Oltremare L'episodio avvenuto al largo di Pantelleria - una petroliera battente bandiera del Camerun abbordata dai militari italiani per controllarne la reale appartenenza - riaccende l'attenzione sulle rotte delle petroliere appartenenti alla cosiddetta “shadow fleet”, la “flotta ombra” utilizzata per esportare petrolio russo aggirando le sanzioni occidentali. Secondo Windward - azienda leader nel settore Maritime AI™, un numero crescente di queste navi modificano sistematicamente il proprio itinerario per evitare controlli
Il Ministero italiano della Difesa ha reso noto ieri che la nave Thaon di Revel, ammiraglia dell’operazione Eunavfor Med Irini, missione dell’Unione Europea nel Mediterraneo, ha effettuato un controllo sulla petroliera Toa Payoh sottoposta a sanzioni dell’Unione europea e appartenente alla cosiddetta “flotta ombra” russa, per verificarne la nazionalità, che per le navi è determinata dalla bandiera che sono autorizzate a battere. La Toa Payoh, che naviga dichiarando bandiera del Camerun, partita il 16 luglio dal porto di Cotonou, in Benin, con direzione Istanbul, è stata intercettata a ovest di Pantelleria, l’isola siciliana distante solo 65 chilometri dalla Tunisia.
Il comandante della petroliera, inizialmente, non ha fornito la collaborazione richiesta. Una squadra di militari italiani ha quindi raggiunto la nave con un elicottero di nave Thaon di Revel e ha effettuato i controlli previsti. L’operazione, svolta con il supporto di una nave greca e di un aereo da pattugliamento polacco, condotta in acque internazionali nell’ambito del mandato europeo, si è svolta nel pieno rispetto dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), che consente a una nave militare, in presenza delle condizioni previste, di procedere alle verifiche necessarie sulla nazionalità di un mercantile e sulla bandiera che è autorizzato a battere. Sono ora in corso le verifiche sulle informazioni e sulla documentazione acquisita durante il controllo.

2 agosto 2026, operazione Irini al largo di Pantelleria: nave Thaon di Revel abborda petroliera appartenente alla “flotta ombra” russa, foto Ministero della Difesa CC BY-NC-SA 4.0
Secondo il diritto marittimo internazionale le navi godono del diritto di passaggio inoffensivo e non possono essere fermate dagli stati costieri ma le navi battenti bandiera falsa, invece, sono considerate apolidi e possono essere abbordate. L’episodio avvenuto al largo delle coste siciliane, riaccende l’attenzione sulle rotte delle petroliere appartenenti alla cosiddetta “shadow fleet”, la “flotta ombra” utilizzata per esportare petrolio russo aggirando le sanzioni occidentali. Secondo l’analisi di Windward – azienda leader nel settore Maritime AI™ che offre una visibilità completa sugli oceani grazie a un’intelligence indipendente – un numero crescente di queste navi modificano sistematicamente il proprio itinerario per evitare controlli. Come ha scritto a giugno l’Hellenic Shipping News, citando fonti di Windward (https://www.hellenicshippingnews.com/why-russias-sanctioned-shadow-fleet-is-bypassing-the-english-channel/), spesso, invece di percorrere il Canale della Manica, che rappresenta la rotta commerciale più breve tra il Baltico e l’Oceano Atlantico, queste navi navigano a nord della Scozia; rimangono al limite della Zona Economica Esclusiva britannica; evitano il tratto di mare dove la Guardia Costiera britannica svolge controlli frequenti. E tra le navi monitorate da Windward il 44% batteva bandiera della Serra Leone, il 19% del Camerun e il 18% della Russia.
La deviazione comporta centinaia di miglia nautiche aggiuntive, maggior consumo di carburante e diversi giorni in più di navigazione. Dal punto di vista economico è una scelta poco conveniente, segno che gli operatori considerano il rischio di controlli più costoso del maggior tempo di viaggio. Negli ultimi anni Francia, Regno Unito, Germania, Svezia, Finlandia, Estonia hanno aumentato le ispezioni e gli abbordaggi di petroliere sospettate di utilizzare registrazioni fraudolente o di violare le sanzioni. Uno degli aspetti più evidenziati riguarda il continuo cambio di bandiera. Secondo Windward 11 delle 12 navi osservate risultano registrate sotto bandiera del Camerun; molte avevano precedentemente utilizzato registri ritenuti fraudolenti, come quelli del Benin o di Timor Est;
alcune continuano addirittura a trasmettere via AIS, il sistema di identificazione automatica, una bandiera non valida. Quando una nave dichiara una registrazione inesistente o revocata può essere considerata “stateless” (priva di nazionalità ai fini del diritto marittimo), situazione che rende molto più semplice un eventuale abbordaggio da parte delle autorità.

Petroliere della flotta ombra, immagine crata con Ai
Delle 12 navi monitorate da Windward vengono riportati cronologia delle sanzioni UE e Regno Unito; cambi di bandiera; periodi in cui hanno evitato il Canale della Manica; eventuali comportamenti anomali come soste prolungate, percorsi a zig-zag o spegnimento temporaneo dei sistemi AIS. Questi elementi suggeriscono che gli operatori stanno adattando le proprie rotte in risposta al crescente rischio di controlli e sequestri. L’articolo, poi, sottolinea l’importanza della “behavioral intelligence”, il controllo di intelligence sul comportamento dei mezzi navali, perché il semplice monitoraggio AIS non è sufficiente. Secondo Windward, le autorità dovrebbero analizzare anche il comportamento storico delle navi, valutando: cronologia delle bandiere; cambi di proprietà; percorsi anomali; deviazioni economicamente irrazionali; soste sospette; frequenza delle visite nei porti russi. Questa analisi comportamentale permetterebbe di identificare con maggiore precisione le navi coinvolte nell’elusione delle sanzioni rispetto ai controlli tradizionali.
L’articolo conclude che il rafforzamento dei controlli europei sta producendo effetti concreti sul comportamento della “flotta ombra” russa essenziale per banche, assicuratori marittimi, società di trading e autorità portuali.



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