domenica 20 gennaio 2019

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Il presepe vissuto sulla pelle. Il Colapesce apre ai migranti

Società

Una pelle su cui si leggono ancora le torture delle carceri libiche, che non dimentica le ustioni della nafta e i naufragi. Una pelle sconosciuta e, per questo, "nemica". Nel cuore del centro storico catanese gli attivisti del centro popolare occupato rispondono al decreto sicurezza, che nei prossimi giorni lascerà al freddo 90 persone del Cara di Mineo, offrendo loro un tetto e mettendo in pratica la vera resistenza. Quella umana


di Serena Di Stefano

Per questo Natale inutile chiedersi quale sarà il presepe più suggestivo della provincia di Catania. Imbattibili saranno gli occupanti del centro popolare Colapesce, ex Hard Rock Cafè, nel cuore della Pescheria di Catania.
Un presepe vivente in un centro sociale. Apparentemente niente di più inusuale. Ma è “vivente” non perché impersonato da uomini e donne in carne e ossa, ma perché vissuto sulla pelle.
Una pelle su cui si leggono ancora le torture delle carceri libiche, una pelle che non dimentica le ustioni causate da nafta e acqua salata durante i naufragi, una pelle sconosciuta e, solo per questo, nemica. O almeno così ci vorrebbero far credere. Questi sono giorni di fuoco, perché una fetta della stampa e dell’opinione pubblica sta silurando il decreto Sicurezza e immigrazione del governo giallo-verde. Tra questi, non si è fatta attendere la comunità di Potere al Popolo.

Il centro popolare Colapesce di Catania

«Il ministro dell'Interno – scrivono i militanti – ci tiene così tanto a questa tradizione di Natale che non ce la sentiamo di scontentarlo: per questo apriremo le porte del CPO Colapesce a uomini, donne e bambini che con il suo decreto INsicurezza lascerà a vagare al freddo e al gelo. Novanta persone verranno messe alla porta dal CARA di Mineo la settimana prossima in ottemperanza alle direttive emanate dalle prefetture, e probabilmente accompagnate nei pressi della stazione di Catania, mollate dai bus in una piazza della Repubblica già affollata di senzatetto. Anche volendo, non potranno certo tornare a casa dall'altra parte del mondo, saranno qui senza un soldo e senza vestiti adeguati alle temperature, senza la possibilità di andare altrove, senza la protezione umanitaria che una legge indegna ha strappato loro, ridotti alla mera sopravvivenza. Il Colapesce è umido come una grotta, e non abbiamo né un bue né un asinello, ma un tetto sulla testa a queste persone noi lo daremo».
Migranti in fuga, reietti, cacciati da una società che, mano alla calcolatrice, non ha più posto per loro. Così, a trovare una “stalla” ci penseranno i ragazzi e le ragazze del centro popolare occupato. Una collettività che sta mettendo in pratica la vera resistenza. Quella umana. L’ex Hard Rock Cafè, ormai in disuso da anni e tornato a “nuova” vita grazie alla comunità Resistente La Piazzetta, aprirà le sue porte invitando tutti i catanesi a contribuire con pasti caldi, coperte e materassini.

 Valeria Castorina, militante di Potere al Popolo

«Ecco la conseguenza del decreto Sicurezza – spiega Valeria Castorina, militante di Potere al Popolo –.Migranti dimessi dai centri di accoglienza e abbandonati nelle stazioni cittadine. Un numero imprecisato di persone, 40 secondo la stampa e 90 per le nostre fonti interne, era in procinto di essere dimesso dal CARA di Mineo». Un’azione interrotta senza che nessuno, tra militanti e Rete Antirazzista, abbia realmente capito perché.
«Ci auguriamo – continua – che la Prefettura sospenda queste dimissioni, in altri comuni è stato già fatto. Assistere inermi a scene come quelle di Crotone, con i migranti portati via dal CARA e costretti a dormire in strada sarebbe insopportabile. Per questo abbiamo deciso di intraprendere l’iniziativa del “presepe”. È impensabile che i ragazzi del Colapesce possano rispondere da soli a quest’emergenza. La struttura non è assolutamente idonea: ci sono solo due wc, non c’è una cucina, non ci sono docce, oltre al rischio di allagamento in caso di pioggia. Nonostante tutti questi disagi, però, vogliamo fare la nostra parte e invitiamo tutte le strutture politiche e associative a fare altrettanto. Questa è soltanto la punta dell’iceberg, a gennaio la situazione potrebbe diventare molto più grave».

Ma l’ombra del populismo è sempre dietro l’angolo, così, i militanti chiariscono. «Qualcuno potrebbe domandarci “Solo con gli immigrati fate queste cose?” Ovviamente no, facciamo così e faremo così con tutte e tutti coloro che sono sfruttati, sono poveri, sono oppressi». Chi conosce la realtà del CPO Colapesce conferma: doposcuola per i bambini del quartiere, raccolta d’indumenti, sportelli legali per i senza casa e antisfruttamento per i migranti. Le attività portate avanti da questi ragazzi sono numerose e rivolte al popolo, senza distinzioni. «Solitamente - continua Valeria Castorina - si dice “portateli a casa vostra”... beh, stiamo facendo proprio così».
A muovere quest’iniziativa, infatti, non è solo lo spirito caritatevole. Più che altro si tratta di una critica politica fortissima. «Contro l’ipocrisia di un decreto che non mette in sicurezza nessuno. Chiunque venga abbandonato sulla strada in qualche modo deve sopravvivere, e così diventa preda della criminalità e della prostituzione. Con il nostro “presepe”, speriamo di sollevare un caso e, nonostante tutte le difficoltà, siamo pronti. Non lasceremo al gelo nessuno. I catanesi si sono sempre dimostrati solidali, anche stavolta sono certa che coperte e pasti caldi non mancheranno».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 06 dicembre 2018
Aggiornato il 02 gennaio 2019 alle 14:10





Serena Di Stefano

Una laurea in Editoria e scrittura, un amore sconfinato per Pier Paolo Pasolini e la convinzione che nessun curriculum, anagrafica o breve descrizione possano raccontare una vita. Dopo due anni di full immersion in cronaca e politica locale, ho ampliato le vedute e mi sono rimboccata le maniche. Il mio motto è “take it easy and be curly" ma il mio mantra è “ringraziare sempre”. Segno zodiacale: pesci fuor d'acqua. Solo una cosa amo più di scrivere: vivere.


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