venerdì 22 marzo 2019

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Guido Guerrera: «Vi porto in viaggio sulla nave dei sogni di Pupi Avati»

Libri e fumetti

Il giornalista e scrittore messinese è in libreria con "Pupi Avati. La nave dei sogni" (Minerva Edizioni) romanzo biografico sul regista bolognese: «Volevo scrivere una specie di sceneggiatura in cui Pupi e il fratello Antonio, suo produttore, che avevano fatto muovere tanti attori, diventassero essi stessi protagonisti». Il 5 marzo presentazione a Catania e il 7 a Messina


di Salvatore Massimo Fazio

La sua vita è un viaggio, sin da piccolo. Grazie al vino (è anche sommelier) un viaggio dalle terre del sud verso quelle del centro e quelle del nord Italia. Il suo lavoro di giornalista e la sua passione/lavoro di scrittore, lo hanno portato da più parti. Non solo tangibilmente, ma anche col pensiero. I viaggi della mente percorsi su due gambe sarebbe il titolo ideale per una biografia su Guido Guidi Guerrera, messinese di nascita e toscano d'adozione, anche per scelta e necessità: «Avevo 21 anni, - esordisce così Guerrera - mi ero appena separato dalla mia prima moglie e questa cosa turbandomi rischiava di sottrarmi tempo ed energie. Ho scelto la Toscana. La conoscevo, perché mi ci ero trasferito da adolescente, con la mia famiglia a causa del lavoro di mio padre».

Guido Guidi Guerrera, giornalista e scrittore

Guerrera, che riapproda sempre nella sua terra natia, è tornato sugli scaffali con un romanzo, pubblicato per Minerva Edizioni, dal titolo Pupi Avati. La nave dei sogni. Il regista bolognese - in riferimento all'onirico romanzo, scritto da Guerrera, che lo vede "attore" principale - ha dichiarato: «Dovevo aspettare di avere 80 anni, per sapere di essere protagonista di un romanzo. Un bellissimo romanzo».

Pupi Avati e Guerrera a Prato lo scorso 23 febbraio

Sei approdato due anni fa alla Minerva - la casa editrice della famiglia Mugavero, una storia lunghissima la loro nell'editoria italiana - con il libro su Fernanda Pivano e Ernest Hemingway, ed eccoti con un altro romanzo sui fratelli Pupi e Antonio Avati. Cosa ti ha spinto a scrivere di loro nella forma del romanzo biografico?
«Devo essere molto sincero, a me il cinema di Pupi Avati e del fratello Antonio, che nè anche il produttore, piace molto, ma l'idea stavolta non è stata mia. Fu Roberto Mugavero, l'editore, ad averla. Lui per la verità pensava a una biografia in stile classico. Ma considerai subito che di bio e autobiografie ce n'erano già a bizzeffe. Mi misi in testa di scrivere un romanzo biografico, una specie di sceneggiatura in cui quei personaggi che avevano fatto muovere tanti attori, diventassero essi stessi protagonisti. Un'impresa difficile che spero alla fine mi sia riuscita...».

Antonio Avati e Guerrera

… e credo proprio di si, tanto da chiederti perché parte del titolo recita "La nave dei sogni"?
«Ho delineato una dimensione sganciata dai limiti di spazio e tempo, così da lasciare che più storie si fondessero assieme senza l'assillo, spesso noioso, della cronologia. Ma anche perché la nave è la metafora di un viaggio che solo in apparenza finisce in un'America, del resto onirica, ma che invece è destinato a proseguire all'insegna di nuovi sogni».

