martedì 24 ottobre 2017

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David James Lenaz: «Nel mondo della moda c'è più fuffa che denaro»

Fotografia

Il fotografo augustano, scoperto dal critico d'arte Demetrio Paparoni, ha scalato l'olimpo italiano partendo dall'arte contemporanea e approdando al mercato fashion. Oggi è tra i fotografi più amati dalla moda milanese, e a poco più di 40 anni ha già lavorato per i più grandi brand del mondo: da Missoni ad Armani fino a Dsquared, Gucci, Etro, Diesel e Frankie Morello


di Serena Di Stefano

A soli 23 anni ha esposto accanto a Dalì e Picasso in una retrospettiva sul Novecento, e poi si è affermato come uno dei fotografi più amati dalla moda milanese. Per raccontare la sua personalità servirebbe un intero vocabolario o, forse, bastano solo tre parole: sognatore, padre e marito.
Guai a chiamarlo Davide, lui è per tutti David James Lenaz: 42 anni, augustano, con una simpatia da vendere.

Il fotografo augustano David James Lenaz

Mi chiamo David non è solo il suo brand, è la frequenza con cui vive e vede.
«La fotografia per me è sempre stata una delle forme di rappresentazione più nobili e dirette, il modo più sintetico per rappresentare l’infinito», spiega.

David James Lenaz - ph Peltretti

Dal 1997 trapiantato a Milano, ha scalato l’olimpo fotografico italiano. Scoperto dal critico d’arte internazionale Demetrio Paparoni quando giovanissimo studiava Sceneggiatura a Siracusa, Lenaz ha esposto le sue foto in due mostre di Achille Bonito Oliva e, a un passo dalla Biennale di Venezia, ha cambiato strada.
«Ho abbandonato l’arte contemporanea perché volevano trattarmi come un prodotto. Spesso ci si chiede come mai gli artisti si affermino solo dopo la morte. Perché, quando sono in vita, difficilmente scendono a compromessi con il mercato».
Ed è mostrandoci la “A” di “anarchia” che si è auto-tatuato sulla mano a soli 15 anni, che aggiunge: «Quando ho capito che mi stavano comandando, ho scelto la mia libertà».

Raiders, David James Lenaz per D2uno

Dalle gallerie d’arte alle passerelle dell’alta moda il passo è stato breve. Un “mercato”, quello del fashion, che ha portato Lenaz a immortalare i backstage dei più importanti stilisti mondiali: Missoni, Armani, Dsquared, Gucci, Etro, Diesel, Frankie Morello. Ma non è tutto oro quello che luccica...
«Ho capito che anche il fashion fosse in crisi quando nei backstage hanno smesso di servire champagne - dice ridendo - sostituendolo con prosecco e succhi di frutta. Nella moda, ormai, c’è più fuffa che denaro».
La Settimana della Moda, però, resta un’esperienza indimenticabile, forse non solo sotto il profilo artistico.
«Dormivamo due ore a notte – continua - ma, nonostante il sonno e lo stordimento, quando alle 7 del mattino cominciavano le sfilate d’intimo femminile, bastava vedere le modelle per svegliarsi all’istante».

Raiders, David James Lenaz per D2uno

Oggi è padre di Rocco e marito di Marilina. Una sfera, quella familiare, che David preferisce osservare a occhio nudo o immortalare con il cellulare.
«D’altronde, non si può vivere sempre con la macchina fotografica in mano, anche se con loro mi piace molto usare anche la pellicola».
I suoi ultimi lavori sono legati allo studio associato D2uno con cui si è occupato del sito di Luisa Spagnoli e ha immortalato l’atmosfera surreale dell’Africaburn per la rivista Riders. Tuttavia non dimentica Augusta, dove recentemente ha partecipato alla festa urbana “Immaginario ronchi” organizzata dall’associazione culturale SulidArte con una foto scattata ai passanti riuniti in uno storico vicoletto della città portuale.

Passanti in uno storico vicoletto di Augusta - ph David James Lenaz

«Augusta è quello che sono, la mia casa. Purtroppo non posso viverci per le scelte professionali che ho fatto, questo è razzismo geografico! Sono orgoglioso di rappresentare la mia città a 1600 km di distanza. Ciò che mi fa rabbia è assistere alla rovina di un territorio così ricco. Si pensi alle Saline, dove ho scattato alcune tra le mie foto augustane migliori: un gioiello internazionale lasciato al degrado».

Catania - ph David James Lenaz

Se dovesse racchiudere la sua fotografia in una descrizione, David Lenaz sceglierebbe “caravaggesca”. In un incessante gioco di ombre, il suo studio sui tagli di luce è migrato dall’en plein air allo studio, dove oggi cerca di ricostruire la luminosità naturale di cui tanto è stato innamorato in passato. Ciò che non è mai cambiato, invece, è il suo punto di vista.
«L’altezza da cui scatto, il modo di vedere le cose, lo stesso rapporto con le ottiche che prediligo (il 50 mm e il 17 mm), la mia idea di fotografia.».
Quella di David James Lenaz, dalle sue origini istriane (da parte del papà) alla valigia sempre pronta, è una storia che profuma di libertà, estro e sogni. La fotografia di una vita che custodisce le sue radici e regala sorrisi.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 29 giugno 2017
Aggiornato il 10 luglio 2017 alle 11:46





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