sabato 21 aprile 2018

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La chiesa di Cristo al Monte, il gioiello rococò di Paternò

Itinerari

Augusto Ciancio, uno dei proprietari della chiesa un tempo appartenente alla Compagnia dei Bianchi, ci guida alla scoperta di uno dei tesori paternesi (presto fuibile dal pubblico) le cui origini si perdono nella notte dei tempi, ma che di certo ha ospitato a lungo i condannati a morte, e che nel 1743 divenne il più importante esempio di tardo-barocco della cittadina etnea


di Salvo Fallica

La chiesa di Cristo al Monte è uno dei gioielli culturali della collina storica di Paternò e contiene degli splendori architettonici ed artistici nella parte interna. E' una chiesa che risale al XVI secolo ma a differenza degli altri beni culturali che sorgono sull'antica acropoli paternese è privata, non pubblica. Sull'anno esatto della genesi della chiesa non vi è alcuna certezza, viene indicata orientativamente la data del 1568 ma lo storico Salvo Di Matteo nel suo importante libro “Paternò. La storia e la civiltà artistica” scrisse che: “Nel 1568 la chiesa già esisteva, se, con privilegio del 9 aprile di quell'anno in notar Antonino de Michele, don Cesare Moncada e Pignatelli, appena succeduto al padre nella Signoria di Paternò, la dotava di un annuo censo di venti onze”. Può invece esser sostenuto che la parte esterna risale al XVI secolo od inizio della seconda metà del 1500. Su questo vi è sintonia fra gli studiosi di storia e di arte. La facciata, al di là del portale di ingresso “medievaleggiante” ha nella sua semplicità ed essenziale sobrietà di stile una impronta rinascimentale.

La chiesa di Cristo al Monte di Paternò - ph Salvo Fallica

Come fa notare Augusto Ciancio che ci ha fatto da guida in questo viaggio, uno dei proprietari della chiesa appartenente alla Compagnia dei Bianchi, un gentile dirigente bancario in pensione impegnato nel sociale, appassionato di beni culturali, «la sacrestia è la parte più antica della struttura, qui vi era una precedente chiesa di epoca medievale, potrebbe addirittura risalire all'epoca normanna». Secondo Ciancio di sicuro nel Trecento vi era qui una piccola chiesa ed indica (vedi foto) la porta di ingresso di quel periodo che oggi è murata.

La porta d'ingresso alla chiesa trecentesca, oggi murata - ph Salvo Fallica

Dalla sacrestia vi è il passaggio allo spazio dove venivano imprigionati i condannati a morte. Sostiene Pippo Virgillito, studioso di storia locale, ed in particolare di tradizioni e costumi sociali, antropologia e beni culturali, che vi sono anche degli spazi sotterranei nella chiesa - allo stato attuale non visitabili- «dove venivano ospitati i condannati a morte. Le condanne venivano eseguite nella parte bassa della città, nell'attuale piazza di San Francesco di Paola. Piazza che adesso si trova nel cuore del centro storico, e che allora invece era periferica rispetto al centro che si trovava sulla sommità della collina storica».
Virgillito aggiunge che «vi sono tradizioni che parlano anche di fughe ed altre storie originali. Certo è, l'atteggiamento filantropico della Compagnia dei Bianchi. In pratica una parte dell'élite cittadina si impegnava in finalità di assistenza verso gli altri, e non si occupava solo dei condannati a morte».

La botola d'accesso ai sotterranei - ph Salvo Fallica

Augusto Ciancio sottolinea come negli ultimi decenni, sulla scia dell'esempio di suo padre, si è impegnato molto per conservare e valorizzare la chiesa di Cristo al Monte. L'ha aperta appositamente per farcela visitare e poterla raccontare. E con spirito di volontariato ha deciso di organizzare delle visite gratuite per i cittadini ed i turisti che vorranno visitarla. Ciancio aggiunge altre notazioni storiche: «La chiesa di Cristo al Monte sotto l'insegna del SS. Cristo alla colonna, fu fondata a somiglianza di quella costituita a Palermo nel 1541 e a Catania nel 1570 per iniziativa di alcuni notabili del luogo. I Capitoli statutari dell'Arciconfraternita furono dettati dalla Giunta dei Presidenti e fu fissata la sua sede nella chiesa. Un altro passaggio storico importante è che venne riconosciuta e riconfermata con biglietto del Vice Re del 28 luglio del 1783 a firma del marchese Caracciolo».
Ciancio si sofferma anche sullo spirito etico che ne animò la genesi: «Il nucleo essenziale è stato lo spirito di filantropia che si esternava in opere di assistenza morale e materiale per i bisognosi ed i più deboli, e nella cura dei condannati a morte. Si prendevano l'impegno di sostenere la famiglia dei condannati, si occupavano dell'istruzione dei figli e del loro avvenire, e costituivano la dote per le future nozze delle figlie. L'Arciconfraternita godeva di molti censi di entrate proprie e dalle tasse di ammissione di nuovi soci. Per regolamento statutario potevano entrare a fare parte dell' Arciconfraternita persone di ambo i sessi che avevano la qualifica di 'nobili' e ne producevano le prove».

