martedì 24 ottobre 2017

martedì 24 ottobre 2017

MENU

Paolo Fresu e Uri Caine, quei dolci minuetti tra Bach e il grande jazz

Recensioni

Originale e avvincente il binomio tra il trombettista sardo e il pianista americano , nella composita performance dal titolo "Two Minuettos"(che riprende l'omonimo titolo del disco uscito a febbraio), svoltasi lo scorso 31 luglio per il 42° Festival Internazionale Notomusica


di Anna Rita Fontana

Originale e avvincente, il binomio del trombettista Paolo Fresu e del pianista americano Uri Caine, nella composita performance dal titolo Two Minuettos (che riprende l'omonimo titolo del disco uscito a febbraio), svoltasi lo scorso 31 luglio per il 42° Festival Internazionale Notomusica che si protrarrà fino al 24 agosto, nel Cortile dei Gesuiti della cittadina barocca, sotto la direzione artistica di Corrado Galzio e Ugo Gennarini. Una platea numerosissima si è prodigata in meritati applausi per due artisti di origine mediterranea- statunitense (rispettivamente della sarda Berchidda e di Filadelfia), per l’omaggio alla grandezza di Johann Sebastian Bach, tra affondi magistrali nella musica antica e nella solarità melodica del genere pop, accanto allo standard jazz: i tre generi che l’eccezionale duo ha convogliato nell’unico appuntamento siciliano, frutto di una tre giorni a Milano al Teatro dell’Elfo, due anni fa, come ha precisato in apertura Paolo Fresu.

Paolo Fresu e Uri Caine

Quanto mai intenso il loro esprimersi, in particolare sul versante tra Sei-Settecento, rivissuto con toni suggestivi nei brani Sì dolce è il tormento di Claudio Monteverdi (dalla sesta raccolta di madrigali che comprende appunto il Quarto scherzo delle ariose vaghezze del 1624, su testo di Carlo Milanuzzi) e Lascia ch’io pianga di Georg Friedrich Handel, dall’opera Rinaldo (del 1711, in una celebre aria per soprano e basso continuo, su versi del poeta Giacomo Rossi). Gli artisti, nel ricreare lo struggimento d’amore delle figure femminili, hanno catturato la platea per sensibilità interpretativa come nell’atmosfera haendeliana di Almirena (vessata dalle richieste del re Argante e dalla prigionia della maga Armida, dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso) che canta i noti versi Lascia ch’io pianga mia cruda sorte, e che sospiri la libertà... divenuti simbolo della sofferenza umana e canto di agognata libertà.

Uri Caine e Paolo Fresu

Autentico strumento di recitazione il flicorno del musicista sardo, flessibile nelle ascensioni madrigalistiche quanto nella tenuta lunghissima del suono pop e nello stuzzicante sincopato in sintonia col virtuosismo accorto di Caine (Cheek to Cheek di Irving Berlin, scritta nel 1935 per Fred Astaire e Ginger Rogers, o in I loves you Porgy di Gershwin), fra le sorprendenti aperture liriche di entrambi in Almeno tu nell’universo, di Maurizio Fabrizio e Bruno Lauzi (nel ricordo della coinvolgente interpretazione di Mia Martini) e nei due brani della compositrice barocca Barbara Strozzi (L’amante bugiardo e La travagliata). Un’atmosfera cangiante, anche nel gioco di luci, accompagnava l’esibizione a piedi scalzi di Fresu, abilissimo quanto Caine a catapultare il pubblico, sempre più rapito, da momenti intimi, sognanti o estrosi, ad atmosfere più chiassose e all’avanguardia, con cluster di forte impatto sonoro e asprezze contemporanee, come si evinceva da Doxy, eseguito sul piano elettrico, di Sonny Rollins, tratto dall’album del 2009 Think, Night in Tunisia (composto da Dizzy Gillespie e Frank Paparelli nel 1942) e la tradizione popolare svedese riveduta in Dear old Stockolm, di Anders Fryxell. Di tutto e di più nell’altissimo dettato del maestro di Eisenach nel Minuetto in sol minore, dove il Bach di tre secoli fa, di nota quadratura e geometria sonora si differenziava grazie all’eclettismo creativo del duo, animandosi di intemperanze jazzistiche con arguta malizia sonora. Ad maiora dunque, non dimenticando questi artisti e la lezione che traggono dal passato, sugli strumenti usati ad hoc per ricordarci, forse, che a lui dobbiamo volgere lo sguardo per vivere al meglio i nuovi orizzonti della musica.

