venerdì 24 maggio 2019

venerdì 24 maggio 2019

MENU

Jali Diabate, parole d'Africa

Siciliani a colori

Presentato il 7 aprile al Centro Zo di Catania Kumakaŋ il nuovo disco del musicista senegalese Jali Diabate, virtuoso della kora (l'arpa africana) e da anni punto di riferimento della comunità africana in Sicilia. «Kumakaŋ è la voce della parola. In chiave elettro-acustica ho rivisitato in chiave moderna i significati della tradizione Mandinga, figlia della madre Africa»


di Gianni Nicola Caracoglia

Dietro ogni parola si nasconde un universo. Dietro ogni parola c’è una metafora che pervade l’animo di chi l'ascolta. Dietro ogni parola c’è la cultura secolare dei Griot, i musicisti-cantastorie della tradizione africana. “Kumakaŋ” è la voce della parola. “Kumakaŋ” è il nuovo disco di Jali Diabate, musicista senegalese, originario del Casamance, nel Sud del Paese africano, da anni cittadino catanese e vero punto di riferimento non solo per la comunità senegalese in Sicilia ma per tutti gli immigrati che vivono sull’Isola a tre punte: «Il disco è nato in Sicilia – racconta Diabate -, poi sono andato in Senegal a cercare il vero senso delle parole. Ho preso dei concetti chiave e, brano per brano, li ho spiegati». Insieme al fratello minore Malick, 26 anni, e altri musicisti portatori della tradizione, Diabate in “Kumakaŋ” ha rivisitato in chiave moderna i significati della tradizione Mandinga, figlia della madre Africa. L’arte del parlare è esprimere la potenza delle parole e del loro significato”. Kumakaŋ” è “la voce della parola”, la tradizione dei Griot mandinkalu, la musica che racconta l’Africa.

Jali Diabate

Il nuovo progetto musicale verrà presentato il 7 aprile al Centro Zo di Catania, tappa della rassegna Raizes dedicata alla world music. E per quella data Jali Diabate, vero virtuoso della Kora, l’arpa africana, avrà il piacere di suonare suo fratello Malick, da tre anni trasferitosi a Malmoe in Svezia, anch’egli suonatore di Kora: «Ci siamo incontrati l’anno scorso in Senegal e li abbiamo pensato di fare qualcosa insieme. E’ stato molto bello». Nella famiglia Diabate il virus della musica esiste da sette generazioni. «Io e Malik l’abbiamo appreso da mio padre – spiega -. Nella lingua Mandinga diciamo che ci ha “allattati” con la musica, perché questo del griot in Africa è un ruolo sociale».

La copertina di Kumacan

Forse oggi in Italia il 33enne Jali non esercita un vero ruolo sociale ma il suo ruolo artistico e culturale lo hanno comunque fatto diventare un punto di riferimento. E’ presidente onorario, infatti, di Balouo Salo associazione di beneficienza in Senegal creata con l’ingegnere catanese Raoul Vecchio. Balouo Salo ha organizzato lo scorso mese a Catania un torneo di calcetto a 7, che ha coinvolto più di 30 squadre, e che ha visto partecipare molti immigrati. Adesso l’associazione partecipa al progetto di una partita di solidarietà tra l’ACR Messina ed una selezione di calcio africana. Quest’ultima sarà composta da giovani calciatori provenienti dall’Africa, dai calciatori del C.A.R.A. di Mineo e delle comunità africane della Sicilia. La partita amichevole si disputerà giovedì 5 maggio, alle 15, allo stadio “Franco Scoglio” di San Filippo a Messina. L’ingresso sarà di soli 2 euro. Il ricavato sarà destinato ad un progetto umanitario nato per iniziativa di giovani ingegneri siciliani che hanno realizzato, ed intendono donare, alle popolazioni dell’Africa centrale il progetto di un “ponte-diga” per arrestare le maree oceaniche e rendere così coltivabili oltre 10.000 ettari di terreni, risolvendo così una gravissima emergenza oggi causa di morte e povertà. Ma Diabate il 5 maggio non giocherà: «Non escludo che ci sarà anche un evento musicale prima della gara sportiva» annuncia.

