lunedì 25 marzo 2019

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Francesco Cafiso: «Col mio blues l'Etna sputa fuori le ingiustizie del popolo siciliano»

Sugnu sicilianu

Affascina quando un luogo naturale è fonte di ispirazione per l'arte. Affascina di più quando quel luogo è il Vulcano siciliano, e l'artista è il sassofonista di Vittoria, autore del brano "Etna flow" il cui video suggestivo porta la firma di Gian Maria Musarra: «Come io utilizzo il sax per tirar fuori quello che ho dentro, così l’Etna si esprime attraverso i suoi crateri»


di Sergio Mangiameli

Mi incuriosisce quell’uomo che mette un luogo naturale come spinta e riferimento per la sua arte, che poi è il miglior modo possibile di vivere, qualunque vita si possa condurre. Se poi l’uomo è giovane, fa musica come forse nessun altro al mondo nel suo genere e il luogo d’ispirazione sono le sciare di un vulcano, fonte di vita, che hanno più o meno la sua età, non riesco a trattenere le dita sui tasti e nemmeno certe domande. Il luogo è l’Etna e l’uomo è Francesco Cafiso. La clip “Etna flow” girata da Gian Maria Musarra sta mietendo apprezzamenti e numero di visualizzazioni: in poche settimane, oltre 20 mila passaggi su facebook.

Come è venuta, sta cosa? Cos’è l’Etna, per te? Quanto la musica è legata a un luogo?
«Ho sempre amato l'Etna, per la sua potenza, grandezza e carattere. Quest’ultimo mi piace pensarlo come metafora di ciò che di più forte possa identificare il popolo siciliano, quasi come una sorta di blues, di canto liberatorio che gli permette di sputare tutte le ingiustizie, ciò che continua a martoriarlo per poi trasformarlo in vita, nuova linfa. Un vero e proprio processo creativo: così come io utilizzo il sassofono per tirar fuori quello che ho dentro, così l’Etna si esprime attraverso i suoi crateri. Quale simbolo della nostra terra gli ho dedicato un brano, Mons Gibel, dall’antico nome del vulcano, che ho registrato nel 2015 e che fa parte della suite “La banda”. Quindi, quando Musarra mi ha proposto questa affascinante location per il mio video, non ho saputo dire di no. In questo caso mi sono lasciato totalmente ispirare da quel luogo. Il fuoco, che nel video “purtroppo” non è presente in maniera visiva, rappresenta per me un elemento fondamentale della mia musica: è energia, estro, follia, creatività, sfogo. Ecco perché per il video ho deciso di suonare qualcosa del tutto estemporaneo, creato sul momento. Quindi, direi di sì, la musica si ha dentro ma ciò che ci circonda può esserne l'ispirazione».

Francesco Cafiso durante le riprese di Gian Maria Musarra di Etna Flow, foto Roberta Scicali


Viviamo sia nello spazio che nel tempo: cos’è il tempo, come lo definisci? Come ti immagini da vecchio?
«Il tempo è un concetto così indefinito che non si può descrivere. Soprattutto, come fa intendere Cortazar ne “Il Persecutore”, nell’arte il tempo non esiste: tutto è lì nel momento stesso della creazione di un’improvvisazione, di un assolo, il tempo non ha tempo, indefinibile, un’idea astratta. In musica, la mia pulsazione è lo swing e attraverso questo scandire ritmico mi piace l’idea di improvvisare, ma spesso in maniera consapevole, ora sapendo dove andare, ora lasciandomi trasportare dal flusso creativo inconscio. Mi piace divertirmi seriamente, fare le cose con serietà e spirito di gioco allo stesso tempo. Il concetto di play (suonare/giocare in inglese) per me è la chiave di tutto. Da anziano mi immagino esattamente come adesso, un player, felice e libero di vivere della e nella musica per poter sempre creare cose nuove, pronto ad accogliere nuove sfide musicali per crescere come musicista e individuo. Vorrei inoltre dire che nella musica l’età non esiste. S’incontrano sul palco ragazzi e adulti, bambini e anziani, neri e gialli, ma in quel momento la musica ha il potere di annullare ogni colore e dato anagrafico: ciò che conta è la musica. Questo è il vero motivo che mi spinge a rendere onore al tempo che mi viene concesso. Voglio che sia speso bene e che sia di ottima qualità per non poter dire un giorno di aver sprecato una grossa opportunità».

