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La colata del 1669, quando l'Etna spostò la costa di 800 metri

Eventi

Nuovo appuntamento il 16 febbraio a Misterbianco de "Le colate raccontate", il format cultural-scientifico che narra le principali eruzioni del Vulcano siciliano. Lo scrittore Sergio Mangiameli e il vulcanologo Stefano Branca, moderati dal giornalista Gaetano Perricone, con le letture di Aldo Leontini, ricorderanno il 350° anniversario della storica colata del 1669


di Laura Cavallaro

“Attorno al Castello Ursino la notte era tersa, avvolta da un’aria così leggera che i bagliori della colata al Bastione di San Giorgio erano uguali al Gran Carro…”. Così lo scrittore Sergio Mangiameli immagina nel suo racconto, Cena al Castello, giugno 1669 (consultabile sul sito Etnalife alla sezione Storie dall’altro mondo), l’arrivo della lava in prossimità di quella che allora era la residenza del Viceré. La dimora, fatta costruire in prossimità del mare da Federico II di Svevia nel XIII secolo, in quell’occasione perse il fossato cinquecentesco: «Il castello Ursino – spiega l’autore – fu saldato alla terraferma e la morfologia della zona cambiò radicalmente, spostando di 800 metri la costa».

Giacinto Platania, Catania raggiunta dalle colate laviche dell'eruzione dell'Etna del 1669

Sergio Mangiameli

Realtà e finzione si mescolano, dunque, per dare vita a Le colate raccontate, un esperimento scientifico-letterario che da alcuni anni viene riproposto nei centri maggiormente colpiti dall’eruzione e che il 16 febbraio, alle 20, avrà luogo a Misterbianco, allo Stabilimento di Monaco, in occasione del 350° anniversario della storica colata del 1669. «L’idea – racconta Mangiameli – è nata un po’ per scherzo. Avevo preso parte alla conferenza a Nicolosi di Stefano Branca nella quale si analizzavano gli aspetti vulcanologici e storici dell’eruzione e l’impatto sul territorio e sulla popolazione durante i quattro mesi. Da lì ho deciso di scrivere un racconto, a cui nel tempo ne sono seguiti altri».

Stefano Branca

Aldo Leontini

La performance prende pertanto la mosse da quest’embrione diventando nel tempo un format completo grazie all’ingresso in squadra, oltre al geologo-scrittore e al vulcanologo Ingv Stefano Branca, del giornalista Gaetano Perricone, che solitamente introduce l’incontro e della voce narrante di Aldo Leontini, che dà vita ai diversi personaggi.

Gaetano Perricone

Quattro protagonisti che fra scienza e letteratura faranno rivivere al pubblico uno degli avvenimenti naturali di maggior portata che memoria umana ricordi. «Bisogna distinguere – ci spiega il vulcanologo – fra piccole e grandi eruzioni, quella del 1669 è stata grande poiché è avvenuta a bassa quota nell’aria più urbanizzata. Se, infatti, avesse avuto luogo in una zona desertica o disabitata, non avrebbe fatto così clamore rimanendo soltanto nei cataloghi vulcanologici. A differenza dell’eruzione del 1991-1993 che ha avuto una durata più lunga, un anno e mezzo circa ed è avvenuta in aree abbandonate, quella secentesca in quattro mesi mutò sostanzialmente la geografia dei luoghi».

Dopo una serie di terremoti, iniziati fra il 25 febbraio e l’8 marzo, alcune bocche si aprirono in prossimità di Nicolosi e Mompileri, distruggendo entrambi i siti e danneggiando altresì Trecastagni, Pedara, Mascalucia e Gravina. Quando in seguito anche il cratere centrale collassò su sé stesso, il fiume di lava si diramò in tre direzioni: San Pietro Clarenza, Campo Rotondo Etneo e San Giovanni Galermo. Prima di investire le borgate catanesi, però, raggiunse Misterbianco, che fu inghiottita dalla massa lavica. Alla furia furono sottratte solo: un querceto; il campanile della Chiesa Madre, U Campanarazzu; alcuni muri della chiesa di San Nicolò e la chiesetta rurale della Madonna degli Ammalati. Non poteva che partire da qui il tour de Le colate raccontate, prima dell’appuntamento estivo dell’11 luglio prossimo a Massannunziata al Santuario di Mompileri.