Paolo Fresu e Uri Caine


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 10 agosto 2017
Aggiornato il 18 agosto 2017 alle 19:38





Anna Rita Fontana

Ha compiuto studi umanistici al Liceo classico Cutelli di Catania e di indirizzo estetico-musicologico all’Università di Bologna, in Discipline della Musica. Ha conseguito il Diploma di Pianoforte all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, frequentando poi i corsi di interpretazione pianistica di Jorg Demus, di analisi musicale con Carlo Mosso e di canto gregoriano a Cremona con Nino Albarosa. Dal 2000 è docente di educazione musicale nelle scuole secondarie di primo grado. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato come critico musicale per diverse testate (Giornale di Sicilia, Prospettive, Globus magazine, Sicilia Journal). Oltre SicilyMag.it, attualmente collabora col notiziario on line di musica Bellininews, la rivista I Vespri e la rivista Laòs, notiziario culturale dell’Istituto teologico San Luca.


TI POTREBBE INTERESSARE

Successo a Notomusica per la "piccola" opera di Haendel

Lunghi applausi per "Aci e Galatea", l'opera barocca che il regista Manuel Giliberti ha riproposto a Noto in una genuina ambientazione siciliana fra duttili e corpose screziature timbriche

Noto per una notte è il palcoscenico del belcanto italiano

Applaudito galà lirico al Cortile dei Gesuiti per il Festival Notomusica con il tenore augustano Marcello Giordani e il soprano greco Dimitra Theodossiou che hanno spaziato nell'universo lirico dell'Ottocento italiano del quale hanno offerto momenti emblematici con stupefacente tenuta del suono

E a Siracusa "Le rane" gracidano più forte di Ficarra e Picone

Non sono stati i due noti attori comici palermitani il vero piattoforte della messinscena di Giorgio Barberio Corsetti che chiude il 53° ciclo di rappresentazioni classiche dellInda. Meglio di loro il connubbio tra coro e canto a cappella dei Sei Ottavi, e i due attori, Gabriele Benedetti e Roberto Rustioni, che hanno incarnato la tenzone tra Euripide e Eschilo

Eddie Vedder a Taormina, la gioia del rock libero

Non la dimenticherà facilmente la serata del 26 giugno 2017 il leader dei Pearl Jam giunto in Sicilia per due concerti che chiudono il tour europeo da solo. La magia della musica senza grossi filtri si è unita alla magia del luogo, unico al mondo per lo stretto rapporto che crea fra l'artista e il suo pubblico

A Taormina l'emozionalità di serie dei Placebo è servita

Il tour mondiale del ventennale della band di Brian Molko e Stefan Olsdal è ripreso dalla Perla dello Jonio per la gioia di 4 mila fan giunti anche dall'estero appositamente per l'evento. Tanta classe, tanto talento, tanto rock di qualità per una scaletta di 25 brani che sera per sera, uguale a se stessa, va sul palco dall'inizio del tour

Sicilian Ghost Story, una fiaba nera dalle troppe pretese (mancate)

L'opera seconda dei registi palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, nelle sale dal 18 maggio, narra le vicende di uno dei fatti di cronaca più insostenibili orchestrati da Cosa Nostra, il rapimento e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un collaboratore di giustizia. Le encomiabili intenzioni dei cineasti di rifiutare il manierismo tipico del cinema di mafia però, si scontrano con le legittime ma inespresse ambizioni autoriali