giovedì 23 novembre 2017

giovedì 23 novembre 2017

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L'Uzbekistan dove regna l'unità degli opposti eraclitea

Globetrotter

Il viaggio del catanese Christian Scifo nel piccolo Stato dell'Asia centrale sulla Via della Seta, indipendente dall'ex Unione Sovietica dal 1991, in cui oggi regna un islamismo moderato all'insegna della pace tra i popoli. Un territorio contraddistinto dai forti contrasti, dove non tutto è come appare, e che spesso si piega al gusto dei turisti occidentali, qui accolti come dei Vip


di Christian Scifo

Il momento del viaggio che sogno da anni sta per arrivare: Parto per l’Uzbekistan! Finalmente potrò vedere Samarcanda… oh, oh, cavallo, oh, oh, cavallo, oh, oh… cantava Vecchioni. Dopo avere osservato centinaia di foto della piazza del Registan, la potrò vedere dal vivo! Coinvolta in questa avventura una mia amica viaggiatrice e pianificato il viaggio tramite un tour operator locale, arriva il 5 ottobre: Si parte!
Arriviamo a Tashkent, la capitale che fin dal primo momento si presenta come un cocktail sovietico in salsa orientale: viali smisurati (pronti per le parate militari del soviet) con edifici enormi (spesso pacchiani) insieme a moschee, scuole coraniche (qui chiamate madrasah) e case con porte in legno o ferro riccamente decorate.
La città ha nell’insieme un’aria occidentale e metropolitana che non ritroveremo in nessuno degli altri posti che visiteremo.

Tashkent, frutta al Bazar Chorsu - ph Christian Scifo

L’aria islamica e orientale emerge però qua e là, ad esempio nel bazar della città: il Chorsu. Entrando nel mercato, si passa attraverso stand di venditori di spezie, verdura, frutta (perfettamente ordinata a formare piramidi), carne (già tagliata ed esposta con il tutto il cartoccio con cui il compratore la porterà a casa), pane (c’è tutto un padiglione in cui si può vedere la lavorazione e la cottura del pane, che avviene in una sorta di forno tandoori), frutta secca da abbinare al tè e poi tutto il settore in cui si vendono i vestiti tradizionali per gli sposi e i diffusissimi kurpacha (una sorta di materassini rivestiti da stoffe coloratissime e luminescenti) che vedremo ovunque nei giorni a seguire.

Tashkent, pane al Bazar Chorsu - ph Christian Scifo

Parlando con la nostra guida, il ventiseienne Umid, scopriamo la storia del Paese, da noi in Italia studiata solo marginalmente a scuola. L’Uzbekistan, dopo il succedersi di Persiani, Alessandro Magno e poi Samanidi, Karakhanidi, Cengis Khan, Tamerlano e via discorrendo, posto sulla via della seta, diventa parte dell’U.R.S.S., da cui ottiene l’indipendenza nel 1991.

Tashkent,  Kurpacha al Bazar Chorsu - ph Christian Scifo

Umid, nato proprio nel 1991, parla con tono di grande esaltazione di Karimov, primo Presidente uzbeco, artefice dell’indipendenza, rimasto in carica fino alla sua morte avvenuta nel 2016. In realtà, leggendo su internet, si evince che Karimov sia stato una sorta di dittatore violando i diritti umani e minando la libertà di stampa, ma gli uzbechi sembrano adorarlo (dopo Tamerlano è il politico uzbeco più citato dalla nostra guida nelle sue spiegazioni). Infatti li abbiamo visti fare la fila davanti alla sua gigantografia (in un museo a lui dedicato) a Khiva per farsi la foto con il loro eroe. Chi di noi in Italia farebbe lo stesso per una foto con uno dei nostri politici?

Khiva, Palazzo Tosh-Hovli - ph Christian Scifo

Torniamo alla nostra esperienza di viaggio: la cucina ne è sempre integrante. A Tashkent iniziamo a familiarizzare con il cibo uzbeco, di cui avevo sentito parlare abbastanza male anche da amici che, come me, sono molto aperti alla cucina etnica. Con mia sorpresa, invece, sebbene priva della varietà tipica delle altre cucine asiatiche che già conoscevo, inizio a scoprire la cucina locale e… mi piace.
Il pasto comincia sempre con un trio di insalate di volta in volta diverse: a base di barbabietola rossa, o melanzane e/o peperoni arrostiti o fritti, o ancora semplici pomodori con cipolla e cetriolo, o una sorta di insalata russa (qui chiamata olivié o francuska), etc. Segue una zuppa… di pomodori con verdure varie e carne, o di funghi o una vellutata (di zucca, ceci o altro).

