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Il vento di Ventotene

Blog Spesso i grandi eventi della Storia sono preceduti da documenti di importanza epocale. Anche durante l'ultima Guerra furono prodotti molti scritti e trattati che si ponevano l’obiettivo di non ripetere la carneficina, di porre gli Stati e i governi nel quadro democratico e liberale, e non più dittatoriale e assolutista. Uno di questi è Il Manifesto di Ventotene per "Un’Europa libera e unita" scritto da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, con l'apporto di Eugenio Colorni, che disegnava l’unione degli stati europei in modo federale

Spesso i grandi eventi della Storia sono preceduti da documenti di importanza epocale. Per fare alcuni esempi: nella Dichiarazione di Indipendenza americana, scritta il 4 luglio del 1776, si mise nero su bianco il principio fondamentale che sanciva che il potere giusto dei governi derivava dal consenso dei governati e che il mandato dei governanti poteva essere revocato quando venivano meno i fini democratici: «Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità». Con tale proposito fu redatta la prima Costituzione democratica della Storia, entrata in vigore nel 1788, che metteva dei limiti chiari al potere. Poneva dei limiti ben definiti, non li allarga o li poneva in un solo individuo politico per scopi illiberali.

Altiero Spinelli

Ernesto Rossi

Così, dopo “Lo spirito delle leggi” (1748) di Montesquieu, che tracciava la separazioni dei poteri, la Rivoluzione francese – al di là di quello che avvenne dopo – aboliva i privilegi feudali e scrisse la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, ponendo fine alla sovranità per diritto divino, mettendo le basi della rappresentanza come democrazia parlamentare. Cose di cui malamente ancora godiamo.

Anche durante la Seconda guerra mondiale furono prodotti molti scritti e trattati che si ponevano l’obiettivo di non ripetere la carneficina, di porre gli Stati e i governi nel quadro democratico e liberale, e non più totalitario, dittatoriale e assolutista. Uno di questi è Il Manifesto di Ventotene il cui titolo completo è per “Un’Europa libera e unita”. Progetto di un manifesto, scritto da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, con l’apporto di Eugenio Colorni, che disegnava l’unione degli stati europei in modo federale. Non è questa la sede per tracciare le vicissitudini storiche dello scritto e dei suoi autori che lo redassero al confino, proprio a Ventotene, rei di essere antifascisti. Il Manifesto è un testo fondamentale del pensiero libero, che espone una visione oltre che federalista anche antinazionalista, democratica, antifascista. Un invito programmatico, un progetto rimasto incompiuto, su cui si può sempre lavorare sulla base delle istanze attuali.

Il “Manifesto di Ventotene” in un murale della cittadina abruzzese di Aielli, foto Maria Massaro

Il Manifesto di Ventotene è tornato alla ribalta nel dibattito politico dopo che organi antieuropei ne hanno estrapolato delle parti inserite in un report intitolato The Great Reset, per screditarlo e stravolgerne malevolmente il significato, ignorando di proposito il contesto in cui è stato scritto e da chi. Quasi viene additato come documento di malvagità unica e tirannico. La malafede di una tale operazione emerge evidente dal fatto che estrapolare alcune frasi senza chiarire altro è di per sé opera ambigua oltre che di interesse e malafede. Una vera manipolazione. Fa anche riflettere il fatto che in Italia la premier si è fatta megafono di tale manipolazione e ha usato il Parlamento come cassa di risonanza.

L’operazione ha funzionato, almeno per quanto riguarda l’accensione dell’indignazione delle opposizioni e anche come mezzo di distrazione dai veri problemi reali del Paese. E non poteva non funzionare proprio perché è stata fatta di chi è stata fatta e nel luogo in cui si doveva discutere di tali problemi.
La sintesi aggressiva è sempre più efficace dell’analisi, dello studio, della verifica o della semplice lettura che un libro richiede. Proprio le stesse fatiche che richiedono la libertà, la difesa della democrazia e la ricerca della verità al fine di capire i fatti.

