domenica 15 settembre 2019

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Gabriella Anca Rallo: «Un vino deve essere accattivante dall'etichetta»

Calici & Boccali

La signora Donnafugata è stata l'anima rivoluzionaria dell'azienda vitivinicola che ha creato con il marito Giacomo. E l'artefice, in particolare, di quelle etichette (pluripremiate) con le quali ha dato volto e carattere al design in bottiglia che veicola arte, cultura, sostenibilità ambientale, ma anche profumi, sapori e colori di un'affascinante Sicilia


di Giusy Messina

«Ma è masculu o fimmina? I contadini lo sussurravano tra di loro, pensando che non li sentissi, quando mi vedevano correre su e giù per i campi a sistemare le vigne o i tubi dell’acqua all’occorrenza, con i piedi infilati dentro gli stivaloni di gomma. Con il sole o con la pioggia, io ero lì in mezzo a loro, ed avevano mille dubbi. E, ad essere sincera, era una cosa che mi divertiva tantissimo». E anche adesso se la ride di cuore la signora Donnafugata, al secolo Gabriella Anca Rallo, la pioniera in Sicilia delle Donne del Vino. Ha la tessera numero due di quell’associazione che, nata in Italia nel 1988, a quei tempi contava appena una ventina di socie: «Tutte del Nord – sottolinea - io ero l'unica siciliana a credere che dal nostro lavoro in vigna sarebbe venuto qualcosa di buono».

Gabriella Anca Rallo

E ha avuto ragione. Oggi sono circa 800 le socie che dal Nord al Sud del Belpaese, di cui 24 in Sicilia, si occupano del nettare di Bacco in diversi ambiti.
«Anche le più giovani sono determinate, hanno le idee chiare e con professionalità e passione sanno puntare dritte ai loro obiettivi. Per noi donne imprenditrici del vino in Sicilia è stata una strada tutta in salita - spiega la signora Gabriella - Ma oggi sono orgogliosa di ciò che ho fatto».

Un merito che le è stato riconosciuto anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo scorso 4 novembre l’ha insignita del prestigioso riconoscimento di “Commendatore della Repubblica”, per la promozione del ruolo della donna nell’Isola.
«A dire il vero - aggiunge con pudore - quando ho saputo della notizia, non ci credevo. Mi ha fatto piacere, come anche i premi che ha ricevuto l'azienda che ho costruito insieme a mio marito Giacomo e ai miei figli Antonio e José. Per la qualità dei nostri vini che insieme a quelli di Planeta, Tasca e di tanti altri produttori, hanno segnato una svolta nel mondo enologico siciliano. E non solo».

Gabriella Anca Rallo con i figli Antonio e Josè

Ma a renderla veramente orgogliosa sono i premi, tanti, che ha ricevuto Donnafugata per le sue etichette. Perché è questa donna dal viso attraversato dal tempo con garbo, elegante, colta, che a 39 anni, già madre di due bambini, ha lasciato la sua vita d’insegnante di lingue ed è diventata l’artefice delle etichette di un'azienda che ha avuto il coraggio di dare volto e carattere al design in bottiglia strappandolo all’anonimato, o peggio ancora, alla stigmatizzazione della Sicilia come terra di mafia. Così il linguaggio visivo, pur accattivante ed evocativo, è diventato il segno dell’identità. Fin da subito donna Gabriella ha voluto imprimere, in quella che rappresenta il biglietto da visita dell’azienda, l'audacia e la forza di una scelta, in cui affermare il diritto di “esserci” e di andare controcorrente.

Rivoluzionaria, la piccola ma tosta azienda di Giacomo e Gabriella, è stata uno spartiacque: «Quando con Giacomo decidemmo di rimboccarci le maniche e di imbottigliare il nostro vino – racconta - capii che la nostra comunicazione doveva essere riconoscibile. Il segno distintivo di una scelta che già nella forma doveva attrarre, per poi trovare conferma nel palato. Si doveva sapere che noi siciliani eravamo in grado di produrre vini di qualità».
Nel suo racconto, la macchina del tempo restituisce sensazioni ancora vibranti. «Quando con le nostre bottiglie partecipammo nel 1987 al nostro primo Vinitaly – continua - le aziende siciliane si contavano sulla punta delle dita di una mano. C’erano invece moltissime cantine sociali, e proprio una, per farsi pubblicità, usava l’immagine in etichetta della coppola. Era proprio accanto alla nostra - dice ancora con un fremito di disapprovazione -. I primi anni per noi sono stati difficili. Pochi entravano nel nostro stand, ed i nostri vini non venivano presi adeguatamente in considerazione».

Alcune delle etichette di Donnafugata

Quello di Donnafugata è stato un progetto visionario che condividevano con un pugno di altri illuminati. «Dovemmo faticare per convincere Giacomo Tachis, che era andato in pensione dopo aver lavorato con gli Antinori, a venire in Sicilia e a scommettere sulle potenzialità enologiche di questa terra» racconta Donna Gabriella mentre accarezza con lo sguardo le barrique della sua cantina a Marsala. Racchiude lo scrigno di valori che la famiglia Rallo ha costruito da oltre vent’anni, consolidando nel vino, impegno, ricerca, arte, cultura, sostenibilità ambientale. Ma anche i profumi, i sapori ed i colori di una terra affascinante che, con la complicità artistica di Stefano Vitale, donna Gabriella ha saputo evocare nelle etichette della “donna in fuga”.

