giovedì 21 febbraio 2019

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Duilio Giammaria: «La rinascita di Palermo è un buon segno anche per l'Europa»

L'Isola e i media

Il giornalista e conduttore dedica metà del suo programma "Petrolio" di sabato 19 gennaio su Rai Uno a Palermo. Pur non nascondendone le contraddizioni ne racconta le bellezze, ne evidenzia la capacità di accoglienza, ne sottolinea la scelta vincente di puntare sulla cultura. Giammaria: «Un riscatto importante di Palermo e di tutta la Sicilia è possibile»


di Salvo Fallica

«Petrolio mostra ed interpreta i molti volti dell'Italia, le sue plurime bellezze e le contraddizioni. I nostri reportage raccontano con spirito libero e critico le meraviglie storico-monumentali, archeologiche ed architettoniche, naturalistiche e paesaggistiche, ma anche i vari aspetti che non funzionano. Abbiamo dato e diamo molto spazio alla Sicilia che è una metafora dell'Italia». Con questo incipit il giornalista e scrittore Duilio Giammaria, autore e conduttore di Petrolio, delinea la filosofia della trasmissione di successo e di qualità culturale che va in onda su Rai Uno. Sabato 19 gennaio, alle 24, si potrà seguire una puntata incentrata sulla rinascita di Palermo. Un reportage ampio, ben costruito sul piano giornalistico, narrativamente fluido ed intenso, che racconta le bellezze del capoluogo siciliano e ne evidenzia la capacità di accoglienza, la vitalità culturale. Non nasconde le contraddizioni della città, anzi le fa emergere proprio partendo dal Novecento, dal sacco di Palermo. E nel contempo palesa come la città valorizzando il proprio centro storico, riappropriandosene, abbia saputo rinascere. Le scelte politiche degli ultimi anni di puntare sulla cultura, l'impegno della chiesa cattolica, del mondo sociale e del volontariato, la sua storia millenaria piena di bellezze, hanno portato Palermo a diventare “capitale della cultura”.

Duilio Giammaria

Nella trasmissione di sabato19 fra gli intervistati vi sono il sindaco Leoluca Orlando, la fotografa ed artista Letizia Battaglia, esponenti del mondo della chiesa e del volontariato, intellettuali. Ed anche moderni mecenati che hanno investito e stanno investendo restaurando importanti palazzi del centro storico. Con un racconto razionale ed organico Petrolio dimostra che in Sicilia l'accoglienza non è retorica ma realtà concreta. E come la millenaria cultura sincretica dell'Isola abbia posto le basi per farla diventare un modello di integrazione nell'era attuale.

Duilio Giammaria,per la capacità di ricostruire il contesto di un luogo raccontato e l'efficacia sintetica, ricorda l'essenzialità elegante di Enzo Biagi. Nel nostro dialogo tocca molti punti: dalla filosofia di Petrolio legata al dna della bellezza italiana, ai tanti sorprendenti volti della Sicilia.

Qual è stata la genesi di Petrolio?
«L'intuizione è stata quella di raccontare anche i beni culturali nascosti o sottovalutati, di dare voce ad eccellenze culturali, economiche e sociali che rappresentano l'anima di una Italia vivace e positiva sulle quali però non si accendono in maniera adeguata le luci dei riflettori. Questo metodo di raccontare le potenzialità inespresse ci ha permesso nel tempo di illuminare sentieri poco percorsi dalla cronaca giornalistica tout-court. E' nel Dna di Petrolio raccontare realtà nascoste e poco narrate. L'Italia ha bisogno che queste realtà vengano valorizzate al di là del circuito turistico tradizionale: Venezia, Firenze, Roma. Il Sud dell'Italia è pieno di luoghi di bellezza sorprendente, raccontarli è una scoperta continua...».

