martedì 24 ottobre 2017

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Enzo Indaco: «L'Etna è l'anima della Sicilia»

Arte

Mancava con una mostra nella sua Paternò da 35 anni ed oggi l'artista etneo non nasconde l'emozione nel presentare in anteprima per SicilyMag “Circumnavigazione dell'Etna tra riti e miti”, 15 dipinti che rappresentano i paesaggi e gli emblemi di diversi territori etnei (Paternò, Adrano, Randazzo, Bronte e Linguaglossa), a San Francesco alla Collina dal 14 maggio al 2 luglio


di Salvo Fallica

«L'Etna è l'anima della Sicilia. Il grande vulcano racchiude l'essenza storica di cinquecentomila anni di storia dell'isola. L'Etna è nel nostro Dna”. Con questo incipit, Enzo Indaco, già direttore e presidente dell'Accademia di Belle Arti di Catania, artista autorevole che ha realizzato mostre prestigiose in Italia ed all'estero, sintetizza lo spirito filosofico che anima la sua concezione dei luoghi etnei e dell'intera Isola. Indaco tornato a Paternò con una personale - non esponeva i suoi dipinti nella città ai piedi dell'Etna da oltre 35 anni -, racconta e si racconta in questo dialogo che avviene ancor prima che la mostra sia visibile al pubblico.

Enzo Indaco, foto Salvo Fallica

Sarà fruibile dal 14 maggio (vernice alle 10.30) al 2 luglio, nella suggestiva scenografia di San Francesco alla Collina, originale struttura architettonica di epoca medievale. La mostra di Indaco ha un titolo emblematico “Circumnavigazione dell'Etna tra riti e miti”. Si tratta di 15 dipinti (olio su tela) che rappresentano i paesaggi e gli emblemi di diversi territori etnei: Paternò, Adrano, Randazzo, Bronte e Linguaglossa. Dipinti originali sul piano della rappresentazione e della rielaborazione di luoghi, miti e simboli. Nei dipinti vi è la raffinatezza dello stile di Indaco, efficace, vivido, mai lezioso. Attento ad ogni dettaglio, ad ogni sfumatura.

Enzo Indaco A truvatura, foto di Salvo Fallica

Nell'arte di Indaco vi è creatività genuina e composizione razionale ed illuminata, eleganza delle forme ma non formalismo. Vi è la vita nei quadri di Enzo Indaco, vi è il flusso delle esperienze storiche e quello delle emozioni esistenziali. Ed il tutto si trova in una visione d'insieme animata da una filosofia razionale e dall'adesione alla concretezza delle cose. Vi sono ragione e passione. I miti sono colti nel loro aspetto irrazionale e prelogico ma vengono reinterpretati con maestria razionale, una ragione che coglie il dinamismo dell'esistenza del cosmo.

I riti vengono rappresentati nella loro essenza antropologica, riletti in chiave sui generis. Nelle tele di Indaco vi sono filosofia, storia, antropologia, natura e cultura. Ed anche le tradizioni locali e l'amore per i paesaggi etnei. Amore per l'arte e per la natura si fondono in Indaco, sono un connubio inscindibile. E vi è un altro elemento fondamentale della sua produzione artistica: il sogno. «A me piace la storia, la visione razionale, ma ancor di più piace il sogno. Mi piace la rielaborazione originale, il creare nuovi spazi e dimensioni”.

Enzo Indaco I metallari di Bronte, foto di Salvo Fallica

Mentre ci guida in questa visita in anteprima, Indaco delinea la sua visione dell'arte e del mondo. «Per me l'arte è la vita medesima, non è un luogo astratto, è una dimensione che racconta la vita e la reinterpreta. E profondamente legata all'esistenza ma la reinterpreta in maniera nuova ed originale. L'arte è visione ed emozione. E' racconto ed interpretazione. L'arte è immedesimarsi nella natura per coglierne l'essenza, è rileggere il passato con le proprie emozioni. L'arte è cultura, noi rileggiamo la natura anche attraverso le nostre esperienze, le nostre conoscenze. In questa mostra la natura è il punto di partenza, è l'essenza. Il sogno e la rielaborazione della natura e della vita sono altri aspetti essenziali e fondamentali. Vi sono elementi naturali che fanno la storia. L'Etna è natura e storia, senza i 500 mila anni di vita dell'Etna, questi luoghi non sarebbero tali. La Sicilia senza l'Etna non sarebbe quel che è. Non solo in termini fisici e naturalistici ma anche sul piano culturale, simbolico».