«Ricordo ancora il nostro primo incontro, fu un caso. Stefano che viveva a New York con la sua famiglia si trovava in vacanza a Treviso, da mia nipote. Aveva appena finito le illustrazioni di una Bibbia per bambini. Fui folgorata: solo lui avrebbe potuto raccontare l'anima di Donnafugata. Lo invitai in Sicilia per respirarne le luci ed i colori e gli inviai dei libri di storia che parlavano della nostra Isola. Da allora questo rapporto è cresciuto - dice con entusiasmo - E non è facile trasformare un'idea in un'etichetta, perché bisogna raggiungere un perfetto equilibrio tra il messaggio culturale di un territorio e le qualità intrinseche del prodotto vino, frutto di lavoro, impegno, attenzione massima».

Gabriella Anca Rallo in una foto di alcuni anni fa con i figli e il marito Giacomo

Un rapporto “simbiotico quello creato tra l'artista e la famiglia Rallo, che si è evoluto nel corso degli anni legati l’uno all’altra come tralci di vite”, si legge nella prefazione del catalogo della mostra “Inseguendo Donnafugata” ospitata a Milano, a Villa Necchi Campiglio. Le etichette dei vini Donnafugata declinano il passato ed il futuro. Dall’etichetta di Anthìlia, la donna con la chioma bionda al vento, il primo vino dell’azienda prodotto a Contessa Entellina, anima di Donnafugata il cui nome rende omaggio alle antiche origini del paese abitato dagli Elimi a “Fragore”, che già nella vivacità accecante dei suoi colori restituisce la forza dell'Etna, è l'espressione enologica più recente del lungo viaggio di quest’azienda, che ha fatto del dinamismo la sua scelta coerente.

«Appena agli inizi, dovevamo incontrare alcuni clienti - continua donna Gabriella -. L'enotecario ci voleva dissuadere: "Non lo capiscono il vostro vino, pensano che sia un profumo" e ci chiese se veramente eravamo convinti di continuare. A Giacomo dissi "andiamo avanti", e così abbiamo fatto».
Per 52 anni Giacomo e Gabriella hanno condiviso famiglia e lavoro. Galeotto fu il campo da tennis: «Sapeva di questa mia passione e m'invitò a fare una partita. Io 18, lui 22 anni, e da allora non ci siamo più lasciati. Poi lui si dedicava al vino e io, pur non avendo studiato agraria, imparai tutto sul campo. Lasciai la scuola a 39 anni e decisi di seguirlo in questa avventura. Non me ne sono mai pentita. - e come in un sussurro aggiunge - Mi manca tutto di lui. La compagnia, il dialogo continuo, il nostro prenderci cura l'uno dell'altro».

La Barriccaia di Donnafugata

Nel 2016 la morte improvvisa di Giacomo per Donna Gabriella è un duro colpo: «Quando c'era lui andavamo spesso nella nostra casa in campagna a Contessa Entellina che avevo ricostruito ed arredato senza l'aiuto di nessun architetto. Ogni angolo, ogni oggetto parla di me e di lui. Adesso è più difficile. Vengo qui in azienda e seguo i ragazzi nel loro lavoro cercando di non essere troppo invadente - strizza gli occhi, quasi a voler trattenere qualche ricordo che affiora -. Giacomo era sempre impressionato dai nomi che sceglievo per i vini. Gli piaceva molto “Il Mille e una Notte”, perché evocava qualcosa di meraviglioso, ma non riusciva a darsi pace che lui, produttore di vino - sorride divertita - avesse un'azienda con un nome da donna».

E la scelta del nome Donnafugata fu un caso. Appassionata di letture, Gabriella rimase affascinata dalla storia della regina Maria Carolina che per sfuggire a Murat (è lei la donnafugata) durante la breve Repubblica di Napoli (tra il 1812 ed il 1813), dimorò per appena tre mesi a Santa Margherita Belice nella casa di campagna dei marchesi Filangeri Cutò, parenti per parte materna di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del Gattopardo.
Gabriella non esitò a battezzare con quel nome la nuova azienda vinicola fondata con Giacomo nel 1983, nella stessa Valle del Belice a Contessa Entellina, nell’agro di famiglia, alle porte di Palermo.

Ma adesso non c'è tempo per la nostalgia. Per Donna Gabriella c'è un nuovo inizio: la ristrutturazione della cantina a Randazzo, sull'Etna.
«Antonio e Josè vogliono che ad occuparmene sia io - dice con sorriso che spazza via di colpo la tristezza -. Non ho molte alternative, e visto che insistono, devo proprio andare».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 24 maggio 2019
Aggiornato il 31 maggio 2019 alle 20:19





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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