lunedì 20 agosto 2018

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L'esercito dei lustrascarpe
i nuovi sciuscià di Palermo

Mestieri perduti

Dallo scorso 22 giugno le strade del capoluogo siciliano hanno visto il ritorno dei lustrascarpe: sette volenterosi esperti in calzature che hanno ripreso - per passione o per necessità - un mestiere antico grazie a una iniziativa di Confartigianato. Così è nata la cooperativa "ShoeShine 2.0" che tra innovazione e tradizione ha riportato in auge un mestiere scomparso da quasi mezzo secolo


di Giusy Messina

La maison di Luis Vuitton li ha voluti per la festa dei primi vent'anni del corner di Palermo e alla quarta edizione di Tattoo Expo alla Fiera del Mediterraneo, sempre a Palermo, sono stati ai “piedi” di provocanti drag queen dai tacchi iperbolici, dove anche una coppia di sposi li ha richiesti per dare “lustro” alla loro unione. perchè se il proverbio dice “ti voglio bene quanto un paio di scarpre vecchie” è anche vero che è meglio se queste sono pulite e ben lustrate.
Per deformazione professionale guardano le persone dal basso verso l'alto: uomini, donne, anziani, e talvolta anche giovani, per carpirne la personalità attraverso le calzature. Sono i nuovi lustrascarpe di Palermo che hanno disseminato per la città i loro “troni” in legno, un tempo con le borchie ma c'è chi usa anche una regale poltrona in pelle, sulla quale si siedono donne manager, avvocati, dottori, turisti di passaggio e bancari, che tra una pausa di lavoro ed un caffè, una sbirciata al quotidiano e l'altra al telefonino, si ritagliano uno spicchio di relax.

Come nuove...

«Un pizzico di sano egoismo che non guasta perchè la cura di sé inizia dai dettagli». Parola di Vittorio Novelli, 60 anni, presidente della cooperativa ShoeShine 2.0 che, tra innovazione e tradizione, ha riportato alla luce, dopo mezzo secolo, un mestiere ormai scomparso da decenni. In strada dal 22 giugno scorso con le loro sedie “volanti”, restituiscono la fotografia ingiallita del nostro dopoguerra quando uno stuolo di “sciuscià”, gli scugnizzi che si arrangiavano tra i vicoli di Napoli immortalati nella celebre pellicola di Vittorio De Sica, rincorrevano i soldati americani per un pugno di dollari.
I moderni “ShoeShine” il mestiere lo hanno imparato con un corso di formazione organizzato lo scorso anno da Confartigianato che ha impegnato, in qualità di docenti, nomi noti della pelletteria italiana «perchè noi- precisa il presidente della cooperatvia- rigeneriamo le scarpe. Una vera e propria cura di bellezza per le calzature spesso dimenticate e che pure sono, oggi come allora, il biglietto da visita di una persona. Oltre a pulirle, le restituiamo, così come il restauratore fa con i mobili, al loro splendore originale con trattamenti particolari. Tra i dieci e i dodici minuti al prezzo speciale di 5 euro. Ma solo a Palermo, perchè da Roma in su ne chiedono anche 20».

Vittorio Novelli a lavoro

Al bando si sono presentati in 150, tra cui anche laureati, ma la selezione è stata superata da appena sette persone, dai 30 ai 62 anni, tra cui anche due donne, oggi capaci di ridare “brillantezza” ai nostri passi, ma anche “ smalto” alle loro giornate. E' il caso di Vittorio che dopo 36 anni di lavoro come impaginatore al Giornale di Sicilia, si è ritrovato disoccupato. Ancora giovane per andare in pensione, ma troppo vecchio per cercare un nuovo lavoro, ha preferito reiventarsi, cogliendo questa oppurtunità. «Sono contento anche se, inutile negarlo, pesa stare piegato anche se per mezza giornata. Con l'acqua e con il vento, ogni mattina da lunedì al sabato, sono a piazzetta Bagnasco. Ho già la mia cerchia di clienti, e per molti sono diventato un punto di riferimento».
Non solo scarpe, la cooperativa offre anche un servizio di trattamento per borse in cuoio, camoscio, nabuk e tessuti sintetici. Calzoleria e riparazioni. Tintura, accorciature, allargamento calzature, anche a domicilio. Vittorio, è il caso di dirlo, si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «Noi paghiamo tutto, anche il suolo pubblico. E se la prima fornitura dei nostri strumenti di lavoro ci è stata omaggiata, adesso li compriamo, e parte del nostro ricavato lo diamo alla cooperativa perchè abbiamo bisogno di tante cose, tra cui anche una copertura mobile per ripare noi e i clienti dalle intemperie».

