mercoledì 15 agosto 2018

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Il giornalista, il vescovo e l'Italia senza leader

Libri e fumetti

Cosa possono fare il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e il vescovo di Acireale Nino Raspanti se non concordare che, oggi, il nostro è un "Paese senza leader", come recita il libro di Fontana presentato in Sicilia: «L'unico grande leader? De Gasperi». L'ultimo? «Prodi». Raspanti: «Papa Francesco è un leader ma la Chiesa non si sostituisca alla politica»


di Maria Enza Giannetto

"Diciamocelo con franchezza: anche se all'orizzonte spuntasse un leader, e al momento non se ne vedono, sarebbe subito neutralizzato da un sistema politico e istituzionale che sembra confezionato su misura per impedire l'ascesa di una nuova personalità e l'affermazione di una nuova prospettiva". Basta questo per inquadrare in poche parole il libro “Un paese senza leader – storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi” (pubblicato il 15 febbraio da Longanesi) scritto da Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera. Mai titolo fu più profetico. Fontana denuncia il vuoto di leadership che affligge il Belpaese in questi anni. Una denuncia che si rivela ancora più attuale di fronte all’odierno impantanamento dei partiti e delle coalizioni nel tentativo di costituire un governo. Il libro di Fontana è stato protagonista, venerdì 27 aprile nella Sala Conferenze del Credito Siciliano di Acireale, dell’incontro organizzato dalla Diocesi di Acireale - primo di tre incontri siciliani seguitio il giorno dopo da Paternò e Catania -, in cui l’autore ha incontrato il vescovo S.E.R Mons. Antonino Raspanti.

Una conversazione, condotta e moderata dal giornalista paternese Salvo Fallica (collaboratore del Corriere), in cui il direttore del CorSera, che vanta una conoscenza approfondita degli ultimi 25 anni del panorama politico italiano, ha sottolineato quali sono le tensioni e i motivi che hanno portato il Paese alla crisi contemporanea: partiti sgretolati, gruppi politici allo sbando e leader che nel giro di pochi mesi compiono un’inarrestabile ascesa e una rovinosa caduta.

Da sinistra mons. Antonino Raspanti, Salvo Fallica e Luciano Fontana

«Tutto quello – spiega Fontana - che era avvenuto durante la scorsa legislatura puntava purtroppo proprio in questa direzione. Anzi, devo ammettere che a due mesi dalle elezioni è ancora peggio di ogni possibile previsione, con un sistema elettorale progettato scientificamente per creare il caos e con i partiti e le coalizioni che rivendicano il successo come si fosse trattato di una vittoria maggioritaria. Ho molti timori che tutto ora converga verso il ritorno alle urne. C’è troppa rigidità e non c’è consapevolezza che in un sistema proporzionale bisognerebbe ragionare, condividere punti e fare anche compromessi, ovviamente nobili, per trovare accordi stabili per il Paese. Se si continua a pensare solo “ho vinto io e governo io alle mie condizioni, pur non avendo i numeri”, si arriverà all’intervento del Presidente Sergio Mattarella, ma di certo non ci sarà una legislatura che potrà durare 5 anni».

Uno stallo dovuto al crollo, in questi 25 anni della Seconda Repubblica, di tutti i tradizionali fronti politici: dagli errori della sinistra e la scissione del PD alla temporanea caduta di Berlusconi, la sua rinascita e le nuove spinte del Centrodestra; dall’irrompere sulla scena dei nuovi esponenti del M5S alla svolta nazionalista della Lega Nord. Viene fuori il ritratto di un Paese in cui probabilmente l’ultimo che potrebbe davvero fregiarsi del nome di leader, secondo Luciano Fontana, è stato Romano Prodi.

Un altro momento dell'incontro

«Nella fase in cui progettò l’ingresso nell’euro – spiega il giornalista e scrittore frusinate – Romano Prodi riuscì davvero a far vivere quel processo come una missione nazionale, in cui era forte l’orgoglio di portare l’Italia nei Paesi in testa alla nuova Unione. Mi sento di dire che è stata l’ultima impresa degna di un leader. Dopodiché nel libro cito esplicitamente Alcide De Gasperi come l’unico grande leader che questo Paese ha avuto, perché capace di risollevare un Paese dalla guerra, di avviare la ricostruzione e saperlo fare in un contesto internazionale complicato. Ci sono stati altri leader carismatici, ognuno per la propria parte politica, come Berlinguer e Moro, ma di certo, di quel livello, non ne esistono più».

«E questo perché un leader - gli fa eco monsignor Raspanti - è colui che ha un progetto ed è capace di far riconoscere la maggioranza del popolo in quel progetto e nelle strategie da mettere in pratica per raggiungere un obiettivo. Mancano personalità che riescano ad essere guide nei quali i cittadini si riconoscono. La crisi investe la forma tradizionale dell’organizzazione partitica, perché i nuovi leader si basano sul consenso ottenuto direttamente dal contatto popolare».

Luciano Fontana si chiede se sia possibile ricostruire una classe dirigente all’altezza della situazione con un leader che sappia eliminare odi e rivalità per mettersi davvero al servizio del nostro Paese. Una figura carismatica e preparata. Caratteristiche che, come sottolinea monsignor Raspanti anche per i laici e non credenti, non possono non essere riconosciute a Papa Francesco.

Gremita la sala conferenze del Credito Siciliano di Acireale per l'incontro

«Sua Santità – dice il vescovo Raspanti – non può non essere considerato come un grande leader e una guida spirituale sia per i cattolici sia per chi non crede. Nelle sue assunzioni di responsabilità verso gli ultimi, l’ambiente, le guerre, chiunque può riconoscersi. Questo non significa che la Chiesa, in questo difficile momento, debba cercare di sostituirsi alla politica. Noi uomini di Chiesa però dobbiamo cercare di creare condizioni e aiutare perché le leadership autorevoli emergano e al limite disinnescare situazioni che alimentino solo illusioni. Dobbiamo essere vigili e non lasciarci strumentalizzare, soprattutto quando i partiti politici, anche opposti, utilizzano i valori cattolici estrapolandone delle parti a piacimento».

Una panoramica piuttosto sconfortante quella che è emersa nei circa 90 minuti di dialogo in cui, tra le domande di Fallica e le osservazioni del vescovo Raspanti, Fontana ha ampiamente sottolineato come di leader che hanno cercato di accentrare il potere su se stessi e di «uomini soli al comando ne abbiamo avuto fin troppi, che poi sono caduti rovinosamente. Un leader è chi ha una visione del Paese, un progetto e sa creare la classe dirigente diffusa che questo progetto è in grado di interpretare e mettere in pratica. Il mio consiglio è quello di abbandonare la logica della politica dell’istante, quella dei like su fb e delle comparsate in tv e di puntare di più sui progetti a lungo termine”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 30 aprile 2018
Aggiornato il 05 maggio 2018 alle 22:47




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