sabato 18 agosto 2018

sabato 18 agosto 2018

MENU

1

"La volata di Calò", spettacolo godibilissimo tra passato e futuro

Recensioni

Buona la messa in scena dello Stabile di Catania firmata da Fabio Grossi che oltre a un cast perfettamente rodato e funzionante si avvale delle scenografie video di Mimmo Verdesca che conferiscono alla scena tridimensionalità


di Lavinia D'Agostino

Un racconto poetico sulla libertà, sulla Sicilia e sull’ingegno dei siciliani. Replicherà fino al 25 gennaio, al teatro Musco di Catania, “La volata di Calò”, spettacolo prodotto dalla Stabile etneo e firmato da Fabio Grossi, tratto dal romanzo bestseller di Gaetano Savatteri. La storia è quella di Calogero Montante, il “padre” siciliano delle biciclette, che inizia la sua scalata imprenditoriale da Serradifalco, un paesino in provincia di Caltanissetta che a quei tempi (siamo all’inizio del 1900) fondava la sua economia ancora sulle miniere di zolfo. Una storia, quella di Montante, che è quasi una favola a lieto fine, e il regista Fabio Grossi è riuscito a conferire questo senso di leggerezza inserendo deliziosi cartoon di Turi Scandurra e avvalendosi delle scenografie video (firmate da Mimmo Verdesca, anche assistente alla regia) che conferiscono alla scena tridimensionalità, soprattutto durante le scene di corsa in bicicletta. Già dall’inizio della piéce lo spettatore, grazie alla leggenda della fontana narrata dalla voce fuori campo di Leo Gullotta, viene catapultato in una dimensione favolistica, quasi onirica, che si contrappone alla storia, vera, della Sicilia e di un bambino (il piccolo Alessandro Giorgianni) di nome Calogero Montante.

Liborio Natali e Giorgio Musumeci - foto di Antonio Parrinello

Siamo nel 1908, in una Sicilia povera e ignorante, in cui non ci sono molte alternative: o le miniere di zolfo o un viaggio per l’America. Ma Calogero Montante, che tutti chiamano Calò per distinguerlo dall’omonimo cugino, per tutti Lillo (interpretato da Giorgio Musumeci), è nato in una famiglia benestante: possiede una bicicletta, la sua passione, legge appassionatamente le gesta dei suoi beniamini al Giro d’Italia, e coltiva un unico grande sogno: costruire una bicicletta tutta sua. E ci riesce, nel 1926, proprio a Serradifalco, in quel piccolo paesino su cui nessuno avrebbe scommesso. E’ lì, nella più recondita provincia nissena, che Montante comincerà, grazie al supporto della moglie (una deliziosa Lucia Portale) la sua ascesa, mettendo sù la prima fabbrica di velocipedi da corsa.

In scena Calogero Montante è interpretato da un superlativo Liborio Natali, perfetto anche nel suo accento nisseno, affiancato da un mostro sacro del teatro nostrano, Mimmo Mignemi (che grazie alla sua grande esperienza riesce a camuffare anche l’influenza di stagione che non lascia scampo neppure agli attori) nei panni del Maestro Grillo, storia e memoria di Serradifalco ma anche uomo di cultura con lo sguardo rivolto verso il futuro, che cerca – invano - di impartire un po’ di “sapere” al popolo ignorante e mediocre di Serradifalco (i bravi allievi della Scuola d’arte drammatica “Umberto Spadaro”).

Lucia Portale e Liborio Natali - foto di Antonio Parinello

Sullo sfondo c’è la storia d’Italia, dai primi del ‘900 all’alba del nuovo millennio, e quella della Sicilia, sempre distante e con un modo di pensare diverso da quello del “Continente”. In Sicilia c’è la mafia, uomini senza volto con cui anche Montante dovrà fare i conti, ma ai ricatti dei quali non cederà. Della messa in scena è particolarmente apprezzabile la carrellata di riferimenti all’ambiente culturale siciliano, dagli Anni 60 ad oggi: le parole di Leonardo Sciascia, le battaglie antimafia di Libero Grassi, la voce struggente di Rosa Balistreri che accompagna il finale dello spettacolo, su uno sfondo di girasoli, con le note di “Pirati a Palermo”, fino ai giorni nostri con un giovanissimo Andrea Camilleri, che proprio sulla bicicletta di Calogero Montante (non una qualsiasi, ma proprio la sua) pedalerà da Serradifalco a Porto Empedocle per avere notizie del padre.

