sabato 17 novembre 2018

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Momenti di parole

L'FBI del cuore

Blog

Due donne si ritrovano casualmente vicine ad una festa. Si conoscono ma non benissimo. Parlando e scavando in una memoria neanche troppo antica, scoprono con stupore di essere state nel medesimo periodo con lo stesso uomo, e di esserne state di questo, perdutamente innamorate


di Daniela Robberto

La grande terrazza dall’arredo etnico si andava animando con l’arrivo degli amici che in gruppetti o da soli giungevano al “porta party song” organizzato per quel venerdì sera nonostante la giornata fosse stata malaticcia ed il cielo si mantenesse minacciosamente plumbeo. Si era confermato l’impegno nonostante l’eccezionale ondata di maltempo che da due giorni si abbatteva su Palermo, città di solito poco incline ai capricci metereologici. Ben presto si formarono i capannelli degli intimi e dei piccoli sparuti gruppi che, conoscendosi meno, passeggiavano osservando con svogliatezza il panorama poco interessante costituito dai brutti palazzi di periferia; il colpo d’occhio dall’alto dava contodi come il capoluogo fosse cresciuto nel disordine edilizio estendendo le sue propaggini di cemento in modo caotico e stupiva come la città vissuta da basso, abituasse a non cogliere mai le contraddizioni delle geometrie urbanistiche.

Palermo vista dall'alto

Alla festa c’erano tutti gli ingredienti necessari alla buona riuscita: cibarie, beveraggi in abbondanza e… musica. L’amico incaricato della scelta dei brani assolveva al compito assegnatogli dalla padrona di casa e ce la metteva tutta per creare un’atmosfera vivace ed aggregante con gli evergreen più famosi degli anni Ottanta.Incitava con quelle note, note a tutti, a cominciare a ballare, a perdere la riluttanza iniziale per lasciarsi andare. Nei più prevalse questo invito, altri rimasero seduti a fumare, bere e chiacchierare ma per tutti valeva l’atmosfera rilassante di una serata in serenità. Il leggero oscillare del dondolo incantava con il suo movimento da percorso obbligato, avanti ed indietro, favorendo le chiacchiere di chi per qualche momento condivideva il vincolo coniugale delle sue molle.

Fu ad un certo punto che nell’alternarsi dei seduti, su quell’intrecciarsi di ferro e gommapiuma, inconscio simbolo nel suo “annacarsi” di regressione infantile si trovassero casualmente accanto due donne. Si conoscevano ma non benissimo, piuttosto amiche di un’amica comune. Presero a conversare: nel risalire alle occasioni dove si fossero viste in passato, individuarono luoghi e persone. Parlando e scavando in una memoria neanche troppo antica, scoprirono con stupore di essere state nel medesimo periodo con lo stesso uomo, e di esserne state di questo, perdutamente innamorate.

Gli amanti, quadro di Tiziana Marra

Si studiarono curiose con malcelata attenzione. Molto diverse per fisicità, modo di abbigliarsi, lavoro, scrutavano l’una dell’altra i lineamenti del viso gettando uno sguardo alle forme per comprendere cosa avesse potuto attrarre dell’altra quel Lui che ognuna pensava di conoscere benissimo, di quell’uomo di cui erano certe aver rappresentato una presenza importante e a cui si erano date senza alcun risparmio emotivo. All’inizio furono caute nel dire, quasi vergognandosi di confessare le congetture dell’animo, le titubanze, i turbamenti provati e vissuti. Poi, pian piano le labbra, la linea profonda che ne corrucciava lo sguardo divennero uguali, quasi che il parlare e l’evocare l’immagine di lui le accomunasse nei tratti e nei gesti.

Questo riconoscersi nel sentimento sfumò le distanze, attenuò la riluttanza e il rigagnolo diventò un fiume in piena di ricordi, di dettagli: le grandi e lunghe scopate, le passeggiate nei boschi incantati della provincia, l’ammirazione feticista per la linea dei piedi, i lunghi messaggi scritti non appena lasciatisi da un incontro di passione, ladichiarata infelicità di lui con la compagna storica non più amata ma tollerata per convenienza, la promessa di lasciarla quanto prima, i racconti minuziosi ed a volte scabrosi di tutte le avventure avute che sbandierava fiero e che, ascoltate in silenzio, le rendeva insicuree gelose. I particolari venivano fuori portati alla luce e il riscoprirli identici infrangeva l’illusione di avere vissuto ungrande amore; il parlare diventava cartina di tornasole di una personalità meschina, abbietta che aveva fatto vivere loro l’apoteosi di grandezza, l’egoismo estremo diun amore ‘sub conditione’ che avevano all’inizio accettato e che poi le aveva così tanto fatto soffrire.

