il 19 giugno sono arrivate 45 persone a Lampedusa e lo stesso giorno anche la Sardegna ha visto uno sbarco di 11 persone approdate a Porto Pino. Il 17 giugno 20 persone sono arrivate a Crotone, il 10 altri 20 ad Agrigento. Il 9 due sbarchi fantasma a Lampedusa: uno con 38 migranti, l’altro con 15, tutti eritrei. Il giorno precedente, 8 giugno, erano arrivate 53 persone a Crotone, tutti pakistani. E ancora: il 7 giugno giornata di sbarchi a Rocella Jovina con l’arrivo di 65 persone. Il 3 giugno 21 migranti sono approdati a Porto Pino, in Sardegna. Il 2 giugno ancora un arrivo, questa volta a Torre Calimena, Taranto, con l’arrivo di 70 persone. Il 29 maggio Unhcr dà notizia che una barca a vela con 66 persone a bordo era approdata a Lampedusa”.

Alla politica sovranista piace il rombo, seppur virtuale e concettuale, del cannone: affondare, affondare, affondare…. “Lasciatemi affondare, in mare lo scafo insano, sono un italiano, un italiano vero” (mi scuso con Toto Cutugno, “nemico” dell’Ucraina ma amico delle italiche generazioni). Se una “sbruffoncella” qualsiasi non si ferma allo stop imposto da un Paese sovrano ed entra in porto che fai, si chiede il politico sovranista di turno? Pollice verso impone il nuovo Cesaretto e il popolo dagli spalti social grida: affondare, affondare, affondare…. “Lampedusa, terra incantata, sarai italiana al rombo del cannon! (…) A Lampedusa i turchi non regnano più: già il nostro vessillo issato è lassù…”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 27 giugno 2019




Gianni Nicola Caracoglia

Una laurea in Scienze Politiche, una vecchia passione (mai sviluppata) per la carriera internazionale e una grande passione (poi sviluppata) per il giornalismo, in particolare per la musica e gli spettacoli. Ho diretto per 16 anni l'agenzia Blu Media, adesso dirigo SicilyMag.it. E coltivo un sogno: prima o poi andare in Brasile. "Socialmente" sono presente su Twitter, Facebook e Instagram.


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