sabato 17 novembre 2018

sabato 17 novembre 2018

MENU

E Aristotele indaga a Siracusa per salvare la memoria di Platone

Libri e fumetti

In "Aristotele e la Casa dei Venti", edito da Sellerio, XI capitolo della saga del filosofo investigatore, la scrittrice canadese Margaret Doody porta il filosofo di Stagira in Sicilia dove deve trovare i documenti che mettono a rischio il ricordo prestigioso di Platone. L'accoglienza, però, in terra sicula è condita da vari delitti


di Salvo Fallica

Un grande filosofo nei panni del “detective” ed il giallo questa volta si svolge in Sicilia. Il filosofo è Aristotele, colei che l'ha trasformato in un risolutore di gialli è la scrittrice canadese Margaret Doody. Il filosofo di Stagira nel ruolo di detective funziona ed ha portato al successo internazionale la Doody, che prima di essere una narratrice è una studiosa classicista, una rigorosa specialista della cultura antica. Nei suoi romanzi l'aspetto storico è ben curato così come quello filosofico. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio è ben delineato con una visione culturale multidisciplinare. In quest'ultimo romanzo, Aristotele e la Casa dei Venti, edito da Sellerio - così come i precedenti 10 romanzi dell'autrice della saga del filosofo detective -, Aristotele si sposta da Atene in Sicilia, dove si trova ad affrontare un caso complesso e delicato, salvare la reputazione del grande Platone. Non mancano i delitti, sia in terra greca che in quella siracusana, Aristotele accompagnato dall'amico Stefanos (un cittadino ateniese e proprietario terriero dinamico, energico ed acuto) si troverà non solo a sciogliere l'intricata matassa dei delitti ma a cercare di evitare che venga distrutta la memoria di Platone.

Aristotele

E', infatti, giunta all'Accademia di Platone, guidata da Senocrate, la lettera di un ignoto autore che è un appello agli amici ed allievi dell'inventore del mondo delle Idee, li invita a recarsi in Sicilia e salvare la sua memoria. La minaccia che grava sulla reputazione di Platone proviene da “riservati e potentissimi documenti, e da alcuni altri oggetti”. Aristotele invitato da Senocrate si reca all'Accademia, e proprio mentre dialoga con lui, giunge il messaggero portatore della lettera. Il punto è che il messaggero viene trovato morto sull'uscio della porta. Lo segue uno strano personaggio che si finge lo schiavo del messaggero. Il romanzo è pieno di colpi di scena, la storia si sposta poi a Siracusa, vero snodo della vicenda. I misteriosi documenti che metterebbero a rischio il ricordo prestigioso di Platone, la sua autorevolezza, si troverebbero proprio in terra siciliana. E sarebbero legati ai suoi famosi viaggi a Siracusa.

La bravura della Doody nel costruire i dialoghi narrativi calandoli nel contesto storico è notevole, altrettanto lo è la sua capacità di far interagire il pensiero filosofico dei personaggi citati con la vita reale - o meglio letteraria -. Ovviamente l'aspetto narrativo del giallo è una invenzione ma l'aderenza al contesto storico-sociale è mirabile.

Margaret Doody

L'Aristotele “detective” colloquia con Senocrate dei viaggi a Siracusa di Platone e spiega: “Tornare in Sicilia fu un'azione nobile, ma probabilmente non la più prudente nella lunga vita di Platone (…). I suoi amici tentarono di dissuaderlo. Senza dubbio aveva un grande sogno. Voleva dimostrare di saper trasformare una vera monarchia nello stato ideale. Di convertire teorie e libri in fatti concreti. E il giovane erede (il figlio di Dionisio, nda), benché non avesse un grande intelletto, aveva qualità che facevano ben sperare”. Ma non fu così. E Senocrate precisa: “Dionisio II era così pieno di hybris che non solo mise le mani sul denaro di suo zio (Dione, nda), ma fece anche arrestare sua moglie Areté, cui Dione era devoto. In realtà, Areté era la sorellastra del giovane Dionisio, ma il re la trattò malamente”. Ma come era vista la Sicilia dai greci? Come un luogo di meravigliose bellezze, ricco, misterioso, ed - of course - “pieno di cospirazioni”.

