La Cappella Bonajuto diventa teatro: «Riscopriamo quel rapporto prioritario tra il cittadino e la Civitas»

Teatro Anteprima il 7 dicembre con “Il canto delle sirene” con Debora Bernardi ed Ezio Donato per la rassegna “Pietre che parlano”, matinée di reading letterario-teatrali ogni ultimo sabato del mese alla Cappella Bonajuto di Catania dal 25 gennaio, organizzata dal suo proprietario Salvatore Bonajuto con Orazio Torrisi del Teatro della città: «Una rassegna – dichiara Torrisi – che ha la pretesa di fare esplorare la storia della nostra città»

Nel cuore della Civita di Catania, un quartiere in cui convissero a lungo pescatori e aristocratici, c’è una Cappella che per volere del Re Martino da più di sei secoli appartiene alla famiglia Bonajuto, dalla quale prende anche il nome. Una Basilica bizantina nata come Martyrium, cioè luogo di culto di un santo, che oltre alla peculiarità di essere custodita fra i palazzi barocchi della città gode anche di un’acustica straordinaria. Ed è proprio qui, in un luogo che non è stato ideato per la musica e l’arte che Orazio Torrisi, patron del Teatro della Città, e Salvatore Bonajuto, erede dell’antica famiglia, decidono di dare vita a una rassegna teatrale dal titolo “Pietre che parlano”

La Cappella di Bonajuto di Catania

«Da quando nell’ottobre dello scorso anno – sottolinea Bonajuto – l’artista venezuelano Luis Gomez De Teran dipinse sul muro di fronte all’ingresso l’affresco di un angelo in stile berniniano, siamo inaspettatamente diventati molto popolari soprattutto tra i più giovani». Se quindi un selfie nel vicolo è d’obbligo, il monumento vuole però aprirsi a una platea più vasta. Negli anni la Cappella Bonajuto ha avuto una piacevole parentesi artistica fatta di visite, collettive e concerti ma è da gennaio che darà spazio per la prima volta all’arte teatrale con questi 5 appuntamenti, a cadenza mensile, nei quali si propone una formula poca diffusa a Catania, quella del matinée. I reading, infatti, si terranno prevalentemente di sabato, intorno alle ore 11, e saranno seguiti da un aperitivo offerto dalla Cantine Alcantara e da Il Convivio. «Sarà un modo – come spiega Orazio Torrisi –  per sperimentare nella nostra città qualcosa di unico ma soprattutto per ricostruire quel rapporto prioritario tra il cittadino e la Civitas. Ormai i centri commerciali sono diventati la nuova agorà svuotando, di fatto, i luoghi storici della città. Ebbene noi vogliamo ripristinare questo rapporto». 

La Cappella Bonajuto, foto Giovanni Ruggeri (fonte Twitter)

L’intento di questo format artistico è però duplice: «“Pietre che parlano” – prosegue ancora Torrisi – ha la pretesa di fare esplorare la storia della nostra città, per promuovere un sito che merita di avere una visibilità maggiore rispetto a quella di cui già gode. Se non conosciamo le nostre radici, infatti, non potremo mai costruire nulla né per il presente e neanche per il futuro. Di questo Salvatore ed io siamo fermamente convinti». Protagonisti della scena saranno attori del calibro di Mariano Rigillo, Cicci Rossini, Giuseppe Pambieri, Andrea Tidona, Iaia Forte e Viola Graziosi, che si avvicenderanno in messe in scena di matrici letterarie e teatrali varie come “Natura ed Eros” da Ercole Patti, “Infinito Giacomo” da Leopardi, “Odissea Penelope” da Omero e “Ofelia suite” da Shakespeare. Giusto per dare qualche titolo anche se il percorso, come puntualizzano gli artefici, è in progress

Cicci Rossini e Mariano Rigillo

Ad anticipare la rassegna sarà quella che lo stesso Torrisi ha ironicamente definito una “puntata zero”, anteprima della rassegna che, a partire dal 25 gennaio, prevede ogni ultimo sabato del mese, una matinée in compagnia di grandi artisti del panorama nazionale. Sabato 7 dicembre, infatti, andrà in scena “Il canto delle sirene” con protagonisti Debora Bernardi ed Ezio Donato, quest’ultimo inoltre curerà testo, traduzione e regia, musiche originali di Matteo Musumeci eseguite dal vivo alla fisarmonica da Gianni Amore. Un’opera ibrida in cui si mettono insieme i libri X e XII dell’Odissea di Omero e La Sirena di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, due capolavori della letteratura al cui centro si colloca quest’ammaliante figura mitologica, alter ego al femminile di Colpaesce. E difatti la settimana successiva, questa volta di pomeriggio, il M° Matteo Musumeci dedicherà, in un appuntamento a sé stante, un intero concerto a pianoforte sul leggendario personaggio acquatico.

Da sinistra Andrea Tidona, Salvatore Bonajuto, Ezio Donato e Orazio Torrisi

«Parlando de “Il canto delle sirene” – spiega Ezio Donato – mi viene in mente una massima di Eugenio Barba, il quale affermava che “il destino è nelle origini”. Vale a dire che il nostro futuro contempla anche il passato, per questo è necessario conoscerlo a fondo. C’è inoltre una curiosa coincidenza collegata a questo luogo che è venuta fuori mentre rileggevo il testo dello scrittore palermitano. Il protagonista del racconto “La Sirena”, libro a cui la moglie di Lampedusa volle dare il titolo “Lighea”, a un certo punto parla di Paolo Orsi. Vi chiederete, chi era costui? Ebbene fu l’archeologo e studioso che negli anni ’30 scavò nella Cappella Bonajuto. Un fatto straordinario che s’intreccia ancora una volta alle origini di questa città. Alla base del mito di Colapesce invece c’è un percorso che non s’interrompe nel tempo e che coinvolge tanti autori, come Miguel de Cervantes che addirittura ne parla nel “Don Chisciotte della Mancia”. Evidentemente il drammaturgo spagnolo ne era venuto a conoscenza durate la prigionia a Messina ma quella di Colapesce è una figura onnipresente che ritroveremo anche successivamente in una ballata tedesca composta da Friedrich Schiller. In tempi più recenti a scriverne è stato Leonardo Sciascia che addirittura ne fa una storia in versi. Insomma tutto questo per dire che non c’è un posto migliore in città in cui le origini rivivono e l’antico si fa contemporaneo».

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