Diabate durante le registrazioni in Senegal

E presidenza onoraria di Balou Salo a parte, ora Diabate si è prefissato un altro obiettivo organizzativo: quello di realizzare, a metà giugno, un festival di musica africana a Catania. «Si chiamerà “Out of Africa” (come il famoso libro di Karen Blixen tradotto in italiano in “La mia Africa”, poi diventato film vincitore di 7 Oscar ndr). Abbiamo già le date, tra il 17 e il 19, e lo faremo con Mario Gulisano al Palazzo della Cultura. Questa prima edizione servirà a dare sostegno alle attività di Balou Salo. Sarà un evento che coinvolgerà anche le altre comunità di immigrati a Catania, e ci saranno mostre, workshop, cibo e tanto altro. Tra i musicisti che mi hanno disponibilità c’è il suonatore di Kora del Burkina Faso Gabin Dabirè».
Ma torniamo a “Kumakaŋ”. Il disco - che sarà disponibile dal 28 aprile in 300 negozi virtuali in tutto il mondo -, è stato registrato tra Catania e il Senegal. Oltre a Jali Diabate (kora e voce), hanno suonato suo fratello Malick alla kora, Fagui Sadio al balafon, Oumy Mbaye al jembé e Laye Sene alle percussioni. I brani sono tutti di Jali Diabate, la novità è l’innesto di arrangiamenti ad alta componente elettronica. Composizione e arrangiamento elettronico sono di Moulaye Diebate e Fabio Trombetta: il brano di apertura “Lundiang” ha un incedere elettronico molto vintage, degna di una versione afro dei Depeche Mode. «Il lavoro che ha fatto Fabio sui brani è stato molto importante – spiega Diabate -, li ha fatti uscire fuori. Non sempre è possibile ottenere dai musicisti i ritmi che hai in testa e la tecnologia te lo permette».

Ascolta "Kairamansa"


Una volta in Senegal, Diabate ha voluto con sé altre due griot ad affiancarlo nelle voci, una maschile, quella di Dialy Mory Kouyate, originario della Guinea ma senegalese acquisito, e quella di Rokhya Kouyate, una cantante proveniente dall’entroterra senegalese. La sorella Tombon si è aggiunta ai cori. «Le loro voci mi servivano per raccontare l’Africa e le sue vicende. Le loro voci, in brani come “Dialia”, “Ko Sabari”, “Kairamansa” raccontano la tradizione con un ritmo che può essere ascoltato da chiunque. Ci sono, comunque, mie parti di canto in quasi tutti i brani». C’è un brano, “Dialia”, interamente dedicato all’arte del griot: “L’arte del griot è una creazione divina come lo è l’imperialismo” recita il brano. «L’arte del griot è quella di valorizzare l’essere umano – commenta l’artista -, nell’essenza della sua vita, nella sua diversità tra gli opposti».

Da sinsitra Malick, Tombon, Rokhya e Dialy Mory

Per il concerto di giovedì 7 saranno disponibili anche le copie fisiche del cd: «La copertina è giocata sui toni del bianco per esprimere il concetto della pace e della purezza». “Chi non semina il grano della pace non deve aspettarsi alla raccolta di frutti commestibili” recita “Kairamansa”. “Mediterraneo” ha già nel titolo, e nel vocìo d’acqua che si sente, il messaggio del brano: «Posso capire cosa pensa una persona che attende un figlio, un parente e non sa se si trova in Italia, in Germania o chissà dove oppure è morto in mare. La canzone dice: “I pensieri, l’angoscia e la disperazione di un genitore e amante fedele del proprio genito che aspetta ogni giorno di ricevere un segno dal figlio che ormai da un tempo era andato via alla ricerca della propria vita e di quella dei propri cari: se il Mediterraneo potesse parlare!». Il disco è molto vario e spazia tra ritmi giocosi e festosi e brani più introspettivi come la finale “7’”, brano realizzato la prima volta al teatro Siracusa di Reggio Calabria per la Fondazione Horcynuys Orca retta dall’ex Kunsertu Giacomo Farina: «Sono sette giorni di introspezione» spiega Diabate.

Ascolta "Lundiang"


Dopo “Silinka” di due anni fa, “Kumakaŋ” è il secondo disco ufficiale di Jali Diabate, anche se esiste un disco registrato nel 2005 - "Recital Kora" - e mai pubblicato: «Lo avevamo registrato a casa di Dario Chillemi» - ricorda il musicista senegalese. E dopo “Kumakaŋ” il prossimo progetto sarà un nuovo disco di Afro Bougna Band, la band siculo-africana che Jali condivide da anni con il chitarrista Dario Chillemi, con la bassista Noemi Costanzino (che sostituisce momentaneamente Giampiero Cannata), con Oumy Mbaye al jembé e Laye Sene alle percussioni, e che ora si avvale anche di Angelo Puglisi alla batteria.

