venerdì 24 maggio 2019

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Plausi e botte

La preghiera non ha bisogno di chiese, paramenti e mediatori

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Ho sofferto come tutti dell'incendio di Nôtre Dame, per un'opera d'arte comunque magnifica. La mia preghiera, però, quando vado a Parigi si concretizza in qualche minuto di raccoglimento davanti alla "fossa dei comunardi": proprio loro, sterminati coi cannoni o coi Te Deum perché avevano sognato un mondo di uguali


di Antonio Di Grado

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. (Matteo 6, 5-6)

In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. (Matteo 18, 19-20)

Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». (Matteo 8, 19-20)

La preghiera non ha bisogno di chiese, né di incensi e paramenti, né di chierici mediatori e assolventi. La preghiera di cui parla Gesù è solitaria, faccia a faccia con l'Altissimo, e non v'è luogo dove trovarLo, parlarGli e parlarNe, che non sia l'incontro spontaneo di "due o tre" che credono in Lui o che Lo stanno cercando, perché come Gesù il Padre non ha casa che non sia il creato, né conosce istituzioni umane che intendano imprigionarLo in questa o quella appartenenza, in questa o quella certezza, peggio ancora in strutture di pietra e di potere.

La Cattedrale Notre Dame prima dell'incendio del 15 aprile

Ho sofferto come tutti dell'incendio di Nôtre Dame, per quanto all'arrogante pretesa del gotico di elevare le sue braccia fino a Dio io abbia sempre preferito la sobria austerità del romanico, delle chiese paleocristiane, delle pievi medievali, degli eremi alpestri o dei beghinaggi fiamminghi, se non addirittura l'impervia segretezza delle grotte inaccessibili in cui nascostamente pregavano i perseguitati seguaci piemontesi di Pietro Valdo. Quelle sì case di preghiera, umili e modeste al cospetto dell'Eterno come la Madonna del Beato Angelico rispettosamente china al cospetto dell'Angelo, e non svettante e omaggiata come una sovrana in maestà.

Ho sofferto, certo: per un'opera d'arte comunque magnifica (ma che brutto termine, "patrimonio dell'umanità", che rimanda alla proprietà e al possesso!), ma più ancora per secoli e secoli di lacrime e implorazioni, di devozione e disperazione, di fidente attesa e di sommesso colloquio con la Divinità, incrostati e cristallizzati su quelle antiche mura. E mi sono pure chiesto se non fosse stato più giusto che la furia del fuoco, anziché su quel venerabile tempio, tesoro d'un Medioevo strabordante di fede e di religiosi eccessi, si fosse abbattuta sull'ottocentesco, brutto e prepotente, mausoleo del Sacré Coeur sulla collina di Montmartre.

La Basilica del Sacro cuore a Montmartre

Già, non solo brutto ma prepotente e mendace, direi anzi anti-cristiano, quel Sacro Cuore: perché fu costruito per ringraziare il Signore (udite udite!) per la repressione della Comune e lo sterminio dei comunardi, e per la sconfitta nel sangue del loro sogno di uguaglianza e di libertà. Con la stessa arroganza, fu sventrato il labirinto di vie della Parigi medioevale per aprire gli spaziosi boulevard di Haussman, più idonei al passaggio degli eserciti in caso di nuove rivolte da soffocare, di quanto non fossero quelle vie anguste in cui bastava a fermarli un'improvvisata e frettolosa barricata.

Parigi magica, luogo dell'anima: dove ci sono ancora gli arabeschi delle viuzze del Marais o delle vetrate della Sainte-Chapelle, a farci sognare il Medioevo dei Cistercensi e dei Templari, di Bernardo di Chiaravalle e di Guglielmo di Saint-Thierry, di Abelardo ed Eloisa. Abelardo ed Eloisa: al mausoleo dei due amanti mi reco, nelle mie passeggiate al cimitero parigino del Père Lachaîse, prima di deporre un fiore sulla tomba di Proust e di concludere mestamente il mio pellegrinaggio con qualche minuto di raccoglimento davanti alla "fossa dei comunardi": proprio loro, sterminati coi cannoni o coi Te Deum perché avevano sognato un mondo di uguali, di fraternità, dove gli ultimi fossero primi. E non era quello che aveva promesso Gesù Cristo? E non è la mia, davanti a quella fossa, una preghiera?


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 aprile 2019




Antonio Di Grado

La professione del critico e di chiunque si ostini a interpretare il mondo e a non accettarlo com’è, esige giudizi di valore, promozioni e bocciature, nette prese di posizione. Rigenerare l’Uomo è oggi l'unica praticabile utopia


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