Platone

Da Atene la storia del romanzo si sposta in Sicilia, in particolare a Siracusa. Ad Ortigia Aristotele e Stefanos vengono accolti da un uomo colto e ricco, Periandro, che prima di condurli nella sua abitazione dice: “Ci allontaniamo dal frastuono e dalla confusione del porto. Apprezzerete la bellezza della nostra isoletta e di Siracusa. Noterete, in periferia, il nostro splendido e ampio teatro. Molto ammirato. E' là che Eschilo ha messo in scena le sue tragedie”. E poi descrive l'Ortigia del tempo: “Laggiù, poco prima di imboccare la strada per raggiungere Siracusa, noterete l'elegante tempio di Apollo. E' vicino casa mia. C'è anche un bel tempio di Artemide, che non è mai stato completato. Leda ha partorito Artemide ad Ortigia, e Apollo a Delo. Non lontano da noi c'è il maestoso tempio di Atena, eretto per celebrare una vittoria sui cartaginesi. Una delle tante che abbiamo ottenuto”.

Periandro nella sua casa di Ortigia mostra ad Aristotele degli oggetti antichi rispetto alla loro epoca, greca. “Ossidiana. Molto tempo fa, molto prima della scrittura e della storia, gli antichi costruivano utensili con questo materiale, trasparente e tagliente. Si trova vicino ai vulcani. L'ossidiana grigia viene da Lipàra, quella nera da vari altri luoghi della Sicilia”. Aristotele e Stefanos partecipano ad un simposio, iniziano a studiare alcuni personaggi della élite siracusana, ma accade un nuovo delitto. Periandro che non ha potuto partecipare alla cena viene trovato morto in una strada semibuia di Ortigia. Il quadro si complica, è evidente che chi ha voluto la presenza di Aristotele in Sicilia gli fa terra bruciata intorno, l'autore della lettera anonima ha predisposto una serie di trappole. Inoltre, gli ateniesi non sono ben visti a Siracusa per ben note ragioni storiche. Anzi, i siracusani non perdono occasione per ricordare la disfatta ateniese della “grande spedizione” durante la Guerra del Pelopponeso, magistralmente raccontata da Tucidide. Aristotele e Stefanos comprendono il peso della storia, le questioni delle identità. Non solo loro sono “forestieri” ma vi è qualcuno che per distruggere la memoria di Platone è pronto a metterli fuori gioco. Comunque, non sono soli, agenti del governo ateniese in incognita li supportano al momento opportuno. Aristotele indaga, tesse la sua tela, inizia ad intuire la verità. La sua non è intuizione platonica ma una ricerca della verità fondata sul metodo della logica (l'autrice con abile capacità scritturale e divulgativa fa emergere le differenze fra Platone ed Aristotele). Nella sua scoperta della verità Aristotele parte dalla realtà che lo circonda, per Aristotele la verità non è nel mondo delle idee (l'iperuranio) perché l'essenza della realtà è unione di forma e materia, la sostanza è sinolo di forma e materia.