Il set di Petrolio a Palermo. Clicca sulla foto e guarda la puntata

Qual è la filosofia del giornalismo che ha ispirato ed ispira la tua ampia e prestigiosa carriera professionale?
«Quella di superare le convenzioni e gli stereotipi, quello che gli americani chiamano il mainstream media che spesso è ormai diventato sinonimo di raccontare tutti le stesse cose e non allontanarsi mai dal seminato. Da inviato del Tg1 mi è capitato di realizzare degli speciali, una quindicina in totale, in posti estremi in cui non v'era alcuna notizia di agenzia che mi spingesse lì. Facendo inchieste in diversi continenti del mondo, ho imparato a raccontare luoghi in cui la notizia non era lampante ma dove vi era un enorme non detto e tantissime cose da scoprire ed interpretare. E con questo stesso spirito che io guardo ancora oggi la realtà come autore e conduttore di Petrolio, cercando di esplorare quei territori apparentemente privi di notiziabilità per il racconto televisivo, che invece spesso sono delle autentiche miniere nascoste».

Prima accennavi alla Sicilia come metafora dell'Italia...
«La Sicilia è veramente la metafora dell'Italia, un po' perché è un pezzo importantissimo del nostro Paese, un po' perché nasconde degli straordinari tesori, a volte anche poco conosciuti, e li possiede in una quantità enorme. E poi vi è l'aspetto originale ed altrettanto importante dell'antropologia siciliana, cioè i siciliani sono un popolo intriso di ricchezza umana e culturale, di eleganza, di vera apertura all'accoglienza. Questi aspetti sono il frutto di una lunga storia di stratificazione di civiltà e di culture, che rendono la Sicilia uno dei luoghi più originali ed affascinanti dell'Italia».

Il sindaco Orlando e i bengalesi devoti di Santa Rosalia

Hai dedicato molte puntate alla Sicilia, oltre ad una profonda conoscenza si nota una vera passione. Come è nato il tuo amore per l'Isola?
«Appena l'ho vista mi sono reso conto del fatto che non solo io non la conoscevo bene ma molti italiani avevano molto da scoprire su questa dimensione plurima e ricca di storia, bellezze e cultura. Viaggiando in Sicilia si scoprono sempre cose piene di fascino, e non mi riferisco solo ai grandi beni culturali, al patrimonio dell'Unesco. Vi sono luoghi apparentemente minori di una bellezza mozzafiato. Dai paesaggi originali a beni culturali che si trovano anche nei centri storici delle realtà più piccole. Chiunque attraversi Palermo, Catania, le città di mare e centri storici dell'interno, ne rimane colpito. Scoprire le tante Sicilie è una esperienza unica, vi è una varietà incredibile. La scorsa settimana abbiamo fatto vedere in anteprima lo speciale sulla rinascita di Palermo al sindaco leghista di Treviso che ha partecipato al nostro programma: è stato per me un grande piacere ascoltare le sue parole di entusiastico apprezzamento per le bellezze di Palermo. I luoghi siciliani sono apprezzati anche nel lontano Nord-Est d'Italia ed all'estero».

Come vedi il Sud d'Italia?
«Mi interessa molto uscire fuori dal racconto stereotipato del Sud come terra di difficoltà, di povertà e di degrado. I problemi non mancano ma la struttura sociale con le sue eccellenze e soprattutto la sua storia indicano che è possibile un riscatto molto importante».

Sabato sera, come abbiamo detto, dedicate uno speciale sulla rinascita di Palermo. Puoi spiegare ai lettori il significato e le caratteristiche particolari di questa puntata?
«La puntata è nata anche dall'attenzione che i nostri broadcaster, i nostri partner internazionali, hanno per la Sicilia. Avevano visto il lavoro che avevamo dedicato alla Sicilia come ' Isola del tesoro'. In questa puntata partiamo dal sacco di Palermo e dallo scempio edilizio (fine anni '50-inizio anni '60), raccontiamo come la città sia stata abbandonata al degrado da una politica urbanistica che ha creato quartieri dormitorio e come sia stata ferita ed umiliata dal potere mafioso. Ma Palermo ha saputo reagire sulla scia del lavoro e dell'impegno di tanti servitori dello Stato che hanno sacrificato la loro vita per la lotta per la legalità. Palermo è rinata riappropriandosi del proprio centro storico che è uno dei più belli ed importanti d'Europa. Negli ultimi anni Palermo è rifiorita, le scelte politiche di puntare sulla rinascita culturale, l'impegno del mondo sociale e del volontariato, hanno messo in evidenza che siamo dinanzi ad una delle città storicamente più significative del Mediterraneo e del continente europeo. Riteniamo giusto valorizzare questa rinascita con una puntata di Petrolio e far meglio conoscere Palermo in Italia ed all'estero. La rinascita di Palermo è anche un buon segno per l'Europa, perché storicamente è una delle capitali d'Europa».