Indaco fa una breve pausa e poi aggiunge: «La Sicilia senza l'Etna, senza la Valle del Simeto, non avrebbe parte della sua grandezza ed originalità. Dirò di più, questi luoghi sono l'anima stessa della Sicilia. Del resto, come hanno dimostrato gli scienziati, la vita è nata dai vulcani. L'Etna è luogo creativo, generativo. E quando parlo dell'Etna non mi riferisco solo al vulcano, alla sommità, penso ai tanti luoghi etnei. L'Etna è un insieme di luoghi e paesaggi».

Enzo Indaco Il cavallo bianco del vescovo di Catania, foto di Salvo Fallica

Veniamo dunque al nucleo centrale della mostra.«Dalla riflessione concreta sull'Etna è nata l'idea della circumnavigazione fra miti e riti. Così nei vari dipinti non vi sono solo splendidi paesaggi ma anche i miti ed i riti delle dimensioni geo-storiche e culturali di Paternò, Adrano, Bronte, Randazzo, Linguaglossa». Vi è un dipinto che racchiude l'essenza di tutta la sua personale a Paternò, ed è la Valle dei Calcidesi. Indaco afferma: «Per tutti è nota come la Valle del Simeto, ma io ho preferito riferirmi al periodo greco, l'origine della nostra civiltà. In questo dipinto vi è la Valle del Simeto, vi è il fiume più grande della Sicilia, vi sono i luoghi dove i greci dopo essere giunti a Naxos, penetrando negli interni dell'isola hanno creato loro importanti insediamenti. Qui ha preso vita la grande fase dei greci in Sicilia, che da Taormina a Siracusa ha avuto un luogo di snodo cruciale nella Valle del Simeto. Si pensi anche all'importanza di Adrano».

La grande letteratura d'epoca classica, i ritrovamenti archeologici, alcune ricostruzioni storiche, sono testimonianze corroboranti della chiave di lettura di Indaco. Ma l'artista va oltre il realismo storico, e con il sogno espresso attraverso i giochi dei colori, i chiari e gli scuri, delinea in maniera metafisica la congiunzione simbolica fra uomini e natura.

Enzo Indaco La valle dei calcidesi

Nel dipinto incentrato sulla visione della valle del Simeto l'Etna diventa un riflesso della luna. Perché l'artista ha scelto come angolo di visione della valle un punto della collina storica che si trova accanto alla Torre Normanna e dà le spalle al vulcano. L'Etna elemento principe della poetica artistica e filosofica che anima questa personale di Indaco viene dunque delineata in maniera diversa e molto suggestiva. In molti dei dipinti esposti a Paternò, l'Etna è vista e raccontata dai luoghi delle comunità già citate.

La circumnavigazione immaginaria dell'Etna per Indaco non poteva che partire da Paternò, anzi dalla collina storica, il luogo che più ha inciso sulla sua formazione umana e storica. Vi sono i suoi ricordi, vi è la comprensione dell'importanza storica dell'Acropoli di Paternò che è uno snodo centrale dell'antica Valle del Simeto.

Enzo Indaco Il giardino di Re Artù

La mostra di Paternò è organizzata dal Cenacolo, associazione culturale locale in collaborazione con il Comune. Qual è il suo rapporto con Paternò? Indaco sorride e spiega: «E' la mia città natia, è un luogo che ho amato ed amo profondamente. E' la città dove vivono due delle mie figlie, Mariella e Flavia. E' la comunità dove sono cresciuto, e che mi ha ispirato». Indaco non nasconde la gioia intellettuale per il suo ritorno in città con una personale. L'ultima sua recente mostra è stata a Zurigo. «Ho lavorato tanto tempo fuori da Paternò, spesso molto lontano in giro per l'Italia e l'estero, ma il mio legame è sempre rimasto forte ed intenso. Così come ho un forte legame con Catania dove invece ho lavorato per tanti anni all'Accademia. Ai giovani dico, viaggiate, formatevi, sapendo che in Sicilia si possono realizzare molte belle cose. Bisogna superare i luoghi comuni ed anche lottare per superare gli ostacoli che esistono. Bisogna sempre costruire la speranza».

Enzo Indaco L'Avo, foto di Salvo Fallica

E la cultura è costruzione concreta di speranza e realizzazione di idee, e nel contempo manifestazione di tracce e segni che possono migliorare le vite dei popoli.

A luglio ad Indaco verrà dato il premio Pirandello per l'arte. Ed aggiunge: «Ad Andrea Camilleri verrà dato quello per la letteratura”. Indaco ce lo racconta con semplicità e con lo stile appassionato che lo contraddistingue, quello di un raffinato cantastorie dell'arte. E gli piace questa nobile definizione che rimanda all'antica Grecia di Omero. Una definizione che piace anche a Camilleri che più volte si è definito un cantastorie o “cuntastorie”.

Enzo Indaco Lo sgherro di Verre, foto di Salvo Fallica


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 13 maggio 2017





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