sabato 17 novembre 2018

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Dentro gli abissi dell'animo umano con Anna Giurickovich Dato

Libri e fumetti

"La figlia femmina", edito da Fazi, il romanzo che ha fatto conoscere la giovane scrittrice catanese, tocca un tema molto delicato e lo fa in maniera provocatoria, il rapporto inquietante tra un padre ed una figlia: «Sono una provocatrice. Ho studiato la psicoanalisi e l'ho fatta per dieci anni. La psicoanalisi è uno dei nodi cruciali della mia attività letteraria»


di Salvo Fallica

«La Sicilia è per me una dimensione reale e simbolica fondamentale, talmente importante che ho voluto come titolo del mio romanzo La figlia femmina, che ha una natura linguistica tipicamente isolana. La figlia femmina in italiano è una ripetizione, in siciliano invece ha un significato profondo e specifico, racchiude un mondo culturale, narrativo, psicologico, antropologico e sociale».

Anna Giurickovich Dato

Così Anna Giurickovich Dato, una delle più interessanti giovani scrittrici italiane, inizia ad estrinsecare il suo rapporto con la Sicilia, la sua madre terra. Nata a Catania, vive a Roma, il suo legame con l'isola è forte. E’ balzata agli onori delle cronache nazionali con il suo romanzo La figlia femmina edito a inizio 2017 da Fazi, un libro di successo che da subito ha attirato l'attenzione del pubblico dei lettori e dei media. Con questo romanzo la scrittrice siciliana è stata tra i finalisti del recente premio Brancati a Zafferana Etnea.

Quarta da sinistra Anna Giurickovich Dato al recente Premio Brancati

Un romanzo originale ed intenso, che tocca un tema molto delicato e lo fa in maniera provocatoria, il rapporto inquietante tra un padre ed una figlia. La trama del romanzo si snoda tra l'isola sicula ed il Marocco. La fanciulla protagonista del suo romanzo è al centro di una vicenda scabrosa e contraddittoria, l'autrice scava nei meandri dell'animo umano, senza paura nel sondare l'abisso. Stile anticonformista, la sua scrittura non è per nulla rassicurante ma volta a spiazzare. Il suo scopo è quello di scandagliare l'animo umano nelle sue molteplici contraddizioni. Spiega che il nucleo centrale del suo romanzo non è l'ambito delle violenze, delle molestie, ma la complessità della natura umana.

Potremmo dire, riprendendo una terminologia della filosofia esistenzialista, l'ambiguità dell'essere umano, un'ambiguità ontologica e non solo psicologica. La narratrice vuol raccontare, capire e far capire, andando oltre ogni schema mentale, cogliere elementi della natura umana. Non vi è alcun dubbio che il suo è anche un atteggiamento da chi è affascinato dalla psicoanalisi.

La scrittrice e l'edizione tedesca de La figlia femmina uscita il 2 ottobre

È questo uno dei punti nodali della sua attività narrativa?
«La psicoanalisi è uno dei nodi cruciali della mia attività letteraria, ma ancor prima vitale ed esistenziale. Ho studiato la psicoanalisi ed ho fatto 10 anni di psicoanalisi. Una esperienza molto importante. Nel quadro della mia formazione culturale vi sono alcuni interessi fondamentali, la mia passione per gli studi giuridici, in particolare per la criminologia, e la passione per la psicologia. Mi sono trovata a studiare traumi e determinati aspetti psicologici. Mi sono iscritta anche a dei blog che analizzano queste dinamiche. E siccome la scrittura deriva dal proprio retroterra culturale, certamente alla base del mio romanzo vi sono questi interessi. La psicologia è interesse per gli altri e per se stessi, vuol dire analizzare il mondo interiore, vuol dire cercare di comprendere quel che si muove dentro gli atteggiamenti, le pulsioni, la dimensione istintuale e non solo riflessiva dell'essere umano».

Perché ha scelto un tema così forte ed intenso?
«Sono una persona che fa cose molto intense. E dunque mi sono confrontata narrativamente con una storia che spiazza. Inoltre, siccome sono sincera e diretta, aggiungo che sono una provocatrice, è evidente che la letteratura è una dimensione ideale per le provocazioni».

Ovviamente la letteratura è invenzione narrativa, l'aspetto esistenziale degli interessi culturali non vuol dire autobiografia. Fatta questa premessa, cosa ha rappresentato per lei questo libro?
«È stato un importante percorso interiore, un itinerario di crescita. Il libro mi ha portato da un punto A ad un punto B, un movimento in avanti. Certo fa piacere che il romanzo abbia incontrato il gusto dei lettori, ma io ho seguito un percorso culturale interiore. Ed è stata una elaborazione psicologica e culturale complessa ed importante, non solo sul piano della creazione letteraria, della struttura narrativa ma direi sul piano della riflessione soggettiva, personale».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 18 ottobre 2018
Aggiornato il 19 ottobre 2018 alle 21:45





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