“La volata di Calò” è uno spettacolo che racconta - proprio come farebbe Gaetano Savatteri – una storia del passato ma guarda al futuro: non solo la storia leggendaria dell’eroe siciliano capace di scommettere, rischiare e vincere, ma anche il presente e il futuro della sua azienda (ancora esistente, ma purtroppo non a Serradifalco) nelle parole della nipote, interpretata da Mara Di Maura.

Uno spettacolo godibilissimo, un affresco di una Sicilia povera ma ‘ngignusa, fatta di uomini come Calogero Montante: di buona volontà e dai grandi valori. A noi è piaciuto.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 gennaio 2015
Aggiornato il 05 marzo 2015 alle 21:18




Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


TI POTREBBE INTERESSARE

Gli accenti di inquietudine romantica del violino di Girshenko

Sotto un cielo estivo che ha regalato una inconsueta eclissi lunare, il Maestro russo, accompagnato dalla pianista kazaka Sholpan Barlykova, ha incantato il pubblico siracusano di "Ortigia classica", cartellone ideato dal violista Gaetano Adorno per conto della Camerata Polifonica Siciliana, suonando Mozart, Beethoven, Brahms, Dvorak e Sibelius

Rosso Alcantara, luna vermiglia e fiamme infernali rileggono Dante

Con la regia di Giovanni Anfuso, alle Gole ha debuttato (sotto l'eccezionale luce della luna rossa pre-eclissi) la messinscena dell'Inferno dantesco nel suggestivo scenario naturale delle rocce scoscese e dei dirupi attraversati dai vorticosi corsi d'acqua del fiume condiviso da Mojo e Castiglione. Per tre week end consecutivi la "selva oscura" rivive in uno dei più suggestivi angoli di Sicilia

Il garbato equilibrio classico di Bruno Canino ha aperto "Ortigia Classica"

Il pianista napoletano, dall'alto delle sue 83 primavere, ha dato il la al festival organizzato a Siracusa dalla Camerata Polifonica Siciliana, eseguenhdo con ammirevole agilità i concerti per pianoforte e orchestra KV 414 e KV 415 di Mozart in un piacevolissimo dialogo con l’orchestra, pronta ai rilievi tematici sotto la bacchetta incisiva di Gaetano Adorno

Rigoletto, luci e ombre sulla corte di un poco deforme buffone

Ha convinto la messinscena dell'opera di Verdi a Taormina per il Sesto Senso Opera Festival, con la discreta ma efficace regia di Bruno Torrisi e la dominante voce di Raffaele Abete (Il Duca di mantova). Non ha eccelso Desirée Rancatore, una Gilda non ai suoi soliti livelli, e Giovanni Meoni, Rigoletto,corretto ma poco incisivo come la direzione di Angelo Gabrielli. Replica il 15 luglio

Due millenni e mezzo dopo, a Siracusa fa ancora male il riso amaro de "I Cavalieri"

Grazie a un cast di grandi attori, da Antonio Catania a Gigio Alberti a Francesco Pannofino, superata da parte del regista Giampiero Solari la sfida della commedia che chiude il cerchio del 54° festival del Teatro greco dell'Inda. Sbeffeggiare con forza i potenti, e il popolo facilmente raggirabile nella scelta dei suoi rappresentanti, fa sì ridere ma anche incazzarsi

Camilleri, Tiresia e l'eternità. Appuntamento a Siracusa fra cent'anni

Tra storia e futuro, quello che si è vissuto sul palco del Teatro Greco per il Festival dell'Istituto nazionale del dramma antico è stato un evento unico, rapiti per 90 minuti dalla forza roca della voce unica dello scrittore empedoclino nel suo racconto ironico, cinico e poetico allo stesso tempo sull'indovino cieco del mito. Con un arrivederci, nello stesso posto, fra un secolo