sabato 15 dicembre 2018

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Il segreto respiro dell'organismo monumentale della Madonna della Consolazione di Paternò

Territori

Bombardato durante l'ultima guerra, il santuario sulla Collina storica, fu ricostruito nel 1954. Come ben descritto dallo storico locale Salvo Di Matteo il disegno dell'edificio è "esuberante e disteso al tempo stesso, pacato e vibrante alla maniera siciliana". Preziosa la corona della statua della Madonna che fu benedetta da papa Giovanni XXIII


di Salvo Fallica

Inerpicandosi sulla Collina storica di Paternò prima di giungere verso la sua sommità, si può cambiar direzione e discendere verso la parte sud-orientale dove vi è un ampio spazio. Già appena si intraprende quest'altra via si nota in tutta la sua bellezza il Santuario della Madonna della Consolazione. La Collina storica racconta con i suoi paesaggi, gli scavi archeologici, i molteplici monumenti e le strutture architettoniche, millenni di storia. Grazie alla chiesa dedicata alla Madonna questo lungo percorso plurimillenario giunge al Novecento. La struttura chiesastica fu fatta edificare dal finanziare e mecenate Michelangelo Virgillito. La Collina è stata abitata con insediamenti certi dalla lontana età di Thapsos. Un viaggio che nel tempo si snoda attraverso l'epoca arcaica, la fase greca ed ellenistica, il mondo romano, l'epoca bizantina e la successiva dominazione araba, sino alla fase di massimo splendore dell'era normanno-sveva. Ed ancora, attraverso tutte le dominazioni successive sino a giungere attraverso le splendide chiese al Rinascimento, al barocco ed al tardo-barocco.

Il Santuario della Madonna della Consolazione di Paternò, foto di Salvo Fallica

L'opera più significativa della contemporaneità sulla Collina è dunque la chiesa ultimata nel 1954, il già citato Santuario dedicato alla Madonna della Consolazione. Ma questo luogo ha una storia che risale al XVI secolo. Originariamente nello stesso sito fu eretta nel 1585 una chiesa dedicata alla Madonna del Pietoso. Ma già pochi decenni dopo, per l'esattezza nel 1616, la chiesa assunse il nome odierno. Altra data di notevole rilievo per la chiesa è il 1935, poiché divenne Santuario. Ma così come una parte rilevante della città di Paternò la chiesa subì gravi danni a causa dei bombardamenti degli anglo-americani durante la seconda guerra mondiale. Come è noto Paternò fu una delle città strategiche per la conquista del mondo etneo da parte degli Alleati e per la conseguente sconfitta dei nazi-fascisti.

La chiesa fu ricostruita nel 1954 con i fondi messi a disposizione da Virgillito. La progettazione fu curata dall'ingegnere Rosario La Russa. La veduta d'insieme della struttura chiesastica e del campanile (alto 45 metri) è suggestiva. E' architettonicamente ben inserita nel contesto, ed inoltre dallo spazio che affianca la chiesa è possibile affacciarsi sul lato sud-orientale, dove si possono ammirare i resti dell'antica “Porta Lentini”, proprio in direzione della piana di Catania e della cittadina di Lentini. Era una delle porte della cinta muraria che circondavano la Paternò medievale, prima che a partire dai secoli XV e XVI si sviluppasse la Paternò moderna ai piedi della Collina, verso le attuali piazza Santa Barbara, piazza Indipendenza e le altre zone limitrofe.