Non manca, la musica, passione prima di Pupi Avati, nello specifico il jazz. È anche passione tua?
«Ho cominciato a suonare ad orecchio la fisarmonica, una Scandalli a ventiquattro bassi. Avevo quattro anni. Poi a sei ho avuto per regalo un pianoforte di marca austriaca, che era stato restaurato dopo essere rimasto sotto le macerie del terremoto del 1908. Un cimelio, con tasti di vero avorio e con un suono incantevole. Ho studiato per sei anni, poi mi sono lasciato incantare da altre sirene. Ho suonato in un gruppo di ragazzi con i quali sono ancora in contatto, arrivando a vincere una competizione diretta da Enrico Simonetti. Bei tempi!».

Dunque, l'hai praticata. Dove si orientano le tue preferenze?
«Sicuramente la musica classica, Mozart e Chopin in particolare. Amo anche il jazz degli anni 20, il Dixieland. Chi mi appassiona è Goran Bregovich».

Ne La nave dei sogni Tour, i fratelli Avati sono stati presenti in alcune presentazioni.
Quando possono, fatti salvi i loro impegni. Pupi e Antonio sono stati davvero fraterni nei miei confronti e tra di noi si è sviluppato un feeling speciale, una vera amicizia: in realtà ci siamo "annusati" subito ed è stato sempre bello ascoltarli senza mai una interruzione mentre il registratore andava e non si faceva pausa se non per un tramezzino e una birra. Se così non fosse stato probabilmente non sarebbe venuto nulla di buono. Guadagnare stima e apprezzamento da due persone che ammiro è il mio premio».

La tua passione per la ricerca fonda le basi anche nella spiritualità, tant'è che non sei noto soltanto per aver scritto due biografie di Franco Battiato, e altrettanti libri su Hemingway, col quale hai avuto una amica cara in comune, Fernanda “Nanda” Pivano. C'entra questa ricerca con la tua attività di giornalista?
«In parte, dato che ho iniziato prestissimo, subito dopo la maturità classica. Mi hanno assunto in prova al giornale L'Ora di Palermo, presso la redazione di Messina. Lì ho fatto qualche anno di gavetta, occupandomi specialmente di cronaca nera. Poi la Toscana, dove iniziai la mia collaborazione con QN che dura a tutt'oggi, da quasi una trentina d'anni».

Le biografie su Franco Battiato hanno un legame con le ricerche spirituali tue e sue? E un'altra curiosità: è vero che la nascita del primo libro si sviluppò in maniera del tutto anomala, quasi da fan direi?
«Ho incontrato Franco perla prima volta a Firenze nel 1990 al Teatro Verdi. All'epoca scrivevo per Il Giornale dei Misteri, gli chiesi un'intervista. Ero pazzo di quest'artista. Tant'è che con un pizzico di faccia tosta gli chiesi se avesse voluto che scrivessi un libro su di lui. Ne fu entusiasta e nacque così Franco Battiato, un Sufi e la sua musica”, seguito poi da Battiato Another Link”. Non c'è dubbio che la ricerca spirituale ci ha molto uniti tanto che il rapporto si infittì tanto da essere invitato da Franco a delle riunioni su queste tematiche. La nostra è un'amicizia antica intrisa di sicilianità e tanti momenti speciali vissuti assieme».

Franco Battiato e Guerrera a casa del cantautore a Milo

Hai scritto pure diversi libri a contenuto esoterico.
«Ho cominciato, curiosando qua e là sin da adolescente. Da buon scorpione era un po' scritto nel mio dna astrologico. Il mio rapporto con le dottrine esoteriche è stato sempre da osservatore critico. Indagare alla maniera sherlockiana, cercando sempre un nesso per quanto possibile logico. Questo mi ha sempre posto in una posizione off-limits, ma ha alimentato un mio personale percorso».