Il Teatro Greco di Siracusa

I romanzi della Doody hanno diversi piani di lettura e di complessità, ed hanno il merito di una narrazione scorrevole, avvincente. Per svelare l'intricata vicenda dei delitti tra Grecia e Sicilia e salvare la memoria di Platone, Aristotele “detective” e Stefanos si spostano da Siracusa a Tauromenion, l'antica Taormina. Merita di essere citata la descrizione di questo luogo nel romanzo fatta da Stefanos che la scrittrice utilizza anche come voce narrante: “Tauromenion è una splendida città su una ripida collina. Noleggiammo dei muli per arrivare fin lassù. Vanta un nuovo teatro di cui gli abitanti sono enormemente fieri. Continuavano tutti a indicarcelo. Il porto è molto più in basso. La nostra ricompensa fu una veduta spettacolare del golfo e del Monte Etna, bruno contro il cielo. Il vulcano mi ricordò un po' l'Egitto. Infatti, somiglia a una piramide nera con cocuzzolo bianco di neve in cima, come un uomo dai capelli canuti». Ed ancora: “L'Etna si ergeva arcigna in lontananza davanti a me, quasi a sfidare il mio senso di sicurezza. La splendida montagna scura parlava di cambiamento, minacciava distruzione. Nonostante questo, l'elegantissimo ed artificiale teatro dava l'impressione d'essere stato progettato per durare in eterno”. Il viaggio di Aristotele continua alla ricerca della verità. Ma non sveliamo il finale del viaggio e del giallo, lo scoprirete leggendo il romanzo...


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 08 novembre 2018





TI POTREBBE INTERESSARE

"Sicilia da gustare", la voce amica del mangiar bene

Pubblicata la settima edizione della guida ai migliori ristoranti distribuita in 26mila copie, 318 pagine bilingue, tra immagini, ricette degli chef e consigli, che dà un “assaggio” della cultura enogastronomica delle nove province siciliane con uno sguardo a Malta, quella che il suo ideatore ed editoreCarmelo Pagano definisce «la decima provincia siciliana»

«Racconto la Sicilia misteriosa che cela i più efferati delitti»

Lo scrittore calatino Domenico Seminerio parla de "L'autista di Al Capone", trasposizione romanzata della vicenda vera del messinese Placido Giacobbo, diventato Charles Jakoby negli Usa quando lavorò al servizio del boss mafioso: «Un personaggio emblematico della Sicilia del dopoguerra, delle oscure connessioni al riparo della riconquistata libertà»

Mamme in fuga dall'Italia: «Terra avara di opportunità»

E' uscito il 20 ottobre "Mamme italiane nel mondo" la raccolta di 19 storie di altrettante donne italiane che vivono all'estero e che si sono incontrate su Facebook. Tra loro anche due siciliane: l'avvocato palermitano Manuela Frenna, che oggi vive a Francoforte, e l'alcarese Catia Rossi Channa che da più di 20 anni gira il mondo, con tre figli al seguito

Dentro gli abissi dell'animo umano con Anna Giurickovich Dato

"La figlia femmina", edito da Fazi, il romanzo che ha fatto conoscere la giovane scrittrice catanese, tocca un tema molto delicato e lo fa in maniera provocatoria, il rapporto inquietante tra un padre ed una figlia: «Sono una provocatrice. Ho studiato la psicoanalisi e l'ho fatta per dieci anni. La psicoanalisi è uno dei nodi cruciali della mia attività letteraria»

Federica Raccuglia: «Di padre Pino Puglisi ho privilegiato la comunicazione»

La giornalista palermitana ha pubblicato per i tipi di Edizioni La Zisa "L'uomo del dialogo contro la mafia. La storia di Padre Pino Puglisi" in cui ripercorre le tappe fondamentali della vita del parroco ucciso a Brancaccio attraverso lettere, appunti, inedite registrazioni di incontri e le testimonianze di chi lo ha conosciuto. Giovedì 13 settembre la presentazione a Palermo

Maurizio Molinari: «L'identità nazionale in Sicilia è granitica come lo sguardo di Mattarella»

Per il direttore de La Stampa, autore del saggio Il ritorno delle tribù, sulla frammentazione dei gruppi di potere nel mondo islamico e in Occidente, l'Isola, strategica già militarmente ed ora commercialmente, deve alla componente antimafiosa del suo popolo il dna dello Stato: «L'esperienza nella lotta alla mafia è servita anche nella difesa contro il terrorismo islamico»