Il prospetto frontale del Santuario, foto di Salvo Fallica

La prima cosa dalla quale si viene colpiti ammirando il prospetto della chiesa è il colore della pietra rossa inframmezzato dal colore bianco dei marmi. Lo stile architettonico è palesemente neo-romanico. Come ha scritto, nella sua importante ed autorevole opera “Paternò. La storia e la civiltà artistica”, lo storico Salvo Di Matteo: “Al primo incontro con l'imponente santuario dalla geometrica composizione ricca di istanze dinamiche e di vividi contrappunti cromatici, esaltata dall'ardita struttura del campanile, quasi lo si direbbe fuori del tempo e della storia, o comunque d'altri tempi e protagonista d'altre lontane vicende, tanto sonora e nel suo limpido linguaggio architettonico l'evocazione di forme artistiche legate alla tradizione romanica, seppur filtrata attraverso nuovi moduli stilistici”. Vi è una forte ed intensa dialettica con la luce, una luce che sembra giocare con la struttura architettonica, e che alle diverse ore del giorno -e dunque al mutare dell'intensità della luminosità- fa percepire in maniera leggermente diversa la bellezza policromatica della facciata. La modernità della chiesa fa da contrasto e nel contempo si armonizza con l'antica tradizione romanica che ispira la struttura chiesastica.

Santuario della Madonna della Consolazione di Paternò, la cupola, foto di Salvo Fallica

Riteniamo giusto far rivivere ancora le splendide descrizioni di Salvo Di Matteo, un autore che andrebbe riletto in continuazione per le sue opere storiche su Paternò e sulla Sicilia. Nel già citato libro che racconta millenni di storia paternese, Di Matteo ispirato dalla visione dell'interno della Madonna della Consolazione raccontò così il “segreto respiro dell'organismo monumentale”. Con una sintesi scritturale descrittiva ed al contempo interpretativa evidenziò che: “L'edificio, esaltando in una prospettiva di articolata spazialità l'antico schema strutturale della basilica a tre navate, elabora sulla compatta volumetria della massa un disegno di arioso rigore plastico e decorativo, esuberante e disteso al tempo stesso, solenne e gioioso, pacato e vibrante alla maniera siciliana”. Ed ancora: “Alla monumentalità della costruzione si adegua il solenne equilibrio dell'ambiente interno, risolto in termini di suadente tensione nella luminosa spazialità dell'aula divisa in tre navate, dal solido colonnato ad archi centrici”.

L'altare del Santuario, foto di Salvo Fallica

Splendida è la visione del tempio dove vi è la statua della Madonna. Proprio qui ogni anno, in occasione della festa della Madonna della Consolazione si ripete il rito dell'incoronazione. In uno scenario suggestivo e di forte slancio spirituale e religioso, con la chiesa gremita di persone, viene deposta sul capo della statua della Madonna una corona religiosa di grande valore che fu donata dal finanziere Michelangelo Virgillito. La corona fu benedetta da papa Giovanni XXIII. La cerimonia ha visto quest'anno nuovamente protagonisti il rettore del Santuario, padre Vito Mandarano ed il governatore della confraternita Madonna della Consolazione Nicola Fiorito. Il tutto sotto il controllo di uno straordinario servizio d'ordine fatto da esponenti delle forze dell'ordine, quali il responsabile degli ori Alfio Corsaro, ed altri volontari, tutti selezionati con estrema cura. Sulla statua oltre alla corona vengono deposti altri gioielli donati nel tempo dai fedeli, ma è la corona a costituire un bene artistico di livello internazionale.

Il rettore del santuario Vito Mandarano ed il governatore Nicola Fiorito, foto di Salvo Fallica

«L'originale corona religiosa” - come ricorda l'esponente di SiciliAntica Giuseppe Barbagiovanni - - viene esposta solo quando è garantito un rigoroso servizio d'ordine, ed è stata in esposizione in alcune mostre di alto profilo internazionale assieme alle corone dei reali”. L'attivismo positivo e dinamico di padre Vito Mandarano è rivolto a far conoscere al mondo esterno anche questo bene prezioso, e ricorda che ne va colto l'aspetto etico e religioso. “Quando Virgillito mostrò la corona religiosa a papa Giovanni XXIII il finanziere spiegò che la sua donazione avveniva dopo che aveva già fatto tante opere di solidarietà a favore della comunità di Paternò. Ricordiamo che grazie alla sua eredità è nata la Fondazione Virgillito che ha contribuito e contribuisce ad aiutare i deboli ed i bisognosi”. Mandarano aggiunge: “Noi vogliamo far capire che non conta l'aspetto esteriore ma la spiritualità che portò al gesto della donazione. Va anche detto che la bellezza estetica dei beni culturali fa parte della storia della chiesa, che conserva un notevole patrimonio storico, religioso ed artistico che racchiude parte della nostra civiltà. Il linguaggio della bellezza fa parte della storia d'Italia, è un valore da conservare e tramandare. E' un linguaggio di civiltà”.