Patrizia La Rosa

Anche per Patrizia La Rosa, 59 anni appena compiuti, fare la sciuscià è un nuovo inizio. Disoccupata dal 2012, separata con due figli già grandi e un diploma di maturità classica nel cassetto, ha colto l'occasione per rimettersi in gioco: «Ho visto l'avviso su facebook e mi son detta, "perchè no!", in fondo l'importante è lavorare». Patrizia è solare, coltiva la passione per il cucito e per gli oggetti e accessori relizzati a mano. «Certo non è il lavoro che avrei pensato di fare-dice con un sorriso incorniciato dalla chioma riccia- ma mi piace il contatto con la gente, essere comunque un punto di riferimento anche solo per scambiare quattro chiacchiere». Di fronte al tribunale, sotto i portici, la sua clientela è costituita soprattutto da avvocati ma anche condomini dei palazzi vicini. «All'inizio- continua- era una stranezza, ma adesso si sono abituati alla mia presenza mattutina, ed i miei figli hanno accettato senza alcun problema questa mia nuova attività».

Scarpe che necessitano un trattamento

In via Principe di Belmonte, il salotto di Palermo, Vincenzo Croce, 30 anni, è il più giovane del team, con un diploma di odontotecnico «mai utilizzato» sottolinea, «ma ho tanta voglia di indipendeza economica. Piuttosto che girare a vuoto, preferisco stare per strada. Ho lavorato come agente immobiliare, ma in tempi di crisi è stato difficile. Adesso mi sento realizzato, perchè il cliente è soddisfatto e sono pagato all'istante». Il giovane sciuscià palermitano con il codino, l'orecchino ed il grembiule, nell'era 2.0 comunica con il mondo via social dove “Vincenzolustrascarpe” è conosciuto fino in Germania grazie a un video apparso su internet. Grazie alla sua pagina facebook riceve per appuntamento ed è orgoglioso del suo lavoro. «La mia clientela è molto esigente - racconta -. L'altro giorno ad esempio mi è capitato di trattare scarpe di pelle di cavallo il cui prezzo si aggira intorno ai 4mila euro. Una bella responsabilità». Molte le persone agé che hanno ritrovato un'abitudine d'antan, e che durante il trattamento di beauty farm dedicato alle loro scarpe si intrattengono raccontando le loro vite. «Anche le donne, adesso più che nel passato- dice Vincenzo-, non disdegnano una sosta. Sono invece i giovani i più titubanti, forse perchè non sanno che anche le Snaikers o le Nike hanno bisogno di essere curate».

Vincenzo Croce nella sua postazione di via Principe di Belmonte

Ogni scarpa racconta una storia. «C'è chi ce le porta avvolte in un panno come se fossero dei peziosi, altri che invece le lasciano andare incuranti della polvere e degli strappi». Enza Lo Giudice, 49 anni, è figlia d'arte. Il padre faceva il calzolaio e lei per diversi anni ha lavorato in fabbriche di scarpe su misura. A dieci anni metteva i timbri sulle scatole, e poi negli altri venti ha imparato tutti i trucchi del mestiere. La sua postazione mattutina è in via Magliocco, a due passi dal Teatro Massimo. Da qualche giorno, però, i vigili le hanno impedito lo svolgimento quotidano del suo lavoro: «problemi per il suolo pubblico - racconta -. E' un lavoro che mi piace tantissimo, lo faccio con competenza, considerata la mia esperienza trentennale, e non ho voglia d'intraprendere nient'altro». Ce lo racconta con un nodo alla gola, lei che è molto ricercata dalla sua clientela perchè sa offrire una soluzione ad ogni problema. «Prima di buttare via un paio di scarpe me le portano per vedere se riesco a salvare il salvabile, e per me è una grande gioia vedere la loro soddisfazione». E stavolta, mentre parla, sono i suoli occhi a brillare.

Enza Lo Giudice nella postazione di via Magliocco

Renzo Del Maschio, invece, è un cittadino del mondo: 42 anni, nato a San Paolo, in Brasile, da padre veneto e madre per metà tedesca e per metà giapponese, si è buttato a capofitto in questa nuova avventura professionale. Nella sua postazione di via Libertà, quasi di fronte il Teatro Politema, affabula con il suono cantilenante del suo accento, e conquista la clientela per la verve con cui lavora. Promoter finanziario con un passato da cuoco, Renzo si è letteralmente innamorato di questo lavoro. Per lui ogni scarpa è una sfida: «La mia è una clientela raffinata ed esigente che indossa scarpe costose, ed io devo essere in grado di offrire il trattamento adeguato alle loro richieste». Il lavoro del lustrascrape ha un bagaglio culturale significativo: il suo mondo di lucidi, di creme, di infinite attenzioni, è un mondo sacro. «Sono in molti che mi chiedono di far brillare la punta delle calzature come uno specchio di un bordello che ricorda l'usanza dei francesi di andare nei casini - dice ridendo-. Perchè tra tutte le cure quella che più nobilita la scarpa, la rende nostra ed in qualche modo nobilita noi stessi, è la lustratura».
Non un mestiere, dunque, ma una vera e propria arte, fatta non solo di dettagli tecnici ma anche di sensibilità e passione, disciplina e fantasia, conoscenza ed esperienza. Un'arte che forse non si finisce mai d'imparare e che rende i passi più belli e leggeri.

Renzo Del Maschio lavora su via Libertà



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 26 gennaio 2018
Aggiornato il 12 febbraio 2018 alle 14:39




Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto di vita è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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