Da sinistra Oumy, Dario, Jali, Noemi e Lave


Per l’evento del Centro Zo, , la band sarà affiancata da dj Pisko di Black Music Machine, che veicolerà le voci dei due vocalist che hanno registrato il disco. «Per la serata di presentazione ho pensato ad un concerto diviso in tre parti – annuncia Diabate -. In una parte io e mio fratello Malick ci esibiremo in duetto di Kora, una cosa che non ho mai fatto, è un sogno che coltivo da anni. Una seconda parte vedrà me, Malick e dj Pisko proporre i brani nuovi. Una terza parte mi vedrà invece con gli Afro Bougna Band. Sarà una serata che non farà annoiare nessuno. Dario Di Stefano ha realizzato per l’evento un filmato, nel quale confluiranno anche immagini realizzate da Malick Diabate in Senegal, che mostrerà, ovviamente solo su schermo, il lavoro fatto dai due vocalist Dialy Mory Kouyate e Rokhya Kouyate».

© Riproduzione riservata
Pubblicato il 03 aprile 2016
Aggiornato il 11 aprile 2016 alle 13:56





Gianni Nicola Caracoglia

Giornalista, amante della musica, rock soprattutto, e amante delle cose buone. Che di questi tempi sono veramente poche... I suoi articoli su SicilyMag


TI POTREBBE INTERESSARE

Today is good, integrare attraverso il linguaggio universale della musica

Il progetto dell'ingegnere italiano Francesco Iannuzzelli e della docente inglese Rachel Beckles Wilson doveva "limitarsi" a un laboratorio musicale rivolto ai minori dei Centri di accoglienza siciliani. Ne è venuto fuori un disco originale di 11 brani, scritti e musicati interamente da sei giovani migranti, in cui hanno racchiuso le loro storie e i loro sentimenti

Sylvie Clavel e i "nodi" dell'amore che l'hanno portata fino in Sicilia

L'artista parigina, ex danzatrice, dal 1986 vive nell'Agrigentino: inizialmente seguì il suo compagno, l'ingegnere sambucese Giuseppe Giaccone, ma dopo la sua morte ha deciso di rimanere. E' qui, infatti, che trova l'ispirazione giusta per annodare le pesanti corde da cui prendono vita le sue sculture tessili tridimensionali e policrome, uniche nel loro genere, che rimandano ad archetipi culturali mitologici e tribali

Elizabeth Lush, l'Australia, il Postino e i colori di Salina

In esposizione fino al 31 luglio al Palazzo Marchetti a Malfa, "The Colours of Salina & the Aeolian Islands" scatti della fotografa australiana che anni fa scelse di vivere a Salina dopo averla vista nel film "Il postino". La fotografa: «Qui tutto è unico, perché qui c’è un’anima»

La Sicilia a stelle e strisce festeggia l'Independence day

Negli Usa si fa festa rigorosamente il 4 luglio, ma all’interno della base militare di Sigonella i festeggiamenti sono anticipati di qualche giorno, per dare l’opportunità a tutti di partecipare in maniera collettiva a una delle festività più importanti del calendario statunitense, tra giochi all'aperto, barbecue e gare di resistenza

Eduardo Torres Acosta: «Il mio vino tradizionale nasce sull'Etna»

L'enologo e viticoltore canariense da qualche anno si è trasferito a Castiglione di Sicilia dove produce "Versante Nord", un vino naturale per il quale non utilizza solfiti e altre sostanze chimiche, né in vigna né durante la vinificazione. Un modello di produzione, il suo, che sta cercando di diffondere ad altri viticoltori della zona

Effatà, viaggio in Sicilia con i migranti

Parte il 13 settembre da Caltanissetta il progetto che vede coinvolti Luigi Lo Cascio, Roberto Lipari, Roy Paci e Leoluca Orlando al fianco di quattro richiedenti asilo per raccontare l'Odissea dei migranti, nel documentario diretto da Antonio Macaluso e Martino Lo Cascio