Ma come è strutturata la corona religiosa in oro massiccio, fra le più preziose del mondo? Come riporta un libro ben documentato, scritto da Pippo Cunsolo, dal titolo “Sotto il manto della Madonna”: “Per la sua realizzazione ci sono voluti cinque anni di lavoro, sono stati utilizzati nove chili e mezzo di oro, sono stati incastonati dieci smeraldi, cinque rubini e altre pietre preziose. Nonché i famosi cinquemila brillanti, tanti quante erano le mamme a Paternò in quel periodo. La corona, alta trentacinque centimetri e smontabile in quattrocentottanta pezzi è divisa in tre sezioni che rappresentano i momenti fondamentali della glorificazione della Vergine: Attesa, Accettazione, Glorificazione”. La donazione, con l'atto ufficiale dell'incoronazione della Madonna del santuario, avvenne il 30 settembre del 1961.

La corona della Madonna della Consolazione di Paternò, foto di Salvo Fallica

Per comprendere meglio la Collina storica di Paternò nel suo insieme è utile citare anche un recente testo di Pippo Virgillito, Cavalcando le nuvole.... Sulla Collina storica vi è una notevole storiografia le cui opere meriterebbero un saggio ad hoc. Ne citiamo alcune legate alle nostre riflessioni. Una lettura originale nell'ottica del recupero e della valorizzazione in chiave moderna dell'enorme patrimonio della Collina storica è quella elaborata negli anni con studi, saggi, articoli ed interventi in dibattiti da parte dell'architetto Francesco Finocchiaro. Finocchiaro è un sostenitore di una congiunzione fra tradizione ed innovazione, la sua idea è che bisogna far rivivere il passato, non lasciarlo in stato di abbandono o pensare di farlo vivere una dimensione cristallizzata.

Ex voto del santuario della Madonna della Consolazione di Paternò, foto di Salvo Fallica

Ed ancora, un contributo di analisi raffinata della Collina in profonda connessione con la Valle del Simeto è dato dai libri, dagli interventi sui media e nei dibattiti da parte di Nino Tomasello, le cui analisi sul piano di una storia sociale della comunità sono fra le più importanti della storiografia locale. Così come importanti sono le opere di studiosi del passato che vanno ricordati per la loro autorevolezza, si pensi in primis a Gaetano Savasta e ad altri studiosi quali Barbarino Conti e Vincenzo Fallica, la cui storia di Paternò è sul piano dell'analisi e della capacità divulgativa un modello efficace. La memoria storica non va solo coltivata ma raccontata, fatta vivere, oggi non è comprensibile una dimensione della storia lontana dal mondo dei media. Una storia civile, multidisciplinare, deve sapersi confrontare con gli strumenti in continua evoluzione del mondo nell'era dell'alta tecnologia e della comunicazione globale. Non è pensabile una ricostruzione della storia del Novecento senza l'utilizzo delle fonti multimediali.

Altri tesori della Madonna della Consolazione di Paternò, foto di Salvo Fallica

Tornando specificatamente al Santuario: va ammirato in ogni suo angolo, dalla porta bronzea esterna alle decorazioni pittoriche interne. Viaggiare sulla Collina storica di Paternò non è solo un itinerario estetico nel tempo, è un confrontarsi con gli spazi paesaggistici, culturali e storici, è scoprire segni e vite. E ridare l'anima alle storie che compongono la nostra esistenza collettiva...


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 30 luglio 2018





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