venerdì 14 dicembre 2018

venerdì 14 dicembre 2018

MENU

Una siciliana a Roma

L'eredità fiorita di una magnolia Campbellii
di nome Seby

Blog

L'albero proveniente dall'Himalaya quando è tutto fiorito muore. Non perché decadente, ma perché ha raggiunto la pienezza della vita. Così la nonna Seby, come si faceva sportivamente chiamare da noi nipoti, che lascia un grande albero in fiore, tutti quei nipoti che ha cresciuto di semplicità e genuinità, di autenticità materna, di spartana dolcezza e carezze nodose


di Lorena Leonardi

Nei pressi di Latina, a Ninfa, c’è un orto botanico. Al suo interno, si trova una pianta straordinaria, la magnolia Campbellii: è un albero raro, proveniente dall’Himalaya. Man mano che cresce, i suoi rami si dispongono a raggiera, formando una serie concentrica di anelli, che si sviluppano in successione: dal più largo, alla base, fino al più piccolo, al vertice. Solo dopo molti anni, quando tutte queste “corone” si sono completate, l’albero comincia a fiorire. Inizia dall’anello più in basso, al quale si aggiunge, ogni anno, l’anello successivo. Quando è tutto fiorito, l’albero muore. Muore non perché decadente, ma perché ha raggiunto la pienezza della vita.

La magnolia Campbellii

Non si è mai pronti a nessun distacco, nemmeno a quelli annunciati, né a quelli che dispensano da ulteriori sofferenze. L’unica, vera eredità che ci è concesso di lasciare su questa terra è fatta di un pugno di ricordi, qualche esempio e un po’ d’amore.
La nonna, Seby, come si faceva sportivamente chiamare da noi nipoti, non è stata solo una magnolia che lascia al momento della sua morte un albero in fiore, nella sacra continuità della vita che non si ferma. Ha costellato l’esistenza di tutti i nipoti che ha cresciuto - anche quelli più grandi e dunque più smemorati - di semplicità e genuinità, di autenticità materna, di spartana dolcezza e carezze nodose.
Instancabile il sabato in cucina, golosa di dolci e ironica, la nonna era impeccabile nella cura della casa, saggia nei proverbi indelebili, fiera nel rapporto con gli estranei e sempre pronta a difendere il suo nido.
D’estate era in vestaglia a fiorellini, profumava di basilico e salsa fresca, ci preparava il caffellatte coi galletti e ci faceva pregare prima di dormire.
Non è mai riuscita a chiamare per nome un nipote senza fare prima l’appello di tutti, e a differenza della canzone che le piaceva tanto e che ha cantato finché ha potuto, non ha mai comprato profumi per sé ma ha sempre anteposto gli altri e i loro bisogni ai propri in una spontanea atavica dedizione tipicamente femminile.
Vicini e lontani, ciascuno fiorito a suo modo nella raggiera che partiva da lei, non possiamo che dire grazie. Per un pugno di ricordi, qualche esempio e un po’ d’amore. Se pare poco, provate a fare di più, o meglio.



Siamo certe che Seby continuerà a tenerci d’occhio da lassù, vicina ad Agata - la sua Santa preferita - e alla sua bambina persa presto.
Pensandoci, di nonna prima che fosse nonna conosciamo in realtà pochissimo, e di nonna da quando era nonna, sappiamo che la famiglia era lei.



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 27 novembre 2018




Lorena Leonardi

Sono nata nel posto più bello del mondo. Correva l’anno della mucca pazza e del primo virus informatico. Era l’anno di Chernobyl, e nonostante i duemila chilometri che separavano la Russia dalla Sicilia, mia madre non beveva latte né mangiava verdure. A dispetto di ciò, sono cresciuta e pure parecchio.
Ho vissuto a Riposto e poi a Giarre, accoccolata tra mar Jonio e la montagna, l’Etna. Tra il muretto di Torre Archirafi e le foglie di limone di casa in campagna. Mi è sempre piaciuto leggere, poi scrivere. Mi sono laureata in Lettere moderne a Catania.
Ho la fortuna di vivere facendo il mestiere forse più inutile che la mente umana potesse concepire, ma io lo trovo stupendo, come con certi fidanzati stranamente irresistibili. Quindi per comprare il pane (e le scatolette per il mio adorato Momò, un felino malaticcio raccattato per strada che mantengo negli agi) lavoro come giornalista. Faccio e mi faccio un sacco di domande. Parlo tanto, qualcuno dice troppo. Mi piacciono: l’autunno con i suoi viali alberati, le chiacchiere sul mio divano, le cassatelle di Agira.
Non vivo più nel posto più bello del mondo, ma per cercare di farmela piacere raccontano che sia eterna, questa città. Di bello, lo possiamo dire, c’è che Roma è piena di siciliani.
Questo su SicilyMag è il mio primo vero blog.
Mi trovate anche su Twitter: https://twitter.com/lorenaleonardi


ULTIMI POST

La strada per le stelle e il coming out al centro commerciale

Chissà se i miei fidanzatini di questa domenica mattina hanno capito che per viaggiare non servono biglietti, e che un viaggio su ali di carta non ha listino prezzi, e comunque costa meno di un aereo e porta più lontano

Agosto nella Città Eterna e quel passato che, in fondo, era felicità

Nel vuoto di un agosto romano, con la nostalgia delle estati familiari in Sicilia che allora non sopportavi e la consapevolezza che la felicità una volta era a portata di mano, non è difficile incontrare persone che hanno voglia di raccontare di quell'amore estivo che era l'amore... Che né la famiglia né il buon lavoro di oggi possono cancellare


Col G7 ci riscopriamo esperti di sicurezza, etichetta e politica

Da una parte l'orgoglio, per una volta che andiamo in TV per un motivo diverso dalla latitanza di un boss e dal record di incompiute, dall'altra l'arroganza tutta italiana, e soprattutto siciliana, che ciascuno di noi potrebbe e saprebbe fare di meglio