Ivan Nicosia rispolvera “La Catania Destrutta” di Guglielmini

Video La casa editrice Bonfirraro pubblica l'antica testimonianza del terremoto che sconvolse l’intera Val di Noto nel 1693, riscoperta, rispolverata e rimodulata dal giovane studioso catanese, nota guida turistica esperta del territorio

Il giovane catanese Ivan Nicosia firma “La Catania Destrutta” di Domenico Guglielmini in un imperdibile saggio storico arricchito dalla prefazione del geologo Mario Tozzi. Da gennaio in libreria per Bonfirraro un’imperdibile perla storico-letteraria, testimonianza unica del terremoto che sconvolse l’intera Val di Noto il 9 e l’11 gennaio del 1693, e che, strizzando gli occhi ai posteri, pone l’accento sul vero senso della memoria.

Ivan Nicosia

Ivan Nicosia

Si tratta de “La Catania destrutta” di Domenico Guglielmini, riscoperta, rispolverata e rimodulata da un giovane studioso catanese, Ivan Nicosia, nota guida turistica esperta del territorio. L’autore, iniziando alcuni anni fa un lungo percorso di approfondimento storico, si è imbattuto in un testo di rara bellezza, quello del Guglielmini appunto, che, con l’artificiosa prosa barocca tipica di un eclettico intellettuale del Seicento, riesce a dipingere alla perfezione, con estrema plasticità e con un taglio quasi cinematografico, tutte le fasi di quel terremoto che portò con sé ben cinquantamila vittime: “A 9. di Gennaio il Venderdi ad hore 4. e mezza in circa dell’Orologio Italiano si scosse con grandissima violenza il suolo, à tal segno, che nella Città atterrironsi tutti gli abitanti, per vedersi tutte le fabbriche, ch’addosso gli furono per precipitare”, scrive, infatti, Guglielmini nel suo incipit. L’operazione di Nicosia risulta, dunque, già di per sé lodevole perché ha voluto fortemente, a distanza di ben 325 anni dal sisma sottrarre all’oblio del tempo una fetta importante della storia isolana.

Sulla Catania Destrutta l’autore compie l’analisi dell’opera in dettaglio da un punto di vista filologico e semantico, anche in considerazione della scarsa conoscenza e diffusione del testo, citato solo per brevi parti, ma anche perché prova ad approfondire la figura, poco indagata, di Domenico Guglielmini, uno dei rappresentanti dell’élite culturale isolana. L’opera viene così scandagliata a diversi livelli, a partire dalla ricostruzione delle fonti storiografiche originali scelte dal Guglielmini e utilizzate per la storia artistica della città, che le cronache relative al terremoto hanno consentito di precisare la stretta relazione con la più famosa lettera di A. Burgos.

Ma il terremoto del 1693 infierì su una città protetta solo dal fragile velo di Agata, la santa patrona. I catanesi trovano il loro carattere più immediato nella devozione, che sommano a una caparbia fermezza nel trasformare le rovine in nuove opportunità. E risiede anche in questo la forza del saggio di Nicosia, presentando una Catania, ricostruita anche nella forma urbana seicentesca, che risorge dalle sue macerie tramutandole in magnificenze barocche. «Ancora una volta – scrive Nicosia in uno dei suoi brani più poetici – un evento naturale travolge la vita degli uomini, ma alla morte si aggiunge la distruzione dei luoghi. Nel sovvertimento di tutte le leggi umane e divine, il sisma trasforma le architetture create dagli uomini in pietre che dilapidano la vita, rovesciando il concetto stesso di creatio».

«La Catania destrutta di Guglielmini rappresenta una testimonianza assai rara, nel suo genere, di racconto-documentario – anticipa l’editore Salvo Bonfirraro – Questa peculiarità permette di attribuire al testo un grande valore, quale evocazione di uno dei momenti più drammatici della storia locale, la cui lettura potrebbe anche essere utilizzata ai fini di una maggiore sensibilizzazione sulle problematiche relative al rischio sismico».

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