Sicilians Disc jockey, produttore discografico, documentarista e scrittore, il netino Corrado Rizza, americano d'adozione da 13 anni, è al lavoro su “Poco Noto - Lettere dal Palazzo. La storia di una famiglia e la rinascita di Palazzo Castelluccio a Noto”, docufilm sugli intrecci di vita tra i marchesi netini Di Lorenzo e la sua famiglia. Un legame sorto, sembra, tra le antiche pareti della dimora nobiliare netina che diventerà un hotel di lusso. Rizza: «Dedico questo lavoro a mio padre che trovò delle lettere che narravano di questi legami»
La voce è sonora, il tono entusiasta e dal timbro dimostra almeno la metà degli anni che poi mi dirà di avere. Sarà forse per la differenza di fuso orario – quando ci sentiamo per l’intervista da noi sono le 15.59 mentre a Miami, dove vive dal 2012, le 9.59 – o per la voglia di raccontarsi, ma il ritmo è serrato, veloce, complice sicuramente anche il suo way of life e la sua professione, che vede collaborazioni musicali con Fiorello e con Jovanotti, quando ancora era Lorenzo Cherubini.
Corrado Rizza, classe ’61, disc jockey, produttore discografico, documentarista e scrittore, cresciuto a Roma ma con origini netine, al patrimonio Unesco dell’Umanità dedica l’ultima sua fatica, attualmente in lavorazione, e intitolata “Poco Noto – Lettere dal Palazzo. La storia di una famiglia e la rinascita di Palazzo Castelluccio a Noto”. Si tratta di un docufilm sugli intrecci di vita tra i marchesi di Lorenzo e la famiglia Rizza. Un legame sorto, sembra, proprio tra le antiche pareti della dimora nobiliare che rappresenta uno dei simboli della città, e che recentemente è stata acquistata da una catena di hotel di lusso, con apertura prevista nel 2026. «Ho voluto dare una rilevanza alla storia della mia famiglia, spesso sentita da bambino – spiega Rizza -. Non c’è nessuna velleità di ottenere titoli nobiliari o altro, ma ho voluto validare questa discendenza con perizie calligrafe su una decina di lettere a firma del marchese, che erano in possesso di mio padre».

Corrado Rizza
La storia è quella della relazione, iniziata nei primi del ‘900, tra il marchese barone Antonino Di Lorenzo e Santina, bisnonna paterna di Rizza, da cui sarebbe nato il nonno, omonimo, Corrado Rizza, il Corraduccio citato nelle missive nobiliari. Un legame mai confermato ufficialmente ma evidenziato dalle lettere che il padre di Rizza, Antonello, trovò in una credenza nel 2004. «Mio padre non c’è più dal 2012, ricorda, era un pittore, vivevamo a Roma e trovò le lettere dopo la morte dei genitori, cercò di fare una ricerca ma erano passati troppi anni e lasciò perdere. All’inizio lo presi in giro, poi ritrovate per casa queste carte, e grazie anche all’influsso di serie come “White Lotus” o “Il Gattopardo”, ho avuto desiderio di realizzare il docufilm».

Il pittore Antonello Rizza, padre di Corrado Rizza
Nonostante non ci siano più eredi né eredità – l’ultimo Di Lorenzo, Corrado Antonino Maria, detto il marchesino, lasciò tutto ai Cavalieri di Malta – Rizza decide di far esaminare le lettere, ottenendo una perizia genealogica dello Studio Araldico di Sebastiano Pasquini, che conferma il legame tra le due famiglie. Nelle lettere si narra di un rapporto di cura, durato dalla nascita del bambino nel 1902, il marchese si occupa infatti del battesimo, al 1947 anno della morte del nobile. Con l’ultima lettera Di Lorenzo manifestò il desiderio di riconoscere Corraduccio, come suo figlio legittimo, riconoscimento poi mai formalizzato, probabilmente per rispetto delle convenzioni sociali dell’epoca.

Antonino Di Lorenzo
Girato in questi ultimi due mesi, il docufilm è in fase avanzata e la sua anteprima è prevista nel 2026, in occasione della riapertura del palazzo che, per l’autore del corto, diventa simbolo di un incontro tra storia e futuro e che è realizzato indagando i segreti di quelle stanze, attraverso immagini degli affreschi, dei pavimenti in ceramica siciliana e delle scale monumentali, che hanno fatto da sfondo a quelle vicende d’amore e conflitti.

Una delle lettere di Antonino Di Lorenzo trovate da Antonello Rizza
«Dedico questo lavoro a mio padre, la cui eredità è celebrata in una sala a lui intitolata con mostra permanente a Palazzo Nicolaci a Noto, allestita nel 2016 per volontà dell’allora sindaco Corrado Bonfanti, che appare anche nel docufilm. Se vogliamo trovare una morale in questa storia è che il talento supera i titoli nobiliari. Mio padre è tornato a pieno titolo nella sua terra d’origine per i suoi meriti artistici e non per altro. È un omaggio anche a Noto: da piccolo mi vergognavo quasi di tornarci in vacanza quando gli altri magari andavano in Sardegna o a Cortina, oggi è uno dei posti più importanti e belli al mondo, dove arrivano personalità internazionali da Madonna a Rocco Forte».
Nonostante viva da 13 anni negli Stati Uniti, scelta fatta quando la discografia italiana subì una grossa flessione, il regista e produttore torna spesso soprattutto a Roma, mentre a Noto è stato pochissime volte, anche se intende andarci molto presto. «Se mi danno la cittadinanza la prendo – dice scherzando, ma non troppo-. Ogni tanto quando penso all’Italia un po’ il magone mi viene, è il Paese più bello del mondo, dalla moda, all’arte, alla musica alla cultura, al modo di essere, per non parlare della nostra sanità pubblica e del senso di appartenenza: in Italia c’è più comunità, in America se sei da solo rischi di finire per strada».

Il portone di Palazzo Castelluccio a Noto
Alla domanda su come è cambiata la vita con il secondo mandato Trump risponde un “no comment” ma subito aggiunge «Io non ho mai vissuto una situazione precaria, ero stato a New York negli anni ’80 e sapevo che per viverci bisognava avere una posizione. Adesso stanno stringendo ancor più la cinghia. Quando poi sono andato a Miami mi sono integrato subito, è la Napoli dell’America, più latina, con ritmi più tranquilli; avevo fatto un’ispezione prima, perché avevamo adottato un bambino e gli volevamo dare un contesto internazionale. Oggi mio figlio ha quasi 19 anni, si sente italiano e americano. Gli ho raccontato la storia della sua trisnonna e vuole venire a Noto».

Corrado Rizza in versione dj
Leggi l’intervista all’ex sindaco di Noto Corrado Bonfanti
I Di Lorenzo e Palazzo Castelluccio nel ricordo dell’ex sindaco di Noto Corrado Bonfanti



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