sabato 15 dicembre 2018

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Elvira Seminara: «Riprendiamoci la "grazia"»

Pensiero

La scrittrice catanese è la rappresentante italiana del "vocabolario europeo" del Festival letterario di Mantova. La parola che ha scelto è "grazia" divulgata il 10 settembre, nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria: «E' l'unico argine contro il becerume intellettuale. Non è una bellezza commerciale, perché è legata allo spirito»


di Salvo Fallica

Le parole e la vita, le parole e le definizioni dei plurimi aspetti del mondo. Si potrebbe sintetizzare in tal modo lo spirito filosofico che anima una originale iniziativa del prestigioso Festival letterario di Mantova, ovvero il “vocabolario europeo”. Ogni anno vien chiesto ad uno scrittore, in rappresentanza del suo Stato, di scegliere una parola della sua lingua per comporre questo speciale “vocabolario”, ispirato da un'idea universale della lingua, un sogno inseguito da molti intellettuali nella storia della cultura occidentale: filosofi, letterati, artisti. Una idea che a Mantova viene realizzata «con vocaboli e concetti di ogni provenienza, nel segno delle differenze e della libertà», come sottolinea la scrittrice Elvira Seminara, la narratrice siculo-catanese di cultura europea, che quest'anno è stata invitata a proporre la parola italiana. Seminara oltre ad essere protagonista di diversi eventi al Festival di Mantova con grandi intellettuali, discuterà del suo libro edito da Einaudi “Atlante degli abiti smessi” (che continua a riscuotere successi notevoli), e presenterà la parola “grazia” il 10 settembre (alle ore 17,30, chiesa di Santa Maria della Vittoria) assieme al linguista Giuseppe Antonelli. Durante lo stesso incontro Sorj Chalandon, dal francese, presenterà: résister ovvero resistere.

La scrittrice Elvira Seminara

Ma qual è la genesi di questa scelta? Qual è il suo profondo significato? Elvira Seminara spiega: «La definirei una intuizione, o meglio una illuminazione, che in realtà unisce l'aspetto emotivo e quello razionale. E vi è anche una dimensione etica. Ho scelto questa parola perché c'è bisogno di grazia, oggi, in questa nostra società brutale e lacerata, ferita da stragi, conflitti etnici, disastri della natura. Penso alla grazia del cielo, come benedizione e conforto, ma anche alla grazia del gesto, intesa come armonia e azione pacificante. Per secoli questa parola ha subito un'ingiusta limitazione lessicale, essendo stata soprattutto usata a designare o invocare piaceri e virtù femminili e domestiche».

Seminara aggiunge: «La grazia come valore estetico è una categoria, e dunque una parola, fortemente connotata di sessismo: per secoli, diciamo dal Quattrocento sino al Sessantotto, la grazia significava compostezza, bellezza quasi inconsapevole delle donne, le quali, non a caso, erano le uniche possibili titolari, e custodi, di questo attributo. Gli uomini dotati di grazia, esclusi forse i ballerini, destavano allarme, fastidio o scherno».

Qual è la sua proposta? «Oggi io propongo alle donne, ma anche agli uomini di buona volontà, di riprenderci dal caos questa parola ormai obsoleta, e rimetterla in vita nella sua pienezza, al di là del suo passato. Perché come ripete la grande Agnes Heller, una persona buona e una buona azione sono belle, producono bellezza. E' una battaglia di pace. La grazia è un argine contro la volgarità, il becerume intellettuale. E' una dote che non si acquista col denaro, col bisturi, con stage e corsi di apprendimento, non è una bellezza commerciabile, imitabile, riproducibile. Perché è legata allo spirito».

Elvira Seminara

Elvira Seminara è vulcanica, esprime le sue idee con entusiasmo, ti trasmette emozioni e sentimenti etici, e anticipa alcuni passaggi della sua definizione della parola “grazia”. «Quando la invochi si chiama miracolo, quando la esprimi vuol dire eleganza, quando fluisce e ti colma, si chiama stato di grazia. Si dice anche di un romanzo, se ti accende: scritto in "stato di grazia". Ma la grazia in realtà non ha stato né paese, perché è in eterno movimento, è il tintinnio dell’aria, la pausa quando preghi, la musica degli astri. E a volerle dare una radice la situeresti in cielo, appunto. Ma la grazia non è radice, semmai corolla, emanazione».

Ed ancora: «Grazia è incanto e incantesimo, perché invisibile. La grazia traspare, non si impone, non grida ma palpita, non ha volume, trapela. Per questo è così difficile riconoscerla, vuole stupore e levità. Ovunque. Negli animali e nelle cose, nelle parole e nel creato. Non può restare a lungo, è un fremito. E’ l’ispirazione, per un artista, più che l’esito. Lampeggia».

L'ultimo libro della Seminara

Nella sua definizione Seminara sviluppa anche una profonda dimensione etica e religiosa, estetica e metafisica: «La pienezza dell’essere, ecco. Sentirsi in flagranza di creato. Per me è questa la grazia. E c’è dentro infatti la gratitudine. L’armonia. E il lavoro speso per raggiungere questa gratuità, che somiglia (lo dice anche Lutero) a un elezione divina».

E non mancano passaggi sulla fisica nucleare, la fisica quantistica: «Grazia è la danza degli elementi, l’ordine-caos dei neutrini”. E' la libertà che supera i vincoli del determinismo-meccanicistico, la grazia è un'armonia interiore (alle cose medesime, parole e cose per citare un celebre filosofo del Novecento), un'armonia che vi è nell'intuizione intellettuale di Seminara ed è ben espressa nella sua elegante, dinamica e fluida scrittura...


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 09 settembre 2016
Aggiornato il 19 settembre 2016 alle 20:37





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