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La post-verità al tempo dell’intelligenza artificiale

Blog C’erano una volta i fatti, erano noiosi ma oggettivi, verificabili e verificati, che servivano da base per qualsiasi discussione sensata, democratica e a difesa della libertà. Nell’era dell’intelligenza artificiale, e dopo la post-verità, i fatti sono diventati secondari. Oggi quello che conta è solo ciò che penso, ciò che “sento”, allo scopo di elevare pensieri irrazionali a teorie universali, le sensazioni a prove, le pulsioni a dogmi

C’erano una volta i fatti, erano noiosi ma oggettivi, verificabili e verificati, che servivano da base per qualsiasi discussione sensata, democratica e a difesa della libertà. Bene, ora scordateveli.
Nell’era dell’intelligenza artificiale, e dopo la post-verità, i fatti sono diventati del tutto secondari, ininfluenti. Oggi quello che conta è solo ciò che penso, ciò che “sento”, ciò che percepisco, senza una base scientifica, allo scopo di elevare pensieri irrazionali a teorie universali, le sensazioni a prove, le pulsioni a dogmi.

Così, in questo meraviglioso mondo la percezione batte la realtà. Un click compulsivo su un titolo sensazionalistico vale più di un’inchiesta giornalistica. L’importante è che “mi piace”, non che sia vero, che “mi sa di buono” anche se a danno di individui o parte della società, o, ancora meglio, diventa insindacabile se “conferma quello che già pensavo”. La terra è piatta? “Lo è, l’ho sempre pensato, ci nascondono la verità, ma io l’ho sempre saputo”.

Il concetto è semplice, quasi infantile: se una notizia fa sentire bene, se si allinea con le proprie irrazionali convinzioni preesistenti e pregiudizi, allora è vera. Non importa se è stata creata da un dodicenne annoiato o da un algoritmo tarato per tali giochetti oppure da un governo per creare confusione, alimentare l’ignoranza, la violenza o il razzismo. La verifica? Roba da accademici noiosi. Il contraddittorio? Un’inutile perdita di tempo che mina la “mia verità” appena abbracciata con fervore fanatico. E così, eccoci a ligare animatamente su cose che non sono mai successe, a indignarci per bufale create ad arte, a condividere con veemenza “notizie” che, se solo ci dedicassimo cinque minuti a un controllo incrociato, scopriremmo essere palesemente false. Ma perché farlo? La fatica di pensare è insopportabile, e il piacere di avere ragione, anche se su basi inesistenti, è irrinunciabile.

Un campanello d’allarme per queste vittime-guerrieri della post-verità è l’iper-informazione che possiedono. A ogni domanda o dubbio, senza colpo ferire hanno la risposta pronta. Anzi ce l’hanno a memoria, facilitati dalla ripetizione continua delle loro fonti malsane, dopo essersi sorbiti ore e ore di video che li martellano e li manipolano nel miglior tipo di lavaggio del cervello: quello volontario. Così soddisfano le lacune ideologiche o dottrinali (“Sono più preparato di te!”), così si curano le loro più profonde frustrazioni e dolori dopo aver scoperto, poveri loro, di essere degli inetti illusi dalla propria megalomania.
La post-verità ci ha fatto capire che i social network sono il banchetto ideale per certi internauti che si abbuffano di odio, di ribaltamento dei valori scientifici e democratici, perdita di credibilità delle istituzioni e degli intellettuali. Le opinioni feroci, impressionanti, sproporzionate fanno subito presa su gente che per decenni si è sentito dire che il modello vincete è quello che ostenta con orgoglio l’ignoranza, che la furbizia vale di più dell’onestà e che non contano meriti e competenze, contano i like e i soldi (che ti permettono di pagare cibi e viaggi “instagrammabili”, di comprare una laurea, un partner e perfino un lavoro). Il resto non conta, non c’è spazio per tutto il resto e per chi ha qualità reali. E nel frattempo, la Verità se ne sta inascoltata e derisa…


Se il Presidente degli Stati Uniti pubblica su un social un video in cui arrestano alla sua presenza in modo plateale Obama, non lo fa solo per guadagnare soldi, per propaganda, o perché sa che la post-verità è più forte del reale. Lo fa perché lui parla a quel fiume enorme di gente complottista, negazionista, psicotica, ignorante, paranoica e schizofrenica – lo zoccolo duro del suo elettorato – che ormai da decenni si nutre di falsità e lancia un messaggio chiaro e al tempo stesso raccapricciante, ovvero “chi è contro di me è un criminale”. Statene pur certi che milioni di persone, senza gli strumenti adatti, avranno pensato che realmente Barach Obama sia stato messo in galera per ordine di Trump. Nell’America più profonda video del genere vengono guardati con felicità, e con felicità si pensa “finalmente sta accadendo…”. Cosa? Una rivalsa violenta verso chi, con la propria cultura, preparazione, serietà, ha rappresentato “un’offesa” per milioni e milioni di analfabeti funzionali. Gente che al primo acciacco diranno “È colpa dei vaccini!”, che è certa che la Terra sia piatta, gente che ha difficoltà a leggere un testo elementare ma che sciorina a memoria teorie pseudoscientifiche e che, statene pure certi, avrà parole giustificanti e di elogio per i più sanguinari leader contemporanei.

Il finto arresto di Obama nel video fake diffuso da Trump

L’Intelligenza Artificiale è uno strumento, e come ogni strumento ha senso in base a chi lo usa. Trump e altri signori usano l’AI con tutti i crismi della post-verità a danno della democrazia, per limitare le libertà. Non è da escludere che certi leader edulcoreranno sempre più la loro immagine fino a descriversi come messaggeri divini, eletti, Messia in contatto diretto con Dio, grazie al quale giustificheranno ogni forma di atrocità umana.
Ora sta a ogni singolo individuo scegliere da che parte stare, se dalla parte della Verità-vera difficile, sudata e non sempre allineata a ciò che pensiamo e vogliamo, o dalla parte di chi nega fatti storici, scientifici e razionali.

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