Due amanti, quadro di Giulio Romano, Ermitage, San Pietroburgo

Si erano aperti gli archivi dell’FBI del cuore; ormai non c’erano più restrizioni di sorta e tutto poteva essere reso pubblico senza alcun segreto. Colpo di scena di dossier sentimentali secretati, recuperavano ora la mera cronaca di un amore che non aveva nulla di originale che anzi, riguardato a distanza, appariva vile e scadente, che accertava il profilo di un individuo biasimevole la cui metodologia seduttiva era quasi scientifica nel preciso protocollo da seguire, nelle tecniche sperimentate e perciò ripetute con successo. Sorrisero amaramente di questo. La più disinvolta lo definì “il nostro collezionista di donne”, quello che non si fa nessuno scrupolo ad intessere relazioni anche contemporanee inanellando storie d’amore importantissime per le donne ma che invece per lui non erano niente. Un uomo che fa della bigamia, trigamia un modo di vivere;dove, da una parte la costanza del rapporto stabile lo rassicura, dall’altra l’eccitazione di una doppia, tripla vita lo esalta e gli fa pescare nella clandestinità sentimentale la trepidazione indispensabile al suo eros. La sconosciuta di turno lo inebriava e lo attraeva come un insetto alla luce. Già! perché come una volta ebbe a dire, a lui bastava andare a comprare un paio di scarpe per incantare la giovane commessa e corteggiarla facendole credere di essere speciale, unica, facendoletoccare il cielo con un dito. Faceva così con tutte le sue donne che pur non dubitando mai di essere amate, vivevano una incessante inquietudine di essersi impigliate in un uomo intrigante, simpatico, mai banale ma capace di diventare ombroso recalcitrante e, al primo cambio di vento, scemare l’interesse. Così tutto quello che per la donna andava acquisendo valore per lui perdeva significato.

Il cielo nel frattempo si andava sempre più incupendo e le due donne stingendosi nelle loro leggere sciarpe estive sembravano vecchie amiche che parlavano fitto fitto dei tempi andati. Al compianto però seguì sdrammatizzazione della vicenda: lo immaginarono più che sessantenne ancora alla prese con il tango dell’infatuazione, l’occhio socchiuso dal desiderio, lo scrigno degli appuntamenti criptati; lo videro nel conseguente dribblare con la compagna storica a cui riconobbero il primato della comprensione e delle corna e della “racchitudine”. Con un guizza di ironia riconobbero, pur nell’annaspare iniziale di un cammino difficile come il recupero da una tossicodipendenza, di aver saputo essere risolute nelle decisioni; aver preteso da loro stesse la capacità di cambiare il passo, riacquisire l’autostima al fine di poter guidare in prima persona la propria vita sottraendosi ai ceppi che molto spesso le donne s’infliggono da sole. Risero perché ormai libere anche nel ricordo.

Le prime gocce di pioggia arrivarono precedute da un odore di acqua imminente e fu un fuggi-fuggi generale ma era ormai l’una di notte e la festa era riuscita benissimo. Prima di scappare dentro casa, si abbracciarono con delicata complicità come solo i reduci di una guerra vissuta insieme sanno fare e che nessun altro al mondo potrà mai comprendere. Il diluvio ormai si era scatenato “ammargiando” di acqua ogni cosa e facendo rotolare bottiglie, lattine e bicchieri di carta che non si era riusciti a raccogliere e che ora correvano di qua e di là in rumorosa gara; il dondolo rimasto vuoto oscillava veloce sospinto dall’impetuoso maestrale. Ripensava alla storia che aveva ascoltato e rimpianse in fondo di essere solo un oggetto;anche lui avrebbe voluto provare l’amore, il riconoscersi nell’altro, il desiderarsi e perché no anche il soffrire perché la potenza delleemozioni che aveva sentito vibrare in quelle donne gli avrebbero fatto compagnia nella notte buia e piovosa e non l’avrebbe mai più scordata. Si commosse per i cuscini zuppi e immaginò che quell’acqua piovana fosse il pianto di tutte le donne che amano e che rimangono deluse ma gli piacque anche pensare che sarebbe bastata anche una sola mattina perché essi ritornassero distesi, soffici e asciutti mentre esponevano le loro belle trine ricamate al caldo sole siciliano.

Donna che piange di Pablo Picasso


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 25 ottobre 2018
Aggiornato il 26 ottobre 2018 alle 12:47




Daniela Robberto

Questi sono i miei racconti. Nata a Messina nel lontano 1955, figlia femmina e, a detta dei miei (e quindi è sicuro) non troppo desiderata, di una coppia disastrosamente poco affine per luogo di nascita, carattere, studi, obiettivi nella vita, ambizioni... mia madre e mio padre. E devo forse a tali diversissime fonti genetiche la mia curiosità ed una personalità fortemente complessa ed agitata, che mi spinge a scrivere su ciò che più mi colpisce, che più mi intriga. Ho fatto per anni un lavoro facendomelo piacere, anche se non era il mio ma, alla fine sono abbastanza contenta di come mi è andata, e soprattutto della mia formazione perché quando devo descrivermi, come in questo caso, o quando penso a me stessa, alla mente mi sovviene subito il mio nome, poi che dovrei dimagrire e poi che sono biologa. Sono su facebook.


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