lunedì 25 marzo 2019

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Rossomalpelo: «Indipendenza è pubblicare ciò che merita nei tempi giusti»

Imprese

Sono freschi di terzo titolo - "Vita in frantumi" di Cateno Tempio -, i quattro giovani editori etnei Marco Tomaselli, Giovanni Fazio, Gaetano Schinocca e Rosario Battiato che si sono buttati con entusiasmo e determinazione in questa avventura: «Daremo importanza a chi non ne ha avuta in passato scovando nel frattempo quei giovani autori capaci di attirarci pagina dopo pagina»


di Salvatore Massimo Fazio

Fare imprenditoria, senza chiedere nulla. Perché nel mondo dell'editoria può accadere di sentire: «Dammi 1000 euro e ti pubblico», è un classico e poi tutto finisce. Per fortuna c'è chi riesce a fare impresa editoriale, distribuendo e curando la pubblicità per i propri prodotti e per i propri autori. È la straordinaria storia dei quattro ragazzi di Rossomalpelo edizioni. Nata nella provincia catanese, dove alla frescura della collina si frappone la “parola” del mare d'inverno e degli schiamazzi estivi, la casa editrice che richiama e rende omaggio a Giovanni Verga, che nella provincia ha creato i suoi capolavori più noti, viene registrata da Marco Tomaselli, Giovanni Fazio, Gaetano Schinocca e Rosario Battiato: «E' anche una mossa d'impatto il nome, ci hanno subito riconosciuti» sottolineano i quattro neo-editori. Onesti e stakanovisti sino al midollo. Senza costringere gli autori a rimanere vincolati, ad oggi hanno pubblicato tre libri, i primi due con riferimenti storici e autori non più in vita e hanno sfondato e sono piaciuti. Da qualche giorno le vetrine siciliane ci hanno consegnato il terzo volume della casa editrice etnea con un nome di tutto rispetto, il filosofo Cateno Tempio, che dopo aver portato in giro per l'Italia il suo omaggio a Marco Pantani, adesso decide di raccontarsi, pubblicando per i 4 di Rossomalpelo Vita in frantumi, quasi fosse un titolo che richiami un film di garantito successo!

I ragazzi di Rossomalpelo per la recente festa della Piazza dei Libri a Catania

Chi sono i fondatori di Rossomalpelo?
«Siamo quattro ragazzi – racconta Giovanni Fazio – :Marco, Gaetano, io e Rosario, tutti tra i 31 e i 35 anni e viviamo tutti nel perimetro di Catania, tra Aci Castello, Santa Venerina e San Pietro Clarenza. Rosario e Gaetano hanno studiato per diventar giornalisti – il primo ad esempio scrive per il Quotidiano di Sicilia – mentre io e Marco siamo aspiranti insegnanti».

Da sinistra Giovanni Fazio, Gaetano Schinocca e Marco Tomaselli

Perché in un mercato così vasto fondate una casa editrice?
«L’idea di fondare una casa editrice - continua Giovanni Fazio -, può sembrare una follia per alcuni ma crediamo fortemente in quello fatto negli anni: tutti e quattro abbiamo fatto degli studi che ci hanno portato ad avere lo stimolo, la voglia e i mezzi per poterlo fare. La Sicilia (con Catania nella fattispecie) è un posto perfetto per il nostro obiettivo, che è quello di dare importanza e giusto merito a chi non ne ha avuto in passato per diversi motivi – come ad esempio il Giovan Battista Basile de Lo Cunto de li Cunti, il quale è praticamente ignorato nei libri scolastici – e scovando nel frattempo quei giovani autori capaci di attirarci pagina dopo pagina, senza dover sottostare a logiche di mercato o ad imposizioni dall’alto: questo è essere indipendenti, questo è quello che ci piace fare».

Da sinistra Rosario Battiato, Giovanni Fazio e Gaetano Schinocca

Avete connotazioni politiche? Se si, volete spingervi solo verso determinati colori politici anche se ad oggi è crollata la fiducia verso i "colori" che abbiamo conosciuto nei libri e nella nostalgia di certa frequentazione di associazionismi vari? Negli Anni 70-80-90 si contrapponevano il Fronte delle Gioventù e i Centri Sociali. Dagli anni 2000 in poi non è capito più niente di quanti gruppi politici stanno nascendo dove giovani aderiscono con idee poco chiare.
«Sicuramente siamo connotati ideologicamente - replica Gaetano Schinocca - pertanto non direi politicamente. Penso che bisogna scindere sempre l’ideologia dalla politica, almeno nel senso di partito politico. Nella pratica quotidiana credo che qualunque scelta facciamo noi, intesi come individui, sia politica: nel suo significato filologico, come polis. Come Rossomalpelo ci muoviamo nella consapevolezza di mantenere sempre una coerenza ideologica e in tal verso la pubblicazione de “La Resistenza italiana negata” come prima opera si possa considerare una sorta di manifesto. Indipendenza totale nelle scelte: questo è il nostro, irrinunciabile, presupposto».