«Di Hemingway, guido Guerrera è uno tra i maggiori conoscitori, se non addirittura il più preparato in Italia», questo dichiarò Nanda Pivano. Cosa ti affascina di Ernest Hemingway, tanto che appena due anni fa ci sei tornato con un libro che è stato un successo dal titolo “Io e Ernest” dove intrometti prepotentemente anche la tua amicizia con Fernanda Pivano?
«Tutto è cominciato con la lettura di “Fiesta” e poi di “Un'estate pericolosa”, rimasi affascinato per la bellezza scabra ed evocativa della prosa. Da lì, seguì l'esperienza in prima persona di “Papa”, che raccontava nei particolari dei suoi locali preferiti in Spagna. Mi venne così l'idea di fare un viaggio in tutti i luoghi frequentati dallo stesso, spingendomi fino a Cuba. Il libro si intitola "A spasso con Papa Hemingway" ed è stato tradotto all'Avana col titolo "Paseando con Papa Hemingway". Da quel momento la mia passione per il premio Nobel si è consolidata portandomi a frequentare ogni due anni il Coloquio Hemingway dell'Avana in veste di relatore. Un convegno in cui si danno appuntamento i massimi esperti di Papa nel mondo».

Scusa se ci torno, e la tua amicizia con Fernanda Pivano?
«Il mio rapporto con Nanda è nato sul filo dell'amicizia più spontanea e profonda. Lei si è accorta bene del mio amore spassionato per il suo adorato amico Hemingway e mi ha aperto il cuore, arrivando a presentare “A spasso con Papa Hemingway“ alla Rizzoli di Milano. L'ho frequentata per dieci anni e ho avuto da lei continui attestati di amicizia e aperture molto confidenziali che solo dopo la sua morte ho deciso di tradurre nel libro "Io ed Ernest. Pivano-Hemingway sul filo di un amore", pubblicato due anni da Minerva».

Guerrera con Fernanda Pivano

Non ti prendo più tempo, ma l'ultima domanda sulla nostra terra mi necessita farla, il rapporto con la Sicilia, si è modificato?
«Rapporto altalenante direi! Come spesso capita a chi è affetto da sindrome del distacco. Amo profondamente la nostra terra ma ne vedo tutti gli insopportabili difetti che ancora permangono interi da quando me ne sono andato. E' veramente un'isola condannata dalla mentalità "inattiva e prolissa" dei miei conterranei a non cambiare gattopardescamente mai».

Pupi Avati. La nave dei sogni di Guido Guidi Guerrera sarà presentato martedì 5 marzo alle 18 alla Libreria Mondadori di Piazza Roma a Catania (modera Salvatore Massimo Fazio e dialoga con l'autore la scrittrice Carola Elena Pilato ndr) e giovedì 7 marzo alle 18 alla Feltrinelli di Messina (dialoga col l'autore il professore Dario Tomasello ndr).


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 04 marzo 2019





Salvatore Massimo Fazio

Nato a Catania nel 1974, scrittore, filosofo e pittore. Si laurea con una tesi di estetica presso l’Università degli Studi di Catania dal titolo “Cioran e Sgalambro: un confronto”. Esordisce nel 2005 con I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza, edito da C.U.E.C.M, un dialogo tra un filosofo, un demiurgo e un uomo di autostrada, elaborato insieme al poeta e scrittore Giovanni Sollima. Nel 2009 esce il racconto Villa Regnante per i tipi di enricofolcieditore. Insonnie, C.U.E.C.M. 2011, è il suo capolavoro indiscusso, strutturato in tre parti nella forma della prosa, della poesia e dell’aforisma, nel quale coinvolge il lettore sulle grandi tematiche etiche ed ontologiche dell’uomo, scarnificandone i concetti precostituiti con un nichilismo definito cognitivo che si scaraventa con smania distruttiva contro la filosofia accademica, la procreazione in un mondo occidentale dove tutto crolla costantemente verso l’edificazione del niente. Nel 2016 viene pubblicato da Bonfirraro Editore, l’addio al nichilismo, omaggiando con suicidio letterario i suoi due maestri, il titolo suscita subito qualche disagio e parecchie polemiche nell’area intellettuale italiana: Regressione suicida, dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro. Gestisce il blog letterario Letto, riletto, recensito


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