giovedì 23 maggio 2019

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«Con Netith vogliamo creare il polo tecnologico più a Sud d'Europa»

Imprese

L'imprenditore paternese, in piena sinergia con il fratello Salvo, ha dato vita nella sua città a Netith, start-up tecnologica con due anime - un call center avviato ed un nascituro laboratorio tecnologico con incubatore di imprese: «Pur consapevole delle difficoltà del territorio, prima tra tutte quella infrastrutturale, non ho mai avuto dubbi ad investire nella mia terra»


di Salvo Fallica

«Credo nel ruolo fondamentale dell’imprenditore nel mondo sociale. La responsabilità dell’individuo di decidere di fare impresa si riflette direttamente sulla propria famiglia ma anche su tutto il territorio coinvolto. Creare impresa, realizzando ambiziosi progetti, aumenta l’occupazione e crea cultura valorizzando le persone coinvolte». Franz Di Bella, presidente ed amministratore di Netith delinea in tal modo la sua concezione del ruolo di imprenditore.

Il paternese Franz Di Bella assieme ed in piena sinergia con il fratello Salvo ha dato vita a Netith, una start-up tecnologica che in poco più di un anno è diventata una importante realtà imprenditoriale. Nella zona industriale di Paternò dà lavoro a più di 400 persone. Il progetto Netith è composto da due parti: la prima, già realizzata ed in continuo fieri, è fondata sull'attività di call center; la seconda - in fase di partenza - è quella di far nascere un laboratorio tecnologico con incubatore ed acceleratore di imprese. Di Bella spiega: «Vogliamo creare il polo tecnologico più a Sud d'Europa. Partendo dal piccolo ed ispirandoci a grandi realtà, vogliamo continuare a crescere e nel contempo aiutare lo sviluppo di Paternò e del suo ampio territorio. Abbiamo dimostrato che vi sono le competenze e vi sono le risorse umane, le energie e progetti innovativi e concreti».

Da sinistra i fratelli Franz e Salvo Di Bella

E non manca lo sguardo al futuro: «Per essere competitivi sul mercato bisogna continuare ad investire sull'innovazione e la tecnologia, valorizzando sempre le risorse umane. Il nostro è un territorio pieno di talenti, ai quali vanno date opportunità. Il nostro prossimo obiettivo, da realizzare nel giro di un triennio, è giungere a 1000 posti di lavoro. Pur consapevole delle difficoltà del territorio, prima tra tutte quella infrastrutturale, non ho mai avuto dubbi ad investire nella mia terra. Sia io che mio fratello Salvo (entrambi soci di Netith, gruppo industriale controllato dalla Di Bella srl della quale sono azionisti i fratelli Di Bella ed il padre Nino nda), abbiamo mantenuto una forte radice con il territorio».

Qual è la genesi del gruppo Di Bella?
«Abbiamo iniziato a fare impresa nel settore delle costruzioni nel 1997 ed a quell’epoca eravamo tentati dall’iniziare la nostra avventura a Roma che ci presentava maggiori opportunità. Già allora decidemmo di restare in Sicilia pronti a contribuire alla valorizzazione con abnegazione, sacrifici e tutta la nostra passione. Ricordo ancora con grande emozione la prima opera pubblica realizzata: la costruzione della nuova caserma dei carabinieri a Raddusa. Fu veramente una grande emozione realizzarla, non solo perché era la prima opera ma anche per l’importanza della stessa sul territorio sul piano dei valori morali e della sicurezza».

Franz Di Bella

Quali sono stati i passaggi successivi?
«Attraverso una serie di acquisizioni di aziende, in pochi anni ci ritrovammo a gestire un importante portafoglio di opere pubbliche e private costruendo tra l’altro oltre 200 alloggi nel solo periodo 2006-2008. Abbiamo voluto creare nel frattempo anche un patrimonio immobiliare che potesse rendere solido il gruppo Di Bella e nel 2010 decidemmo, tra l’altro, di realizzare appunto nella zona industriale di Paternó, in un'area di circa 20000 metri quadri, due strutture per 2000 metri quadri coperti. Proprio in quest'area sorge oggi Netith. Nel 2017 in queste strutture di nostra proprietà abbiamo deciso di intraprendere questa nuova sfida, di seguire il cambiamento. Una sfida in continuo e positivo divenire».

Ancora una volta ha pesato il vostro legame con il territorio...
«Certamente. Abbiamo deciso di creare le condizioni proprio qui, nel nostro territorio, per convincere importanti aziende nazionali ed internazionali a sposare il progetto ed affidarci servizi nel mondo dell’IT e delle telecomunicazioni. Importante tassello del nostro progetto è stato il coinvolgimento del nostro direttore generale Enrico Vivio. Netith prevede una crescita del progetto in più step. Per il primo step abbiamo messo volutamente in campo le nostre forze per creare l’attività di servizi di customer care che nel più breve tempo possibile ha permesso di creare di pari passo posti di lavoro, ricavi e marginalità e tutto ha funzionato. Oggi Netith vanta oltre 400 persone impiegate nelle varie attività ed ha un 2019 in piena crescita in area contact center ed è pronta al nuovo step di crescita».

