lunedì 22 luglio 2019

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I verdi moschettieri dell'Etna

Natura

Ogni anno sempre più persone vengono per ammirare “a muntagna”, come i siciliani amano definire il Vulcano siciliano, visitare le zone sommitali e fare la conoscenza del ricco patrimonio naturalistico, culturale, storico. Betulla, pino laricio, faggio e ginestra sono quattro specie botaniche uniche, endemiche, a tutela della specificità del Parco dell'Etna


di Giovanni Musumeci

Il 17 marzo 1987 l’Assemblea regionale Siciliana istituiva per legge il primo parco della Sicilia, il Parco dell’Etna. Il Parco si estende su una superficie di 60.000 ettari costellati di numerosi vulcani che nel corso dei millenni hanno “edificato” il complesso vulcanologico dell’Etna. Un territorio caratterizzato da vulcani, grotte, antiche e recenti, colate laviche, un ricco patrimonio boschivo, floreale e faunistico, che con l’istituzione del parco veniva per sempre tutelato, conservato e salvaguardato per essere tramandato alle future generazioni. Un prezioso ed unico “corpo naturale” in continua e costante evoluzione che l’Unesco, il 21 giugno 2013, dichiarava patrimonio dell’umanità. Un meritato riconoscimento per il lavoro fin qui effettuato dall’Ente Parco che ha ulteriormente attratto la curiosità di turisti e trekker e gratificato gli innumerevoli studi scientifici svolti dai ricercatori e scienziati sull’Etna.

Ogni anno sempre più persone, da tutte le parti del mondo, vengono per ammirare “a muntagna”, come noi siciliani amiamo definire l’Etna, visitare le zone sommitali del vulcano e fare la conoscenza del ricco patrimonio naturalistico, culturale, storico, paesaggistico, architettonico del territorio. Percorrere a piedi o in bici i numerosi sentieri del parco immersi in una straordinaria e mutevole natura ancora forse poco conosciuta e per questo stupefacente. Andare alla scoperta, condotti dalla ferrovia Circumetnea, degli antichi borghi carichi di storia e miti che circondano l’Etna, girovagare per strade e vicoli, cortili e palazzi edificati con la nera roccia basaltica. Assaporare frutti unici espressione di una fertile natura sempre così diversa perché diverso è il versante e l’altimetria del vulcano. Scoprire la cultura e le tradizioni delle sue genti, la gastronomia ed i corposi vini che traggono nutrimento dalla natura vulcanica. Un aspetto forse meno evidenziato dai mass media ma diretta conseguenza dell’istituzione del Parco, è la “tutela del patrimonio boschivo e la conservazione e lo sviluppo delle specie floreali”.

Piano dei Grilli, foto di Giovanni Musumeci

Sull’Etna sono presenti essenze vegetali che differiscono dalle altre della stessa specie. Alcune di esse sono arrivate attraverso semi trasportati dal vento, animali o seguendo antiche glaciazioni adattandosi all’ambiente del vulcano o modificando e sviluppando caratteristiche che si differenziano dall’essenza originaria e che troviamo solo in alcune “nicchie ecologiche”

Betulla. Salendo da Milo-Fornazzo, attraverso la strada Mareneve sud, incrociamo a destra, poco prima del rifugio Citelli, un sentiero che conduce ai piedi dei Monti Sartorius. Qui si estende il bianco bosco di betulle, per il colore della liscia corteccia bianca a strisce. Pianta originaria del centro e nord Europa si differenzia dalla originaria Betula alba per delle caratteristiche uniche tale da costituite la varietà di betula aetnensis. Nel comune di Sant’Alfio, nei pressi della chiesetta votiva di contrada Magazzeni, si trova un enorme albero di betulla che a causa dell’età presenta una corteccia più scura che può trarre in inganno.

Betulla etnea, foto Giovanni Musumeci

Pino laricio. La pineta di Linguaglossa è un esteso polmone verde la cui essenza principale è rappresentata dal Pinus Laricio. Nel territorio del bosco Ragabo lungo la strada che sale troviamo a sinistra, in una curva, poco prima di arrivare all’ex villaggio turistico Mareneve, una insegna di legno che ci indica un autentico patriarca: u Zappinazzu. Quest’albero riconducibile all’originario Pino Nero si trova pure in Calabria ed in Corsica ma sull’Etna rappresenta una varietà particolare detta Pinus aetnensis. Le sue dimensioni e l’età sono di tutto rispetto, sulla corteccia sono presenti delle antiche incisioni a lisca di pesce praticate dai boscaioli, retaggio del periodo quando dalla corteccia di questi alberi si estraeva la resina. Il suo curioso nome dialettale è Pinu-di-voscu o Zappinu. A causa delle sue dimensioni è stato modificato in zappinazzu.

U zappinazzu, il pino etneo, foto di Giovanni Musumeci

Foto Giovanni Musumeci

Faggio. Originario del nord Europa il Faggio (Fagus sylvatica) è arrivato al seguito dell’ultima glaciazione e lo troviamo in altre zone della Sicilia, l’Etna rappresenta l’area più a sud d’Europa. Partendo da Fornazzo (Milo), lungo la Mareneve sud in direzione del Rifugio Citelli, poco prima della Grotta dei Ladroni, parte sulla sinistra una strada asfaltata incassata da muri di cemento chiusa da una sbarra che conduce dopo un chilometro all’ombra di faggi e querce alla Casa del fanciullo o dei Parrini. Un’orribile e lungo caseggiato in cemento armato, ormai in rovina, che anticamente in estate ospitava i ragazzi per le vacanze. Poco prima di arrivare alla meta si devia sulla destra per un sentiero che ci conduce ad un stupefacente gruppo di antichi faggi disposti a semicerchio: Trofa Camperi. Al centro si notano i resti dell’albero madre, attorno sono cresciuti i polloni del faggio che hanno raggiunto dimensioni notevoli. Questa estate si è esibito, utilizzando la trofa come quinta teatrale, un quartetto femminile di musica da camera! Il termine “trofa” indica secondo alcuni una conca dove trovava riparo il campiere.

Si può anche fare musica alla Trofa Camperi, foto Giovanni Musumeci

Ginestra. Dalla periferia sud est di Bronte, sale la suggestiva strada in basolato lavico che attraverso le lave dell’eruzione del 1843 arriva al rifugio di Piano dei Grilli (punto escursionismo n°6). Da questo punto, inizia un vasto altopiano puntellato di crateri, il Piano delle Ginestre. Il toponimo indica che l’essenza principale di questo angolo di Etna è rappresentata da una folta popolazione di Genista Aetnensis. Questa pianta dai delicati fiori gialli in realtà è un arbusto che sull’Etna presenta caratteri arborei e può raggiungere i 10 metri di altezza. E’ una specie pioniera, anticamente veniva piantata dai nostri antenati per le sue robuste radici che frantumando la lava preparava il suolo alle altre piante.

Ginestra etnea, foto di Giovanni Musumeci

Betulla, pino laricio, faggio e la ginestra sono quattro specie botaniche uniche, endemiche, dei verdi moschettieri che caratterizzano il Parco e che insieme all’Etna ne hanno decretato l’istituzione.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 14 gennaio 2019
Aggiornato il 17 gennaio 2019 alle 22:17





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