Leontini, Mangiameli, l'Etna, Perricone e Branca

Nino GulinoIl presidente del Rotary Club Misterbianco, Nino Gulino, promotore della serata, ha spiegato che l’evento sarà ospitato allo Stabilimento di Monaco, un esempio di rinascita perfettamente in linea con i temi affrontati. «All’interno dell’opificio – racconta Gulino – si svolgevano numerose attività: pastificio, distilleria e mulino. La fama e il prestigio dei Monaco raggiunsero perfino il ministro Giovanni Giolitti che, nel 1901, volle venire a Misterbianco per visitare lo stabilimento. Inoltre, la famiglia sostenne i costi della prima rete elettrica del paese, illuminato fino a quel momento da lampioni a olio. Un'industria all'avanguardia che eccelleva nell’organizzazione, nella produzione e nell'esportazione, distrutta da un devastante incendio la sera del 20 aprile 1922, che mise fine al sogno». Dopo anni di abbandono l’amministrazione locale gli ha ridato nuova vita trasformandolo in un grande centro culturale polivalente, dove recuperare le tradizioni e la stessa identità del paese.

Campanarazzu a Misterbianco, l'altare destro

Gli effetti del versamento furono devastanti per il popolo che non solo vide distrutte le loro abitazioni ma anche la loro unica fonte di sostentamento: «La colata lavica – sottolinea Branca – coprì 40 chilometri quadrati di superficie che improvvisamente divenne sterile e inutile. Non andarono persi solo i raccolti di quell’anno ma fu compromessa l’intera economia della città di Catania e dei paesi che vi gravitano attorno, sostenuta interamente dall’agricoltura». Non solo, ma anche dal punto di vista visivo la città si modificò: «Prima Catania – racconta Mangiameli – era una città bianca; la pietra per le costruzioni, infatti, veniva fatta arrivare da Siracusa poi divenne necessariamente nera. Inoltre, così come il lago di Nicito anche il fiume Amenano fu ricoperto. Da allora, infatti, scorre sottoterra». Se però la scomparsa del bacino non fu drammatica - «Si trattava –chiarisce Branca – di una zona malarica. Un pantano più che un lago: umido d’inverno e secco d’estate» - la perdita più grande fu invece la scomparsa delle sorgenti presenti in città: «Scomparvero tutti i canali d’acqua che furono coperti dalla colata».

L'eruzione dell'Etna del 1669

Lo spettacolo oltre ad avere la funzione di memoria sociale si prefigge il compito di sensibilizzare sul rapporto uomo-natura. Mangiameli: «La scena immaginata per il racconto in cui i protagonisti banchettano mentre la lava devasta la città sarebbe impensabile oggi con tutte le ordinanze e i blocchi esistenti. Dobbiamo riappropriarci della possibilità di vivere la natura che esprime se stessa senza considerarla un nemico. Oggi è impossibile andare a vedere una colata, gli stessi geologi che si formano e laureano all’Università di Catania non possono raggiungere l’Etna durante l’attività eruttiva a causa dei divieti imposti. Per questo abbiamo fondato il Comitato Etnalibera, un’organizzazione trasversale cui hanno aderito giornalisti, professionisti, personaggi dello spettacolo e con la quale cerchiamo di sensibilizzare le istituzioni affinché si cambi il regolamento d’accesso alle quote sommitali durante l’attività eruttiva».

L’importante ricorrenza sarà celebrata inoltre in forma istituzionale anche dalla Sovraintendenza di Catania: «Dal 9 marzo – aggiunge Branca – per quattro mesi avranno luogo una serie di conferenze a carattere tecnico-scientifico per non dimenticare, dopo l’anniversario di novembre in cui ricorrevano i novant’anni dalla colata che ha distrutto il paese di Mascali, un evento importante come l’eruzione del 1669».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 14 febbraio 2019
Aggiornato il 16 febbraio 2019 alle 10:57





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