Può delineare in maniera specifica qual è il secondo passaggio del vostro progetto?
«La nostra nuova sfida è creare un laboratorio tecnologico, un hub dell’innovazione. E presentare al territorio, entro i primi mesi del 2019 - attraverso un’importante partnership con un’azienda leader a livello internazionale ed in collaborazione con il mondo universitario - un incubatore ed acceleratore di imprese pronto a valutare idee innovative che meritano di essere seguite per creare opportunità di sviluppo. Per creare sviluppo ed aiutare i giovani a seguire modelli positivi, dobbiamo creare le condizioni perché questo avvenga avendo il coraggio di investire e convincere i diffidenti che in questa terra si può».

La sede di Netith a Paternò

Quale sarà l'articolazione strutturale e temporale di questo secondo passaggio?
«Il nostro 2019 prevede un nuovo importante investimento realizzando un ampliamento degli spazi già utilizzati da Netith, per ulteriori 2000 metri quadri di nuovi spazi utili a raggiungere ancora nuovi traguardi di crescita. Il nostro obiettivo è arrivare nel più breve tempo possibile a 1000 persone coinvolte nel progetto Netith. È l’obiettivo del triennio 2019-2021 ma speriamo di raggiungere in tempi molti stretti anche questo risultato. Noi crediamo nelle grandi potenzialità economiche e culturali della Sicilia ed in particolare di Paternò e del mondo etneo. Esiste tanta professionalità, grande abnegazione, senso di appartenenza, voglia di emergere e dimostrare il proprio valore. Vi sono tutte le condizioni per creare impresa in Sicilia alla ricerca dell’eccellenza».

Quanto è importate avere una ambizione positiva e costruttiva nel mondo dell'impresa?
«La sua domanda coglie nel segno, sociologicamente e culturalmente. L'ambizione vista come sguardo aperto al mondo ed al futuro, come volontà di continua crescita, è alla radice della filosofia imprenditoriale. Non bisogna mai fermarsi ma porsi sempre nuovi obiettivi. Noi crediamo nel libero mercato, nel merito, nel talento, nella qualità, nelle idee innovative e concrete. Per creare un progetto imprenditoriale vincente serve ambire ad essere leader di mercato, puntare all'eccellenza. Solamente così si può pensare di vincere una concorrenza sempre più cruenta. L'eccellenza fa la differenza. Bisogna sempre valorizzare i propri dipendenti e collaboratori, farli lavorare al meglio sia sul piano strettamente professionale sia su quello umano. In un'azienda un clima armonico, sinergico, di autentico rispetto, di ascolto reciproco, è fondamentale. Ed è un vero valore aggiunto. Riteniamo anche che l'impresa abbia un ruolo sociale. Una impresa sana, che funziona, che dà lavoro e valorizza le risorse umane aiuta la crescita di una comunità».

Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato nell'investire in Sicilia?
«La Sicilia offre grandi opportunità, di contro esistono diversi problemi fra i quali uno decisamente rilevante è quello dell’arretratezza infrastrutturale. Vi è inoltre il nodo burocrazia, un vero male della nostra regione. Spero che il presidente Nello Musumeci possa fare una riflessione su questo tema ed avviare un processo di cambiamento. Se vogliamo convincere altri a scegliere di investire nel nostro territorio serve dar luce alle realtà positive che emergono, affinché passi il messaggio che nella nostra terra si può fare impresa».

La sede di Netith vista dall'alto con l'Etna alle spalle

Lei è un appassionato della sua terra...
«Ne sono innamorato. Luoghi pieni bellezze e di millenni di storia. Paternò con la sua collina storica dalla vita plurimillenaria rappresenta uno dei simboli storico-culturali ed ambientali della Sicilia. E’ meno nota di altri luoghi ma in realtà è un unicum storico-architettonico-ambientale che va fatto conoscere al mondo. Paternò - così come altri territori etnei - gode anche di un clima mite, un luogo baciato dal sole per molti giorni all'anno. Una città di 50 mila abitanti, un centro urbano circondato dalle campagne di arance rosse, dal quale si può ammirare in tutta la sua imponenza l'Etna. Ed inoltre, essendo vicino a Catania, in poco tempo si raggiungono il mare e tutte le infrastrutture più importanti, in primis aeroporto e porto. Lo sviluppo dei territori è legato alla cultura, all'ambiente ed altri aspetti già citati».

Può raccontarci la sua vita privata?
«Per me e mio fratello i nostri genitori sono un modello di vita. Siamo stati educati con valori etici sani e positivi, anche la nostra dimensione della funzione sociale e culturale dell'impresa viene dalla nostra educazione. E dalle nostre letture. Con mio fratello, come ho già detto, vi è una profonda ed autentica sinergia umana e professionale. Come per ogni individuo anche per un imprenditore la famiglia è importantissima per superare la gestione delle varie fasi turbolente che caratterizzano appunto la vita imprenditoriale. Quanto realizzato specie nell’ultimo anno e mezzo è stato straordinario, ma anche molto faticoso. Lo voglio dire in questa intervista, sicuramente l’appoggio incondizionato di mia moglie Arianna e di mia figlia Giulia è stato fondamentale. E dato che viviamo nell'era della comunicazione le voglio ringraziare anche attraverso il messaggio mediatico».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 28 gennaio 2019
Aggiornato il 04 febbraio 2019 alle 20:48





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