E allora dimmi cos’è la felicità. Se la trovi quando componi o quando suoni, quando ricerchi o quando finisci? Quando conquisti o quando condividi?
«La felicità è individuale, va cercata e costruita quotidianamente. Gesualdo Bufalino in età già avanzata diceva: “e con oggi nella mia vita fanno in tutto sedici minuti di felicità...”. Non è facile essere felice, non farsi influenzare negativamente dalle cose futili, inutili, dal nostro stesso passato e da tutto ciò che di negativo purtroppo ci circonda. Dobbiamo impegnarci costantemente per essere felici e per rendere felici le persone che amiamo, circondarci del bello. Ecco perché l’arte è importante, perché ha la forza di trascendere l’umano e andare oltre, verso, presumibilmente, uno stato di stupore e pienezza. Sono felice quando raggiungo un obiettivo prefissato, quando riesco a spingermi al di là dei miei limiti, quando compongo, quando trovo l'accordo giusto, quando la mia musica arriva dritto al cuore della gente, quando riesco a dare importanza ad ogni attimo, a casa, con gli amici, in amore, quando riesco a dare valore ad una stretta di mano, ad un sorriso, ad un abbraccio, ad un grazie, quando riesco a chiedere scusa. Sono felice quando riesco a condividere me stesso, le mie passioni, con chi mi circonda; sono ancora più felice se allo stesso tempo ricevo un riscontro positivo da chi riceve il mio messaggio. Questa è una grande gratificazione che mi spinge ad andare avanti».

Passione, appunto, e talento. Il secondo non s’insegna, ma può esistere senza la passione, che può far male se non sfocia in un senso di appagamento. Sei sempre stato convinto di diventare Francesco Cafiso? C’è una persona, o più di una, che ha saputo indicarti la strada e credere in te?
«Dal primo giorno in cui ho imbracciato il mio primo sassofono non ho avuto dubbi su cosa volessi fare e chi volessi essere. Me stesso! Perché la musica non è solo la mia passione ma fa parte di me e non potrei fare altro o essere diverso da ciò che sono. Ci sono diverse figure nella mia vita che si sono rivelate fondamentali tasselli del mio puzzle di vita artistica e umana. Molti di loro lo sanno, altri no. Credo che ogni incontro, ogni scambio, possa rappresentare un nuovo passo verso il raggiungimento del proprio obiettivo oltre che della consapevolezza del proprio percorso. Bisogna esserne grati, consapevoli e riconoscenti».

Gian Maria Musarra e le riprese di Etna Flow di Francesco Cafiso, foto Roberta Scicali

Hai poco più della metà dei miei anni. Appartieni alla cultura dei social e vorrei sentire la tua. Il famoso sociologo Bauman, scomparso lo scorso anno, sosteneva che su Facebook si coltiva solo il proprio narcisismo, senza vero dialogo, che significa invece, per l’appunto, scambio di opinioni diverse, anche opposte, per arricchimento personale.
«Ogni mezzo diventa nocivo se non utilizzato con equilibrio, maturità e per il bene collettivo. Questo vale ancora di più per i social, Facebook in particolare. Penso che, purtroppo, nell'era dell'apparenza, della superficialità su più livelli e della disgregazione che stiamo vivendo, non si può negare quanto sostenuto da Bauman. È anche vero, però, che se usato bene, Facebook è un importante mezzo di comunicazione, condivisione e arricchimento. L’intelligenza deve essere alla base di ogni azione».

Amore. Si costruisce o si consuma? I Beatles, poco più di cinquant’anni fa, cantavano che tutto quello che cerchi è l’amore, “All you need is love”. Tu che dici? o che suoni
«Senza amore che mondo sarebbe? L'amore si costruisce, un po’ come la felicità (di cui può esserne la forza generatrice) ogni giorno, ed è il principio di tutto. Tutto è generato dall’amore e senza questa spinta propulsiva, niente avrebbe senso e soprattutto niente potrebbe semplicemente verificarsi».

Il tuo mondo migliore quale potrebbe essere?
«Un mondo fatto solo di buone intenzioni , di cose anche semplici ma vere, di onestà, di solidarietà, di fratellanza. E ancora di buona musica, di qualità, figlia appunto della propria onestà intellettuale e non di mere operazioni commerciali ed orribili tendenze che seguono le logiche del consumismo».

Cafiso fotografato da Paolo Galletta

Cosa canti, se canti, sotto la doccia?
«Ovviamente canto Cafiso! A parte gli scherzi, non voglio sembrare egocentrico, ma soprattutto in questo periodo così intenso per me anche da un punto di vista compositivo, non riesco a non pensare a quello che scrivo in musica, persino sotto la doccia!».

Non dirmi tutti i programmi professionali che hai (magari quelli più prossimi), ma fammi la conta dei desideri umani che ti spingono ad alzarti la mattina.
«Sto lavorando ad un nuovo, grande progetto orchestrale, di cui ho già composto tutti i brani che adesso sto arrangiando in previsione della prossima registrazione. Devo registrare un disco con musicisti americani a New York per un’importante etichetta giapponese, tanti concerti in giro per il mondo e molte altre novità che spero di raccontarvi al più presto. Il mio desiderio riguarda noi tutti ed è l’augurio di essere sempre noi stessi all’interno di questa grande famiglia che si chiama società, liberi di esprimerci al meglio nel rispetto dell’altro, per fare ciò che amiamo con passione e di conseguenza trovare la felicità».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 03 settembre 2018
Aggiornato il 12 settembre 2018 alle 10:43





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