mercoledì 24 aprile 2019

mercoledì 24 aprile 2019

MENU

"La classe", finché c'è scuola, c'è speranza

Recensioni

Lo spettacolo teatrale, dal testo di Vincenzo Manna con la regia di Giuseppe Marini, andato in scena allo Stabile di Catania, scandaglia in maniera acuta ma impietosa il prismatico universo giovanile, ma soprattutto rivaluta l’importanza dell’azione educativa


di Silvana La Porta

Riusciranno sei alunni difficili, figli della periferia urbana di un’imprecisata città, descritti daI cinico preside della loro scuola con l’impietosa metafora delle galline, animali insulsi e dalle zucche vuote, che vivono di istinti irrefrenabili, a trovare un riscatto alla loro incolpevole abiezione?

E’ questa la scommessa messa in scena dal godibile spettacolo “La classe” ospitato nei giorni scorsi dal Teatro stabile di Catania: ed è una scommessa vinta con ironia e intelligenza dall’autore Vincenzo Manna, dal regista Giuseppe Marini (con le scene di Alessandro Chiti, i costumi di Laura Fantuzzo, le musiche di Paolo Coletta, il disegno luci di Javier Delle Monache) e dal cast degli attori (Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia D’Amico, Giulia Paoletti ) davvero capaci di sostenere il loro ruolo con decisione e passione.

Passione appunto: civile, morale, esistenziale, passione a 360 gradi è quella che trasuda da questo spettacolo ad ogni battuta, ad ogni scena. A partire dalla confusione voluta di fogli a terra sul palcoscenico, in una classe simbolo essa stessa del degrado in cui vivono i giovani sbandati cui Albert, un professore di storia trentacinquenne (un bravo Andrea Paolotti), vuole offrire con dolcezza determinata, un’occasione di riscatto, proponendo loro di partecipare ad un concorso dall’inquietante tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.

Da sinistra Claudio Casadio, Andrea Paolotti e Brenno Placido, foto Federico Riva

Perché a pochi passi dalla scuola, c’è lo Zoo, il più grande campo profughi d’Europa, circondato da un terribile muro per evitare la fuga dei rifugiati. E il degrado dei luoghi è metafora di un’orribile perdita di umanità che sfocia nella rabbia dei giovani alunni, inizialmente selvaggi e apparentemente poco addomesticabili: ma l’amore del professore di storia farà il miracolo, catturandoli con le testimonianze dei reietti della società, vittime delle aberrazioni e delle persecuzioni della storia.

Si ride, si riflette, si soffre con i personaggi, si tocca con mano il dolore e la disperazione in questa bella piece, fino al colpo di scena di cui sarà protagonista il più tosto degli alunni, quel Nicolas violento ed emarginato, che finirà per sparare all’impazzata con conseguenze impreviste.

E in effetti la vera rivelazione dello spettacolo sono stati i sei giovani attori, caratterizzati da una spontaneità straordinaria, da una tecnica sicura e da un’acuta capacità di coinvolgimento del pubblico, in particolare dei tanti docenti presenti in sala, che, in uscita, non hanno mancato di sottolineare proprio la dimensione pedagogica della messa in scena.

L'intero cast de La classe

Non a caso il progetto "La classe" ha visto la sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP), prendendo avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di interrelare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.

Uno spettacolo acuto, che scandaglia impietosamente il prismatico universo giovanile, perché i giovani sono il futuro della società; ma soprattutto uno spettacolo che ha rivalutato l’importanza dell’azione educativa. E se qualche operatore della scuola assomiglia al preside disilluso che paragona i ragazzi alle galline, tanti educatori speriamo assomiglino al buon professore di storia. Perché finché c’è scuola, c’è speranza…


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 17 gennaio 2019





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


TI POTREBBE INTERESSARE

In "Nove" Egle Doria interpreta se stessa per una denuncia sociale

E' andato in scena al Teatro del Canovaccio di Catania l'intellligente spettacolo diretto da Nicola Alberto Orofino in cui l'attrice catanese, che con grande disinvoltura ha attraversato tutti i registri, ha denunciato la necessità di lottare per i diritti Lgbt

Gioia e dolore, matrimonio perfetto in West Side Story

La Camerata Polifonica Siciliana ha vinto la difficile sfida di mettere in scena al Sangiorgi di Catania la versione cameristica per due voci, due pianoforti e percussioni del più celebre musical di tutti i tempi

Ruben Micieli, il talento ibleo che ama l'Europa romantica

Wagner, Liszt, Chopin, Prokofiev, Cajkovskij per l'applaudito concerto del pianista ibleo per "Florilegi sonori", la stagione della Societa Catanese Amici della Musica

Il Gabbiano, un miracolo di semplicità e grazia

Allo Stabile di Catania la messa in scena diretta da Marco Sciaccaluga ha puntato sulla valorizzazione degli splendidi dialoghi

Il Sangiorgi si accende con la notte dello swing

Spumeggiante concerto a Catania dell'HJO Jazz Orchestra, ospite alla voce Rosalba Bentivoglio. Diretta da Sebastiano Benvenuto Ramaci, l'orchestra ha suonato nell'ambito della rassegna "Un palcoscenico per la città". La manifestazione è stata promossa da “Non solo classica” sotto la direzione artistica del Maestro Giovanni Cultrera, in coproduzione col Teatro Massimo Vincenzo Bellini

Sull'onda emotiva dei Carmina Burana l'arte salva l'arte

Nella Basilica di San Sebastiano di Acireale, gremita all'inverosimile, il M° Giovanni Ferrauto ha diretto lo scorso 9 marzo un concerto magico