L'interno della chiesa di Cristo al Monte - ph Salvo Fallica

La parte interna della chiesa con tutti i suoi gioielli culturali ha le sue origini nei lavori di restauro del 1743. Divenne allora il più importante esempio di tardo-barocco di Paternò.
Appena entrati nella chiesa si viene subito colpiti dalla bellezza barocca dell'altare maggiore, uno spettacolo sul piano della struttura architettonica ed artistica. La descrizione più ampia e dettagliata di questa suggestiva visione è stata realizzata nel già citato libro di Di Matteo, uno storico scomparso da poco che ha dedicato la sua vita allo studio della Sicilia, ed ha scritto testi di solido rigore storiografico su Palermo e su Paternò. Merita di essere citata la sua narrazione dell'altare maggiore: “(...) Gigantesca struttura adorna di fregi e di stucchi, ridondante di aggetti e di lessicali risonanze, che sembra con la propria monumentalità far violenza allo spazio circostante per imporre enfaticamente un disegno di fastosa grandiosità”.

L'altare barocco della chiesa di Cristo al Monte - ph Salvo Fallica

E' un esempio sui generis di Rococò, e vi è una teatralità stilistica e scenografica che ancora una volta Di Matteo ha saputo mostrare nella sua pienezza: “L'imponenza della macchina scenica è accentuata dal plastico vigore di sei colonne tortili con capitelli compositi, avvolte da luminiscenti spirali di fogliame indorato, che si innalzano fino alla opulenta trabeazione, al di sopra della quale si imposta l'alto timpano ellittico, movimentato da simulacri in stucco di sante e cherubini reggenti un cartiglio con la data di realizzazione dell'opera, il 1743, affiancato da ghirlande rette da angeli e dominato nel fastigio dall'Eterno Padre in gloria”. Ed ancora, vi è la visione di sei statue nella parte inferiore della struttura accanto alle colonne, con un interessante contrasto cromatico, statue che raffigurano anche le virtù teologali.

Il pavimento originale della chiesa di Cristo al Monte - ph Salvo Fallica

Di forte impatto è anche l'immagine della nicchia che sovrasta il tabernacolo e crea un effetto di forte ed intensa luminosità che deriva dai “riquadri in oro zecchino”. Qui vi era “il simulacro del Cristo alla colonna” che è stato spostato nella seconda metà del Novecento nella chiesa madre della SS. Annunziata, più nota come il Monastero in piazza Indipendenza (nel centro storico moderno di Paternò).

Il dipinto de La Deposizione, mutilata dai vandali - ph Salvo Fallica

Molto interessanti anche i quattro altari minori che si trovano nelle pareti laterali della chiesa, che Di Matteo ha esaltato nella sua scrittura ispirata: “Sugli alti plinti parallelepipedi che delimitano le mense sacre poggiano i cilindroni, dai quali emerge il violento moto spiraliforme delle colonne di color verde scuro decorate con intrecci di motivi floreali in oro zecchino”. In questo contesto dalla forte valenza estetico-scenografica viene valorizzata la visione dei quattro dipinti sacri, due per ogni lato della chiesa. Sul lato destro vi è il seicentesco dipinto de la Deposizione, che ha un particolare valore artistico, e palesa la capacità tecnica ed anche lo spessore artistico di chi (non se ne conosce il nome) lo ha realizzato. Sempre a destra vi è il dipinto sacro de l'Assunzione di epoca settecentesca, stesso periodo della creazione degli altri due dipinti posti sul lato sinistro: ben conservato è la Madonna del Soccorso, non si puù dire lo stesso de La Deposizione: «E' stata danneggiata, addirittura mutilata, dai ladri - dice Ciancio - . Stessa sorte è toccata nel Novecento ad altre opere. Negli ultimi decenni abbiamo investito molto sulla sicurezza. Dobbiamo difenderci dai ladri e dai vandali, che hanno colpito la parte esterna che porta al cimitero privato recintato da un muro, uno dei pochi casi in Italia di cimitero privato all'aperto».
Il nostro viaggio è un invito a scoprire dimensioni artistiche e culturali che rappresentano dei tesori nascosti del mondo etneo, ma anche un invito alla lettura o rilettura di libri di studiosi che hanno messo e mettono la loro anima nel conservare e tramandare la memoria storica.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 26 marzo 2018
Aggiornato il 13 aprile 2018 alle 12:46





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