mercoledì 19 settembre 2018

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L'Oriente imaginifico di Marco Polo incanta sulle note de La Reverdie

Recensioni

Pubblico entusiasta per il primo appuntamento de "Un palcoscenico per la città", calendario di eventi che il Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania promuove in sinergia con varie realtà culturali etnee. Organizzato dall'Associazione musicale etnea, "Il Milione" letto da David Riondino sulle note dell'Ensemble La Reverdie, ha fatto approdare la mente a terre lontane e viaggi frastagliati di meraviglie


di Anna Rita Fontana

Musiche d’altri tempi, incise nella storia dell’uomo, a ritroso nei secoli, nel quarto appuntamento dell’Associazione Musicale Etnea (nella stagione versi, viaggi e memorie, 43° anno dalla fondazione) questa volta al Teatro Sangiorgi di Catania, nel cartellone Un palcoscenico per la città promosso dal Teatro Massimo Bellini insieme a molteplici realtà del territorio catanese, per un’offerta quanto mai diversificata alla città etnea. Lo ha puntualizzato mercoledì 8 novembre, in apertura di serata il sovrintendente del “Bellini” Roberto Grossi, accanto al presidente dell'Ame Biagio Guerrera, nel dare il benvenuto al folto pubblico intervenuto, per una stagione che, in generale, vuole investire anche sulla novità, ponendo a fianco delle formazioni classiche ensemble non comuni e personaggi di culture extraeuropee.

Ensemble La Reverdie

E proprio con l’Ensemble La Reverdie, che attinge da un Medioevo non del tutto così remoto (con diversi brani posteriori al 1300) il pubblico ha risposto positivamente con molteplici assensi, sulla incisiva voce narrante dell’attore e performer David Riondino che ha scandito alcuni passi del testo “Il Milione, ovvero il libro delle meraviglie. Viaggio musicale sulle orme di Marco Polo” traendone gli accenti musicali, sia pure di un linguaggio obsoleto e un po’ ostico, dalla versione originale, sul tessuto armonioso di strumenti antichi, con Claudia Caffagni voce, liuto, campane, Livia Caffagni voce, viella, flauti, Elisabetta de Mircovich voce, viella, ribeca, symphonia, Matteo Zenatti, voce, arpa, percussioni, Rana Shieh Kamancheh, voce, Elena Baldassarri tabla tarang, campane tibetane. Quest’ultima ha conferito abilmente marcati accenti di ritualità che richiamavano l’alveo asiatico d’impronta tibetana ascetica, con tocchi prolungati di campane, e quello africano dalle tipologie ritmiche di spicco; mentre gli antenati del violino, ovvero la viella e la ribeca, protagonisti con i flauti, prendevano corpo impregnati di sapori lontani, su melodie ripetitive contornate da sottigliezze di arpa e di liuto, sul filo di una monotonia quasi ipnotica, nel reiterarsi di cellule tipico degli stilemi orientali.

David Riondino

Pochi i nomi conosciuti, tra gli autori dei brani in programma (Johannes Symonis Hasprois in Puisque je suis fumeux-ballade, Jacopo da Bologna in Per sparverare - caccia, Johannes Ciconia in Venecie mundi splendor - mottetto, rispettivamente dalla Bibliotheque du Musee Conde di Chantilly, dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e dal Museo internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna), nell’inseguirsi delle voci in forma fugata che in seguito sarà oggetto di maturi sviluppi polifonici. E fra tante danze (Trotto-danza, XIV sec. London, British Library, MS. Add.29987), virelai (Stella splendens, XIV sec. Montserrat, Biblioteca del Monasterio 1, Llibre Vermell) e laude (Benedicti e laudati, XIII, Cortona, Biblioteca Comunale e dell’Accademia Etrusca, MS 91), di autori anonimi italiani, spagnoli e francesi, dal semplice incastonarsi vocale, il pubblico ha gradito abbastanza quell’aura di antico, fra il cadenzato, l’austero e il giocoso, con atmosfera da musici-giocolieri itineranti nei castelli, ovvero i menestrelli che dilettavano i nobili con il loro savoir faire; e tanto più apprezzata per la cornice letteraria della sapida lettura di Riondino che ci ha fatto approdare con la mente a terre lontane, vagheggiando i viaggi del grande viaggiatore Marco Polo frastagliati di meraviglie e misteri imaginifici. Li abbiamo estrapolati dal nostro bagaglio di memorie, rinverditi e rivestiti di una musica alla lunga non entusiasmante ma di certo particolarissima, colorata e abbellita dalla presenza scenica e dalla maestria degli esecutori, tra ritmi desueti e voci di rilievo melodico che hanno coinvolto l’intera platea.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 10 novembre 2017





Anna Rita Fontana

Ha compiuto studi umanistici al Liceo classico Cutelli di Catania e di indirizzo estetico-musicologico all’Università di Bologna, in Discipline della Musica. Ha conseguito il Diploma di Pianoforte all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, frequentando poi i corsi di interpretazione pianistica di Jorg Demus, di analisi musicale con Carlo Mosso e di canto gregoriano a Cremona con Nino Albarosa. Dal 2000 è docente di educazione musicale nelle scuole secondarie di primo grado. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato come critico musicale per diverse testate (Giornale di Sicilia, Prospettive, Globus magazine, Sicilia Journal). Oltre SicilyMag.it, attualmente collabora col notiziario on line di musica Bellininews, la rivista I Vespri e la rivista Laòs, notiziario culturale dell’Istituto teologico San Luca.


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