Nella trasmissione definite Palermo capitale del Mediterraneo...
«Certo. Palermo è stata un crogiolo di civiltà e culture, incontro fra Occidente ed Oriente, proiettata al centro del Mediterraneo. Tutte le civiltà che si sono succedute non solo hanno lasciato segni di stratificazione culturale in Sicilia ma anche di intelligenza collettiva. I popoli sono felici quando riescono a collegarsi alla propria identità profonda e diventano consapevoli del proprio passato e della propria storia. Il percorso per Palermo e la Sicilia è lungo, ma vi è una direzione positiva. Palermo, così come la Sicilia, è un luogo di accoglienza e di vera integrazione. Un modello per l'Italia e per l'intera Europa».

Avete raccontato più volte le bellezze della Sicilia Orientale, in particolare del Sud-Est da Catania a Noto. Qual è il tuo rapporto con Catania?
« Catania è certamente una delle città più belle e dinamiche d'Italia, una realtà che ha vissuto storicamente periodi difficilissimi ma è sempre rinata. E' una città che si è caratterizzata anche per il suo spirito imprenditoriale, che l'ha fatta diventare sul piano economico una delle realtà più importanti del Sud. Vi è un dinamismo economico, sociale, antropologico. Certamente vi sono fasi molto difficili ma è una realtà che è rinata più volte anche dopo esser stata distrutta da eruzioni e terremoti. Non è una comunità che si arrende, sa stringere i denti e rialzarsi. Catania è anche un polo tecnologico innovativo nella microelettronica. Una città piena di bellezze, di storia, di grandi scrittori ed intellettuali che hanno segnato in positivo la storia d'Italia. La Sicilia del Sud-Est è uno dei luoghi più affascinanti e non solo per la spettacolare bellezza del barocco che caratterizza il mondo etneo, il siracusano ed il ragusano, ma anche per la visione del vulcano e del mar Ionio. L'aspetto paesaggistico è esteticamente straordinario, e non mi riferisco solo a luoghi famosi come Taormina o l'Etna ma ad ogni angolo dell'Isola».

Un panorama di Catania

Hai dedicato un importante reportage alla Dea di Morgantina con un racconto tra l'Ennese e gli Stati Uniti. Quanto è importante sul piano del messaggio culturale?
«La Dea di Morgantina, a parte la sua bellezza intrinseca ed imponente che suscita ammirazione, è per la sua storia - il rientro in Italia dagli Stati Uniti - uno dei simboli della rinascita culturale della Sicilia e dell'Italia. L'Italia ha fatto tanti errori sul piano culturale ma il rientro nel nostro Paese della Dea di Morgantina è un segno tangibile che vi è sempre la possibilità di recuperare e di rimediare agli errori del passato».

Il giornalismo è cultura...
«Il giornalismo è sempre cultura, ne ha bisogno per interpretare i fenomeni che deve raccontare. Altrimenti il giornalismo è semplicemente un racconto immediato ma poco profondo. Senza il contesto le notizie rimangono orfane e dunque meno comprensibili. Il giornalismo privo di interpretazione culturale manca degli strumenti essenziali per raccontare il significato degli avvenimenti e della realtà che ci circonda».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 18 gennaio 2019
Aggiornato il 28 gennaio 2019 alle 18:05





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