Storie «La famiglia Di Lorenzo dei Marchesi del Castelluccio è una delle famiglie aristocratiche più influenti vissute nella Noto Antica, distrutta dal terremoto del 1693, e della città ricostruita più a valle, l'attuale Noto» ricorda Corrado Bonfanti, già due volte sindaco di Noto, che aggiunge alcuni pezzi al mosaico narrato nel docufilm “Poco Noto - Lettere dal Palazzo” di Corrado Rizza, in cui appare
«La famiglia Di Lorenzo dei Marchesi del Castelluccio è una delle famiglie aristocratiche più influenti vissute nella Noto Antica, distrutta dal terremoto del 1693, e della città ricostruita più a valle, l’attuale Noto» ricorda Corrado Bonfanti, già due volte sindaco di Noto, che aggiunge alcuni pezzi al mosaico narrato nel docufilm “Poco Noto – Lettere dal Palazzo. La storia di una famiglia e la rinascita di Palazzo Castelluccio a Noto” di Corrado Rizza, in cui peraltro appare.
Li conosceva?
«Tra i componenti della famiglia, il mio ricordo non può che essere relativamente recente. Il mio caro nonno materno, Santo Pane, nella parte finale della sua vita lavorativa, scelse di fare il mestiere di “autista di piazza”, l’attuale noleggio con conducente. In questa veste, era il preferito del “marchesino” Corrado Antonio Maria Di Lorenzo, l’ultimo marchese del Castelluccio ad abitare il palazzo, che morì nel 1981 all’età di 80 anni, lasciando il palazzo all’Ordine dei Cavalieri di Malta. Era una persona a modo, sempre gentile, di statura molto minuta, rotondetto di corporatura, sempre elegante e sorridente».

Corrado Bonfanti
Cosa ne pensa delle vicende di Palazzo del Castelluccio?
«La posizione del palazzo, la cui costruzione, su progettazione del Gagliardi e Sinatra, risale al 1782, testimonia un arrivo tardivo nella città costruita ex novo, in quanto i siti più prestigiosi, con facciata prospiciente la via principale, furono appannaggio di altri casati. Durante la mia sindacatura e precisamente nel 2011, fu acquistato da Jean Louis Remilleux, facoltoso imprenditore della comunicazione francese, che in occasione di un suo tour in Sicilia si innamorò, un vero colpo di fulmine come da lui più volte riferito, del palazzo, all’epoca fatiscente, maturando la decisione di acquistarlo e ristrutturarlo. I lavori, da lui seguiti direttamente, si protrassero dagli inizi del 2016 alla fine del 2017; nel 2018 con la costituzione della Fondazione del Grand Tour, che fino al 2023 ne ha gestito le attività, il palazzo è stato aperto alla fruizione pubblica, registrando migliaia di visitatori ogni anno. Personalmente sono molto grato a Jean Louis, sia nella qualità di ex sindaco della Città che di semplice netino; la passione, l’entusiasmo e la dedizione con le quali Remilleux ha restituito una anima al palazzo, non trovano pari, consegnando a tutti noi una grandissima lezione di profonda sensibilità e amore per la storia dei nostri luoghi».
E della recente acquisizione del palazzo da parte di Rocco Forte, presidente della nota catena di alberghi di lusso, cosa ne pensa?
«Questo cambia totalmente la prospettiva e toglie un po’ di poesia alla storia fin qui raccontata. Mai esprimere però giudizi affrettati e attendere che questa nuova vita prenda forma e contagi luoghi e persone. Ci sarà sicuramente un periodo di adattamento e di studio critico ma la dimensione internazionale acquisita in questi ultimi decenni dalla città, grazie anche alla condivisione di questa tipologia di sviluppo turistico-culturale oramai pienamente metabolizzato dai residenti, porterà presto ad un rapporto sinergico e collaborativo, realizzando, ne sono sicuro, un perfetto connubio tra la bellezza e l’eleganza della struttura ricettiva e la bellezza, l’eleganza e la eccellente predisposizione all’accoglienza della mia comunità».

Il Palazzo del Castelluccio di Noto
Un legame fra il territorio e i suoi figli che rivive simbolicamente anche con la mostra permanente dedicata al padre di Corrado, il pittore Antonello Rizza, allestita sotto la la sua sindacatura.
«Sì, la mostra è stata inaugurata nel dicembre del 2015 con la presenza dei familiari. Le opere donate dalla moglie, signora Carmela Lo Faro, sono sei quadri acrilico su tela raffiguranti l’universo; alle opere si unisce un video sulla vita artistica del Maestro e un pannello raffigurante le sue incisioni su marmo nero del Belgio utilizzando il bulino, strumento usato già nel quattrocento per intagliare e incidere le superfici spesso sui metalli preziosi. Nella delibera di acquisizione delle opere e allestimento della mostra permanente si leggeva proprio ‘Al fine di mantenere vivo e conservare il rapporto affettivo con la città natale di Antonello Rizza, celebre artista poliedrico e incisore di origine netina, di formazione romana, vissuto tra il 1926 e 2012’».
Lei ha partecipato al docufilm di Rizza, le piace il progetto?
«Non posso che pensarne benissimo, in primo luogo per una vicinanza affettiva e di lungo corso con la famiglia del Maestro. Poi ritengo straordinaria l’idea del caro Corrado di realizzare un docufilm incentrato sulla vita del padre. Non è mai troppo tardi dimostrare amore profondo e rispetto per un’altra persona, specie per un genitore. Corrado Rizza, con la sua prova d’amore mi ha profondamente commosso; collaborare, anche se marginalmente, con lui mi ha generato tanta gioia e trasferito una grande e profonda emozione».



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