Eugenio Colorni

Clicca per leggere “Il Manifesto di Ventotene”

Nel dettaglio sono state fatte quattro citazioni tronche, tratte dai paragrafi Compiti del dopoguerra. La riforma della società (1, 2, 4) e da Compiti del dopoguerra. L’unità europea (3). Queste:
1) «La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista» a cui manca questa parte: «cioè dovrà proporsi di emancipare le classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizione più umane di vita». Pare già chiaro perché il report non abbia aggiunto la seconda parte della citazione. Non c’è bisogno di aggiungere quanto siano distanti le forze sovraniste dalla “classe lavoratrici” e dei suoi diritti e che quindi non si cura di migliorarne le condizioni (salario minimo, ecc.).

2) «La proprietà deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente…» nessuno ormai si sognerebbe di abolire la proprietà privata, la frase però continua così: «…in linea di principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo e del burocratismo nazionale». Incubi verso cui corriamo (come riarmo imposto dai ricatti extraeuropei). Si potrebbe anche aggiungere che le multinazionali delle tecnologie potrebbero essere tassate in modo equo, anche nel rispetto dei cittadini che subiscono una pressione fiscale molto pesante.

Targa affissa al Municipio di Ventotene che celebra il Manifesto di Spinelli, Colorni e Rossi

3) «La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria». Questa è la frase conclusiva di questo periodo: «Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarriti, non avendo dietro di sé uno spontaneo consenso popolare, ma solo un torbido tumultuare di passioni. Pensano che loro dovere sia di formare il consenso, e si presentano come predicatori esortati, laddove occorrono capi che guidino sapendo dove arrivare. Perdono le occasioni favorevoli al consolidamento del nuovo regime, cercando di far funzionare subito gli organi che presuppongono una lunga preparazione, e sono adatti ai periodi di relativa tranquillità; danno ai loro avversari armi di cui quelli poi si valgono per rovesciarli; rappresentano insomma, nelle loro mille tendenze, non già la volontà di rinnovamento, ma le confuse velleità regnanti in tutte le menti, che, paralizzandosi a vicenda, preparano il terreno propizio allo sviluppo della reazione. La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria». Che in soldoni vuol dire: se ne caso in cui regimi illiberari, autoritari, totalitari, dittatoriali o fascisti prendano il potere il “metodo” democratico frena la liberazione da tali mali, perché necessita un’azione risoluta contro di essi.

L’isola di Ventotene oggi

4) «Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato, e intorno ad esso la nuova vera democrazia» va da sé che parole del genere fuori contesto sono forvianti. La frase fa parte di un periodo in cui si parla della presa del potere democratico contro i regimi totalitari, quindi attraverso una reazione violenta contro di essi prima ancora di passare dalle consultazioni elettorali che il potere totalitario non permetterebbe. «Durante la crisi rivoluzionaria, spetta a questo movimento organizzare e dirigere le forze progressiste, utilizzando tutti questi organi popolari che si formano spontaneamente come crogioli ardenti in cui vanno a mischiarsi le masse rivoluzionarie, non per emettere plebisciti, ma in attese di essere guidate. Esso attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto non da una preventiva consacrazione da parte dell’ancora inesistente volontà popolare, ma dalla coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle informi masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato, e intorno ad esso la nuova vera democrazia».

Così cambia tutto. Certo un partito che raccoglie l’eredità di Giorgio Almirante, colui che scrisse ciò che scrisse sulla Difesa della Razza, ovviamente si trova distante da Manifesto fino a volerlo delegittimare per colpire l’Unione Europea e la democrazia. Forse si trova in imbarazzo a godere di quella stessa democrazia che gli ha permesso di andare al potere e si attiva solo per toglierla ai cittadini, ai giornalisti, ai vertici dello stato e ai magistrati che esercitano legittimante la loro libertà, indipendenza e coscienza critica. D’altronde, ultimamente è consuetudine quotidiana oltre a tentare di imporre dall’alto il modo di agire e pensare (e pure cosa leggere o non leggere), anche quella di criminalizzare tutto ciò che non è gradito al potere politico e additarlo come nemico, sia essa un’opera o un concetto, persone o categorie, luoghi, atteggiamenti o cose.

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