Qual è lo scopo della casa editrice Rossomalpelo?
«Quando abbiamo deciso di intraprendere questa nuova avventura, alcuni anni fa - racconta Marco Tomaselli, che raggiungiamo telefonicamente perché dovuto partire con urgenza nel profondo Nord – ci siamo prefissati l’obiettivo di dare forma e sostanza alla nostra passione per i libri, cercando di tradurre in atto un desiderio che fino a quel momento era sempre stato riposto in un cassetto. Fin dalle prime riunioni, quando, per rendere l’idea, non avevamo ancora stabilito il nome del nostro progetto, abbiamo posto le basi per stabilire i nostri scopi, per delineare al meglio i contorni della nostra realtà: dar voce agli scrittori della nostra terra, senza che ciò si traducesse in un limite, è stato senza dubbio uno dei primi pilastri su cui costruire Rossomalpelo; pubblicare opere per il piacere di farlo, ovvero, posto in altri termini, mandare alle stampe dei testi che noi stessi, da lettori, avremmo avuto il piacere di acquistare e leggere; un impegno, quest’ultimo, che può essere mantenuto soltanto anteponendo la qualità alla quantità, infischiandocene, magari, delle case editrici ad alta velocità, in cui si cela spesso l’editoria a pagamento: “ti pubblichiamo qualsiasi cosa purché sia tu a pagare!”. Diventa difficile, in quei casi, far coincidere il proprio impegno con la propria passione. Gli obiettivi, gli scopi sono in fieri, mantenendo fede al proposito di partenza; non sappiamo che forma prenderà Rossomalpelo nel prossimo futuro, con una citazione ardita “codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”»

La maglietta della Librineria di Librino donata a Rossomalpelo edizioni

Perché questo nome? Un omaggio al concittadino Verga?
Incalza Marco Tomaselli: «Il nome non è arrivato subito, sembra uno dei temi più dilettevoli che si possano affrontare, come un dolce a fine pasto, ma in realtà, per una casa editrice, il nome rappresenta la prima chiave d’accesso all’immaginario altrui, se non gira bene è difficile potervi accedere. Oltre a rendere omaggio a Verga, con Rossomalpelo siamo riusciti a trovare un nome di grande impatto comunicativo. Ne abbiamo avuto riscontro con il passare del tempo, durante gli eventi che abbiamo organizzato o alle fiere: “Rossomalpelo? Sì, vi ho sentiti nominare, il nome si ricorda facilmente!”»

Giovanni Verga, autore della novella Rosso Malpelo

Investimento e coerenza, poche pubblicazioni ma di altissimo livello. La stampa vi ha notato? Talvolta la stampa è tristemente pilotata a far notare solo altre creature che vantano dietro nomi di politici che si riciclano in qualunque nuovo gruppo.
«Non credo sia un problema di legami politici - dice Gaetano Schinocca -, non solo almeno. Oggi la stampa, la gente comune, ti conosce solo se sei onnipresente sui social, solo se hai un numero congruo di like che ti danno uno status di persona importante. Inoltre molte case editrici, le più grandi quasi tutte, le piccole alcune, sembrano portare l’idea - sicuramente remunerativa - secondo cui più libri pubblichi, più posto hai sugli scaffali, più è facile che l’occhio di un lettore ti noti. Indipendenza per noi significa anche questo: avere la libertà di pubblicare solo quello che riteniamo meriti e con i tempi giusti. I lettori hanno diritto anche ad avere tra le mani un prodotto di qualità anche dal punto di vista grafico».

Come lavora Rossomalpelo? Di cosa vi occupate singolarmente? Come funziona la distribuzione? L'autore è ben trattato? Molti autori rischiano di finire in case editrici che valgono poco più di nulla, quelle che uccidono la cultura e fanno contratti dove blindano l'autore per 10 anni e pretendono che sia l'autore a pagarsi ufficio stampa e a portare il nome con titoli di catalogo nella stampa nazionale, tramite amicizie giornalistiche.
A questa domanda risponde Giovanni Fazio: «Ognuno di noi quattro sa fare qualsiasi delle mansioni tipiche di una casa editrice. Ovviamente c’è chi è più portato a fare editing, chi è più portato ad usare i social e chi è più portato ad impaginare e a creare le grafiche, ma siamo pressoché intercambiabili. Per quanto riguarda la distribuzione, siamo per il rapporto umano e preferiamo portare (o inviare) noi stessi le opere alle varie librerie: non ci pesa, è più bello e i librai sono sempre felici di parlare di persona del libro con chi il libro l’ha scelto, editato, impaginato e portato alle stampe. Gli autori della Rossomalpelo non pagano un singolo euro né per la stampa, né per la promozione, né per nulla: è una precisazione necessaria, altrimenti non avremmo nemmeno iniziato quest’avventura».