Certo la carne (spesso di pecora o agnello) è quasi sempre presente anche nelle zuppe, rendendo difficile la vita ai vegetariani. Il piatto principale può essere o il riso pilav (piatto nazionale qui chiamato plov o osh), oppure dei ravioli molto grandi con dentro carne (ma anche zucca o verdure) chiamati manti (serviti con una salsa di yogurt), oppure spiedini di carne o polpette allungate simili alle kofte turche, o ancora carne bollita o peperoni ripieni.
Diciamo che la cucina non è molto raffinata, ma assolutamente gradevole. Unica testimonianza del fatto di trovarsi in un Paese musulmano è la mancanza della carne di maiale e dei suoi derivati. I dolci, come sempre in questi Paesi, sono “molto dolci”, ben lungi dalla ricchissima raffinatezza della nostra pasticceria.

Samarcanda, Madrassa di Bibi Kanhom - ph Christian Scifo

Bene, riprendiamo il nostro viaggio! Un treno superveloce (anche questo contaminazione occidentale) ci porta in 2 ore da Tashkent a Samarcanda. Al passare del treno si vedono ovunque campi di cotone, di cui l’Uzbekistan è un grande produttore, pieni di uomini e donne che lo raccolgono dalla mattina presto fino alla sera, quando arriva il momento di pesare il frutto del raccolto giornaliero.

Samarcanda, piazza del Registan - ph Christian Scifo

Alle 10.00 circa arriviamo nella città che è stata la causa scatenante del nostro viaggio. Finalmente ci immergiamo nella piazza del Registan… impressionante! Certo, un po’ dell’atmosfera d’altri tempi si perde per la presenza dei turisti (fortunatamente ancora non troppo numerosi), però l’effetto è comunque splendido (anche illuminato nella cornice della notte uzbeca). Le maioliche colorate risplendono al sole e quasi ci accecano. Ovviamente la città offre molto altro: mausolei, cimiteri, moschee e madrasse di ogni tipo. Tutto meravigliosamente decorato con piastrelle azzurre, bianche, blu, verdi. L’effetto cromatico è bellissimo.

Samarcanda, dettaglio del mausoleo di Khoja Akhrar - ph Christian Scifo

L’atmosfera è quella di una città islamica: donne con il capo coperto e vestiti super castigati ci circondano, molti uomini portano il duppa (uno strano copricapo nero con ricami bianchi), però mancano i muezzin che richiamano i fedeli alla preghiera dall’alto dei minareti, e la città è piena di negozi dalle insegne “Birra e Vodka”.

Samarcanda, un uomo indossa il duppa - ph Christian Scifo

L’unità degli opposti eraclitea in Uzbekistan sembra regnare sovrana. La popolazione uzbeca in generale appare abbastanza schiva e poco sorridente. Lo notiamo soprattutto nel personale che lavora negli hotel e nei ristoranti. Tendono quasi a non guardarci e sembrano sempre molto depressi. Quando invece interagiamo con i venditori di souvenir, troviamo frequentemente persone simpatiche, aperte e molto più sorridenti. La cosa più strana che ci capita in Uzbekistan, sia a me che alla mia amica, è quella di essere fermati dalla popolazione locale perché vogliono farsi una foto con noi. Wow, sentirsi VIP per un giorno!

Samarcanda, donne alla necropoli di Sishi Zanda - ph Christian Scifo

La nostra guida ci spiega che per le persone che vivono nei piccoli paesi quando nelle grandi città è un evento eccezionale incontrare degli Europei o comunque gli stranieri, e quindi vogliono immortalare l’incontro con foto da mostrare ai propri amici una volta a casa. La mia compagna di viaggio si è trovata finanche a fare degli autografi.
Altro trasferimento. Questa volta in auto: viaggio di circa 5 ore per andare da Samarcanda a Bukhara (con alcune soste intermedie, in realtà). Durante il viaggio iniziamo a capire meglio lo stato del sistema viario del Paese. Delle sorte di autostrade (senza pedaggio ma con numerosi posti di blocco), o meglio strade statali a due corsie per senso di marcia, permettono il collegamento tra le città principali. La stranezza è che in queste “autostrade” uzbeche nei punti in cui si interrompe il guardrail che divide i due sensi di marcia è possibile fare inversione ad U… spesso rischiando la vita. A completare il quadro delle stranezze, queste strade attraversano dei centri abitati, e moltissime persone (anche bambini e ciclisti) le attraversano perpendicolarmente, scavalcando il guardrail per arrivare sull’altro lato.

Bukhara, Mausoleo Chor Bakr - ph Christian Scifo

Ci siamo trovati ad essere spettatori divertiti e terrorizzati di queste abitudini e, cosa ben più sorprendente, abbiamo dovuto farlo noi stessi lungo il nostro attraversamento del deserto rosso.
Bukhara (da noi famosa solo per i tappeti) è una bellissima città che ci sorprende per la sua vitalità. Ci sembra di toccare con mano un Uzbekistan più reale. La gente del luogo si gode, insieme ai turisti, la bella piazza con la grande vasca (Lyab-i-Hauz) sia durante il giorno che di sera, sorseggiando il tè, per lo più verde, (qui chiamato choy) mangiando il gelato (o quello che lì definiscono “gelato”) e passeggiando e chiacchierando tra di loro, mostrando orgogliosi, in occasione di qualche fugace sorriso, i denti d’oro (è così che ancora vengono realizzati qui i denti finti).

