mercoledì 17 luglio 2019

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Puglisi: «Nessun sito siciliano rischia l'esclusione dall'Unesco»

Sicilia antica

Il presidente emerito della Commissione nazionale italiana per l'Unesco, oggi rettore della università Kore di Enna, è categorico: «Purtroppo questo unicum non è adeguatamente valorizzato ma nessun sito rischia». E sui punti di debolezza dei nostri siti: Tranne qualche eccezione, vedi le aree di Palermo e Catania, non vi sono politiche culturali adeguate»


di Salvo Fallica

«La Sicilia ha un immenso patrimonio storico-culturale, una pluralità di beni materiali ed immateriali, come le tradizioni popolari, che è unica al mondo. Purtroppo questo unicum non è adeguatamente valorizzato. Ciononostante nessuno dei siti siciliani dell'Unesco corre il pericolo di essere cancellato. Si tratta solo di voci infondate». Ce lo dice con fermezza il presidente emerito della Commissione nazionale italiana per l'Unesco, Giovanni Puglisi, rettore dell'università Kore di Enna, intellettuale e filosofo, che nel corso di questa nostra intervista ha smontato alcuni luoghi comuni che ciclicamente ritroviamo sui media, come ad esempio la cancellazione di alcuni siti siciliani dell'Unesco dalla lista del patrimonio mondiale dell'umanità.

Giovanni Puglisi

«In Italia quando si parla di calcio sono tutti allenatori, così quando si parla di beni culturali, sono tutti esperti, quando si parla di Unesco sono tutti direttori generali. La verità è chiara ed oggettiva: i siti siciliani non sono in pericolo, né tanto meno corrono il rischio di cancellazione dalla lista dell'Unesco. Non vi è nemmeno il rischio che qualche bene culturale dell'umanità siciliano possa essere inserito nella lista di quelli cosiddetti "in pericolo". Questo non vuol dire che non vi siano problemi, certamente vi sono molte criticità. Ma, ribadisco, nessun sito italiano rischia di essere cancellato, nonostante non manchino problemi di rilievo in alcune realtà del Centro-Nord».

San Giovanni degli Eremiti a Palermo

Quali sono i punti di forza dei siti Unesco in Sicilia?
«I punti di forza sono intrinsechi alla storia medesima dei luoghi ed al fatto che i beni culturali con le loro specificità artistiche, architettoniche, estetiche raccontano una storia unica ed originale. La Sicilia ha visto passare culture di tutti i tipi, queste culture sono passate non come passa Attila, ma creando mutazioni. In Sicilia è straordinaria la sedimentazione di culture. Si pensi al sinolo indivisibile bizantino-arabo-normanno nella Sicilia Occidentale, un unicum storico-culturale ed artistico. Come pure si pensi alla straordinarietà cultural-storica nella Sicilia Orientale del Val Di Noto, questa traccia di barocco che si disperde splendidamente nel territorio. Un fenomeno culturale che è nato da dinamiche di emulazione positiva fra le comunità della Sicilia del Sud-Est, un fenomeno storico-culturale, sociale, antropologico. Espressione di una umanità che tende, attraverso la realizzazione architettonica ed artistica, ad estrinsecare la propria filosofia di vita ed il meglio della sua essenza. Si pensi all'enorme patrimonio dell'epoca classica, alla Sicilia greca e a quella romana. Senza dimenticare le isole che circondano la Sicilia, una ricchezza culturale e storica che va oltre i riconoscimenti dell'Unesco. Un discorso a parte merita l'Etna, che ha avuto un riconoscimento unico nelle liste dell'Unesco, nel senso che è un laboratorio vivente. Non è soltanto un vulcano attivo fra i più importanti del mondo, non è soltanto una peculiarità paesaggistica come altri suggestivi luoghi del globo, non è soltanto una specificità geologica, ma è anche un luogo raccontato da scrittori, filosofi e poeti nei millenni, ed è un grande laboratorio all'aperto di osservazione scientifica».

La cattedreale di Noto dopo il restauro

Dai punti di forza a quelli di debolezza...
«L'elenco sarebbe lungo ma provo a fare una sintesi. Il grande problema è la mancanza di politiche culturali all'interno delle strategie delle realtà locali, dalla Regione siciliana agli enti territoriali. Tranne qualche eccezione (presente soprattutto nelle due principali aeree metropolitane di Palermo e Catania), non vi sono politiche culturali adeguate. La Regione siciliana è in grande ritardo, anzi ha proprio le idee confuse. Si parla di varie emergenze, di rifiuti ed altri temi (tutti importanti) ma non si parla in maniera razionale ed organica di cultura. Certamente il problema non si risolve in un giorno, sono troppe le cose non fatte nel tempo, tante le dimenticanze e gli errori. Occorrerebbe un governo regionale che davvero capisse la potenzialità dei beni culturali. L'isola possiede una rete straordinaria di beni culturali che, se messi a valore accompagnati da una politica turistica adeguata, sarebbero una miniera d'oro per la Sicilia sul piano occupazionale e sul piano delle infrastrutture turistico-alberghiere».

La valle dei templi di Agrigento sito Unesco dal 1997

I riconoscimenti da parte dell'Unesco hanno influito sull'aumento dei flussi turistici nell'isola?
«L'Unesco Italia ha effettuato una ricerca, circa 6-7 anni fa, dalla quale venne fuori che l'iscrizione dei beni culturali nella lista dell'Unesco può incrementare i flussi turistici del 25-30 per cento (dato nazionale). In Sicilia, secondo me, potrebbe anche essere maggiore, ma credo che nella realtà sia minore. In Sicilia il flusso turistico è frenato drammaticamente dalle politiche dei trasporti, dalle infrastrutture della mobilità, dalle infrastrutture dell'accoglienza. Certamente varia da luogo a luogo, vi sono territori siciliani facilmente raggiungibili, vicini agli aeroporti, altri invece difficilmente fruibili. Alcuni siti sono difficilmente raggiungibili sia con le automobili private sia con le autolinee. Io tempo fa, scherzando (ma non troppo), dissi che a coloro che vanno a visitare “La villa romana del Casale” a Piazza Armerina non dovremmo fare pagare il biglietto, ma anzi dare un premio. Peggio ancora per quel che riguarda la Dea di Morgantina: è un'odissea riuscire a raggiungerla. Sempre con ironia dissi al mio amico Francesco Rutelli, che l'ha fatta rientrare in Italia, che se l'avesse lasciata al Getty Museum in America forse l'avrebbero vista milioni di persone ogni anno, ad Aidone probabilmente la vedono 50 mila persone l'anno. Francamente è un peccato».

Villa del Casale, il vestibolo di Polifemo

Tra le sue opere di filosofo ed intellettuale attento alla realtà che ci circonda ha anche pubblicato per Sellerio "Il tempo della crisi". La crisi culturale quanto incide sui destini dell'Italia e della Sicilia in particolare?
«Molto più di quanto appaia. E' proprio dal deficit identitario culturale, dalla mancanza di visione razionale e di ampio respiro, che nascono molti dei problemi contemporanei. Non vi è vero sviluppo senza visioni culturali lungimiranti. La crisi è tempo di scelte, ma bisogna che le classi dirigenti decidano. Non possono rinviare in eterno...».

La vite ad alberello di Pantelleria bene immateriale Unesco dal 2014


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 settembre 2016
Aggiornato il 29 settembre 2016 alle 14:03





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