Catania, la Sicilia, la lingua dialettale, il teatro confezionato in un libro, bei colori, bella grafica. Da dove uscite fuori? Quanto tempo ci avete pensato e quanto lavorato?
«Come dicevo prima - continua Fazio -, in realtà, con gli studi che abbiamo fatto e con la nostra passione per i libri e per tutto quello che ne ruota attorno ci è venuto quasi automatico ad un certo punto pensare alla creazione di una casa editrice indipendente all’interno di un contesto già ricco ed interessante come quello catanese. Ci abbiamo pensato in realtà praticamente poco, un paio d’incontri ed è nata la Rossomalpelo. La cosa più estenuante, vuoi per la nostra inesperienza iniziale in materia, vuoi per la nostra idiosincrasia verso fogli e fascicoli che non siano le cartelle di un manoscritto, è stata tutta la trafila burocratica che per la realizzazione della casa editrice. Superato quello, il resto è stato piacevole, tra riunioni, realizzazione del primo libro e promozione».

Rispetto ai due libri sino ad oggi pubblicati, vi riponete di cambiare regime?
Fazio: «No, pensiamo che il nostro modus operandi sia perfetto per una casa editrice nata da poco. Come hanno già detto Marco e Gaetano, meglio fare le cose bene e con i tempi giusti, piuttosto che farle di fretta e male».

Il pubblico, come ha risposto?
«Dei primi due libri, siamo alla seconda ristampa - replica Fazio -. Non abbiamo una tiratura paragonabile alle grandi case editrici, ma a livello regionale, abbiamo avuto ottimi riscontri e contiamo di allargarci un po' con i prossimi lavori. Riguardo la distribuzione siamo autonomi, facciamo tutto noi per il momento».

A proposito di titoli, il vostro ultimo si scosta dai due precedenti storici. Cateno Tempio, intellettuale filosofo della provincia ennese, fondatore del blog Sitosophia, da qualche giorno nelle vetrine di diverse librerie siciliane...
«Una scommessa per un autore, che si è già imposto all'attenzione del pubblico nazionale e che giovedì 27 dicembre, alle ore 18, esordirà nella rassegna Shot Stories – Libri da leggere al Wine Bar Città Vecchia di Catania, dove ogni anno vengono proposte altezze letterarie ed editoriali, miscelate con novelli».

Sorride Giovanni, più timidi ma non da meno, appaiono Gaetano e Rosario, neo padre non solo della casa editrice. Marco, che abbiamo raggiunto solo telefonicamente perché per motivi personali è dovuto decollare alla volta del profondo Nord, è un treno di notizie. È certo che questi ragazzi hanno stupito. Si sono lentamente imposti all'attenzione del pubblico siciliano. Adesso ci aspettiamo che vadano per rappresentarci nello Stivale.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 21 dicembre 2018
Aggiornato il 28 gennaio 2019 alle 22:21





Salvatore Massimo Fazio

Nato a Catania nel 1974, scrittore, filosofo e pittore. Si laurea con una tesi di estetica presso l’Università degli Studi di Catania dal titolo “Cioran e Sgalambro: un confronto”. Esordisce nel 2005 con I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza, edito da C.U.E.C.M, un dialogo tra un filosofo, un demiurgo e un uomo di autostrada, elaborato insieme al poeta e scrittore Giovanni Sollima. Nel 2009 esce il racconto Villa Regnante per i tipi di enricofolcieditore. Insonnie, C.U.E.C.M. 2011, è il suo capolavoro indiscusso, strutturato in tre parti nella forma della prosa, della poesia e dell’aforisma, nel quale coinvolge il lettore sulle grandi tematiche etiche ed ontologiche dell’uomo, scarnificandone i concetti precostituiti con un nichilismo definito cognitivo che si scaraventa con smania distruttiva contro la filosofia accademica, la procreazione in un mondo occidentale dove tutto crolla costantemente verso l’edificazione del niente. Nel 2016 viene pubblicato da Bonfirraro Editore, l’addio al nichilismo, omaggiando con suicidio letterario i suoi due maestri, il titolo suscita subito qualche disagio e parecchie polemiche nell’area intellettuale italiana: Regressione suicida, dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro. Gestisce il blog letterario Letto, riletto, recensito


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