Un commerciante con i denti d'oro - ph Christian Scifo

A Bukhara assistiamo alla preparazione del riso plov sul braciere e ne rimaniamo affascinati. Ovviamente restiamo deliziati anche dal suo sapore… buonissimo! La seconda sera in questa città ci permette di assistere, durante la cena, ad uno spettacolo di danze e musica tradizionale, in cui le esibizioni di danza sono intervallate da brevi sfilate degli abiti di una stilista russa che reinterpreta i tessuti ed i disegni tradizionali uzbeki, primo tra tutto l’onnipresente disegno “atlas” o “adras”. Sperimentazione molto interessante.

Bukhara, spettacolo danza tradizionale - ph Christian Scifo

Durante lo spettacolo mi trovo a pensare che ci troviamo nell’ennesima scuola coranica non più utilizzata come tale. Infatti, nell’arco dei vari giorni, ci capita di visitare moltissime madrasse, ma solo poche sono ancora scuole di islamismo. Tutte le altre sono ormai bazar di negozi di souvenir, musei di qualunque cosa (tappeti, ceramiche, etc) o posti in cui si svolgono spettacoli di danza, concerti e performance varie. Questo testimonia sicuramente l’interesse sempre più calante nei confronti della religione musulmana. “Chi diventa imam al giorno d’oggi non trova più facilmente un posto di lavoro”, mi spiega la guida.

Bukhara, complesso religioso Po-i-Kalyan - ph Christian Scifo

Partiamo da Bukhara un po’ spaventati all’idea di un viaggio di 8 ore attraverso il deserto dalla sabbia rossa (Kizil kum), percorrendo parte della famosa via della seta. Lungo il tragitto incontriamo cammelli e iurte, ammiriamo l’Amu Darya, importantissimo fiume dell’Asia centrale, per arrivare, un po’ stremati, a Khiva (all’interno della regione della Corasmia).

Il deserto Kizil kum con il fiume Amu Darya - ph Christian Scifo

Prima di raggiungere la città storica dentro le mura fortificate (Itchan Kala), attraversiamo la parte esterna che rappresenta la parte “vera” della città, quella abbastanza dirupata e sporca dove vivono gli abitanti del luogo. Non appena si varcano le mura di fango e sabbia che circondano il cuore della città, si ha invece l’impressione di stare su un set cinematografico… tutto appare essere la perfetta riproduzione di ciò che vuole il turista medio. Minareti, fortificazioni, stradine piene di bancarelle di souvenir, madrasse e moschee. Tutto perfettamente conservato (o meglio, ristrutturato) e pulito… una sorta di luna park per turisti, insomma. Troppo finto, purtroppo, per i miei gusti!

Khiva, le mura della città - ph Christian Scifo

La stessa città dentro le mura, in realtà, si divide in una metà per i turisti (super curata e ben illuminata durante la notte) ed una destinata ai residenti (abbastanza buia) in cui i turisti tendono a non inoltrarsi. A Khiva ci troviamo ad alloggiare però in un posto fantastico, una ex madrassa convertita in hotel con tanto di minareto. Le stanze per gli ospiti sono quelle che un tempo erano degli studenti della scuola coranica: un po’ piccole, ma affascinanti. La nostra ha il bagno e un balcone con vista sul mausoleo di Pahalavon Mahmud… fantastica visione alla luce dell’alba!

Khiva all'alba - ph Christian Scifo

Arriva il nostro ultimo giorno in terra uzbeca, ci dirigiamo verso Karakalpakistan, piccolo stato (di cui sconoscevamo l’esistenza) con 400.000 abitanti che si trova all’interno dell’Uzbekistan. Vogliamo visitare le rovine di due delle cinquanta fortezze sparse in questo territorio e risalenti anche ad alcuni secoli prima di Cristo.

Karakalpakistan - ph Christian Scifo

Ayaz Kala e Toprak Kala, magiche ed evocative rovine immerse in un paesaggio semidesertico, ci sorprendono, affascinano e imprimono l’ultimo bellissimo ricordo di questo fantastico viaggio. All’aeroporto di Tashkent, prima di salire sull’aereo ripenso a tutto quello che ho visto, conosciuto e scoperto durante gli ultimi nove giorni, e che metabolizzerò tutto nei giorni a seguire. Penso che mi piacerebbe che l’Uzbekistan, una vera e propria perla all’interno dell’ostrica dell’Asia centrale, restasse un Paese islamico moderato in cui la pace (rappresentata nella loro bandiera dal bianco della striscia centrale) possa continuare a regnare, indenne alla furia dell’integralismo.

Karakalpakistan, Ayaz Kala - ph Christian Scifo

Guarda la Galleria completa del viaggio in Uzbekistan di Christian Scifo


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 06 novembre 2017
Aggiornato il 21 novembre 2017 alle 17:53





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