Il Teatro Coppola di Catania è in vendita

Teatro Il comitato di autogestione, che quattro anni fa ha riportato in vita una struttura abbandonata da numerosi anni, ha ricevuto la visita di una commissione comunale facente capo all'ufficio al patrimonio che ha comunicato che l'edificio appartiene ad una lista di beni comunali alienabili

Il Teatro Coppola di Catania, realtà di autogestione negli spazi comunali di quello che fu il primo teatro comunale della città, è in vendita. Il comitato di gestione del teatro rende noto che stamattina, il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini ha ricevuto la visita di una commissione comunale facente capo all’ufficio al patrimonio.

«I simpatici e gentilissimi funzionari che, come da copione, ignoravano l’esistenza, le ragioni e le attività dell’occupazione – recita la nota -, ci hanno comunicato che l’Amministrazione Bianco ha redatto una lista di immobili alienabili, cioè destinati alla svendita in favore di privati, e che il Teatro Coppola è stato inserito in questa lista. Scopo della loro visita era, pertanto, constatare lo stato dell’edificio e il suo attuale utilizzo. Li abbiamo lasciati entrare e ci siamo premurati di fornir loro tutte le indicazioni utili a identificare uno stabile di cui ignoravano origini, storia passata e vicende presenti. Li abbiamo anche informati del fatto che una società facente capo a un noto gruppo imprenditoriale catanese ha di recente acquistato l’immobile confinante con il Teatro».

Destinata, quindi, a finire la stagione di autogestione che dura dal dicembre 2011? Il Coppola era stato occupato a Catania sulla scia delle occupazioni di teatri in disuso, a partire dal Valle di Roma. In questi quattro anni era diventato un punto di riferimento per numerose associazioni che volevano veicolare comunicazione culturale nell’ambito del teatro, della musica e delle arti.

«Non staremo qui a ricordare come la dismissione dei beni pubblici in favore di amici privati sia da sempre il fiore all’occhiello delle Amministrazioni Comunali di qualunque colore – conclude la nota – e che, attraverso questo tipo di operazioni, si riduce la libera fruizione di spazi e risorse sociali a favore di oscuri profitti e speculatori. Né ci meravigliamo della sfrontatezza con cui da sempre si fa sacco sulla pelle dei diritti dei cittadini. Certo è che se, di fronte all’emergenza abitativa, alla lottizzazione politica degli spazi culturali, alla mancanza di agibilità per un’intera collettività buona solo come carne elettorale, le risposte dell’Amministrazione passano per il bieco commercio del patrimonio e delle cariche, noi rivendichiamo ad alta voce il diritto all’abusivismo. Rivendichiamo la libertà di ignorare regole buone solo a creare sudditi e leccaculo. Rivendichiamo con gioia il tempo dell’occupazione e l’occupazione del tempo sottratto all’autorità».

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